Star Wars: L'ascesa di Skywalker
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Star Wars: L'ascesa di Skywalker, l'epilogo che va alle origini scure di Rey - Recensione

Il personaggio dominato con carisma da Daisy Ridley è l'ago emotivo di un film tra nostalgia e spinta al futuro. Con quell'eterna tenzone tra Forza e lato oscuro

"Non avere mai paura di chi sei", sprona Leia. "Confrontarsi con la paura è il destino dei Jedi", gli fa eco più tardi Luke Skywalker.

Siamo arrivati alla resa dei conti. Il nono capitolo Star Wars: L'ascesa di Skywalker, dal 18 dicembre al cinema, chiude la trilogia sequel della saga di Guerre stellari. Lo fa nel tripudio delle attese ma senza raccogliere il boato emozionato da chiusura epica e travolgente. Spinge al futuro, guardando al passato con nostalgico affetto.


Tra morti che non muoiono (alla Jim Jarmusch), corse affannate verso nuovi pianeti ed ennesime fughe, ritorni da trilogie passate (tipo Lando Calrissian, sempre interpretato da Billy Dee Williams), battaglie finali e situazioni già viste, quello che più emoziona è la battaglia non fisica ma interiore di Rey, personaggio che Daisy Ridley ormai possiede con passione. La cerca-rottami diventata paladina della Resistenza deve scogliere i nodi personali e orientare i destini della galassia lontana lontana. Ecco, quando c'è lei in scena, tutto prende un vibrare diverso: forte, viscerale, caldo. Quando lei non c'è, il resto sembra normale amministrazione "starwariana".

La rinnovata tenzone tra Forza e lato oscuro

Come nel secondo film Star Wars: Gli ultimi Jedi, il capitolo migliore di questa terza trilogia, i momenti più intensi si vivono quando gorgoglia il dilemma tra luce e oscurità, tra la Forza e il lato oscuro.
Rey non sa chi siano i suoi genitori ma c'è chi lo sa: il suo eterno rivale Kylo Ren (Adam Driver). Rey è aspirante Jedi, che il suo passato misterioso e il lato oscuro chiamano a sé allungandole una mano; Kylo Ren ha abbracciato il lato oscuro, ma i ricordi famigliari risvegliano in lui quello che era, Ben Solo, figlio niente meno di Han Solo (Harrison Ford) e Leia (Carrie Fisher), la leader della ribellione all'Impero e ai Sith. 

Kylo Ren la rincorre, come se fosse lui a dover trovare risposte, anziché lei. Sono potenti, sia a livello visivo che a livello emozionale, i duelli a distanza, spada laser contro spada laser, in luoghi lontani ma come se fossero nello stesso posto. Fisicamente distanti, emotivamente uno di fronte l'altro

Proprio in questa tenzone tra Rey e Ren, J.J. Abrams, che sceneggia insieme a Chris Terrio ed è tornato alla regia dopo aver aperto la trilogia con Star Wars: Il risveglio della Forza, si lascia andare - ahinoi - al romanticismo. Qualche romanticone, in sala, lo coglie con tiepidi applausi, altri con dei mugugni. Perché ridurre a romanticume un duello d'anime così teso, fatto di avvicinamenti e respingimenti?

Le new entry più gradite

In ben 141 minuti di intrecci intrecciati e cambi di fronte veloci (che fanno pensare con una certa nostalgia alla semplicità profonda e densa di significati della trilogia originale degli anni '70-'80), c'è spazio anche per alcuni nuovi personaggi secondari variopinti. 

Quello che buca il cuore è Babu Frik. Piccolo alieno peloso che parlocchia in modo strano e non meno simpatico di quello dei Minion della Illumination Entertainment, è un mago in riparazioni e manomissioni di droidi.
Nell'insediamento di Kijimi, in tuta rossa e casco dorato c'è anche la determinata Zorii Bliss (Keri Russell), che ci mette poco a farsi conquistare dal carisma di 
Rey, sopraggiunta insieme ai suoi amici fidati e arcinoti, l'ex stormtrooper del Primo Ordine Finn (John Boyega) e il pilota Poe (Oscar Isaac). 

Carrie Fisher, è sempre un dolore vederla

Carrie Fisher, morta all'improvviso il 27 dicembre 2016, c'è ancora.
L'attrice che ha reso memorabile l'intrepida principessa Leia nella trilogia originale, poi diventata Generale della Resistenza nella trilogia sequel, è stata stroncata da un infarto a 60 anni. 
Eppure la Disney non ha modificato i suoi piani e in Star Wars: L'ascesa di Skywalker Carrie compare ancora, anche in scene importanti e non in semplice frame, grazie alle tecnologie digitali e a sequenze inedite, girate e mai montate, del Risveglio della Forza.

Vederla lì, nella sua contenuta dolcezza, sapendo che invece non c'è più, fa ancora oggi male. 

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