Thor: The Dark World, il dio della Marvel si fa più serio
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Thor: The Dark World, il dio della Marvel si fa più serio
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Thor: The Dark World, il dio della Marvel si fa più serio

Meno smargiasso e divertente rispetto al primo film, lascia le scene emotivamente più forti al fratellastro Loki

Il dio dei fumetti Marvel, che con il martello squarcia cieli e terra, torna al cinema con Thor: The Dark World, dal 20 novembre nelle sale italiane. 
Alla regia non c'è più il britannico Kenneth Branagh di Thor, ma lo statunitense Alan Taylor, noto soprattutto per aver girato diversi episodi della serie tv Il Trono di Spade
Il cast degli attori è lo stesso del primo film, capitanato dall'ex James Hunt di Rush Chris Hemsworth, con l'aggiunta di Christopher Eccleston che interpreta il nuovo super cattivo Malekith.

Ecco una recensione per punti (più o meno seri) su un sequel meno efficace e divertente dell'originale, seppur quanto basta dinamico e saporito per un discreto intrattenimento.

I pettorali nudi di Thor o lo sguardo tormentato di Loki?
Dopo essere stato impegnato a combattere il fratellastro Loki a New York insieme agli altri supereroi Marvel in The Avengers, Thor è allegramente impegnato a sedare alcuni moti violenti scoppiati in sua assenza nei nove regni. Loki sembra non essere più un problema, intrappolato nelle celle sotterranee di Asgard. 
Ma... può più il torso nudo di Thor, così scolpito e sodo da far arrossire certi marmi greci, o lo sguardo tagliente e infido di Loki? Il biondone con mantello rosso e martello è l'indubbio protagonista, tutto ruota attorno a lui e alle curve del suo cuore. Ma, caro Thor, in quei pochi istanti in cui Loki entra in scena è lui a far vibrare le emozioni, inaspettatamente vince lui in carisma. I momenti emotivamente più alti sono tutti da ricondurre al personaggio interpretato da Tom Hiddleston, al suo odio che non riesce però a soffocare l'amore per la madre adottiva Frigga (Rene Russo). Quando Loki si lascia andare alla rabbia per la perdita, in prigione, è pura commozione. 

Un Thor meno smargiasso, ahinoi
In Thor il nostro supereroe aveva un seducente e accattivante spirito guascone. In The Avengers è stato il primo a replicare all'ironia strabordante di Iron Man. Ma l'amore, accidenti, logora i cuori, pure quelli più spavaldi. Ecco così che in Thor: The Dark World abbiamo a che fare con un dio malinconico e più serio, a volte persino melenso: tutta "colpa" della terrestre già conosciuta nei precedenti film, Jane Foster (Natalie Portman). 
Rispetto al capitolo capostipite il divertimento ne perde. La sceneggiatura cerca comunque di aprire ancora a risate qua e là, talvolta riuscendoci: Thor che sulla Terra appende il martello all'attaccapanni è esilarante. La giovane stagista di Jane, Darcy Lewis (Kat Dennings), è il personaggio comicamente più brillante, anche se a volte è ridondante la brama di assurgerla a traino spassoso. 

Thor, ma non è meglio Sif di Jane?
Odino (Anthony Hopkins), re di Asgard, non capisce perché suo figlio Thor sia attratto da una terrestre, l'astrofisica Jane, piuttosto che da un'asgardiana - e l'allusione a Lady Sif (Jaimie Alexander), abile guerriera e compagna di battaglie di Thor, è tutt'altro che velata -. Di solito disubbidire ai genitori è fattore adrenalinico, ma il personaggio interpretato da Natalie Portman non si lascia molto amare. È un po' piatto e tutt'altro che avvincente: "normale" e terrestre, certo. La loro storia d'amore è così di un romanticismo spento. Approvo le volontà di Odino: Thor, rivaluta Sif. 

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Il personaggio più affascinante è...
Il 3D non è così necessario ma neppure fastidioso. Gli effetti speciali, seppur restituiscano una realtà un po' fredda, non mettono mai in discussione la credibilità della narrazione. Il nuovo cattivo non è più Loki (che nel frattempo però non è diventato buono), ma è Malekith. Vendicativa guida degli elfi scuri, è un malvagio a senso unico, senza le complesse implicazioni interiori di Loki, non ha in sé l'arcano fascino del male. 
Chi è quindi il personaggio più affascinante di Thor: The Dark World? Spesso è nei dettagli che si nasconde la bellezza, e così è un personaggio minore quello che più mi ha rapita: Heimdall (ancora interpretato da Idris Elba), l'onnisciente asgardiano guardiano del ponte Bifröst, i cui occhi sono di un ocra struggente. Può vedere ciò che gli altri non vedono e, come chi è "condannato" a tale dono, deve combattere tra la fedeltà al suo ruolo e la portata delle sue visioni.

Un finale esaltante (e triplo)
Thor: The Dark World per gran parte del suo sviluppo narrativo manca dell'esplosività del primo film ma... ha un finale esaltante, che fa gongolare sulla poltroncina. Attenti però a non uscire dalla sala allo scattare dei titoli di coda. Dietro a essi si nascondono altre due scene di chiusura: Benicio Del Toro vi aspetta...

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