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Cinema

I 10 film italiani più belli del 2015

Dal cinema nostrano non sono arrivate perle cristalline da innamoramenti assoluti. Ma non sono mancate interessanti opere prime, commedie delicate e divertenti, ritorni d'autore commoventi

10) "Short skin - I dolori del giovane Edo"

Le fragilità del sesso "forte" sono protagoniste di Short Skin - I dolori del giovane Edo, opera prima del fiorentino Duccio Chiarini, delicata, schietta e pennellata di soffice umorismo. Protagonista è Edoardo, un diciassettenne interpretato dall'esordiente Matteo Creatini, perfetto coi suoi ricci sognanti e col viso immerso in pensieri lontani. Il giovane soffre di una malformazione al prepuzio che lo rende timido e insicuro con le ragazze. Ne esce un racconto di formazione intimo e profondo, dotato di un propizio tocco di leggerezza.

9) "Suburra" di Stefano Sollima

Roma è cupa e insidiosa, come la pioggia di notte, nel thriller metropolitano tratto dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo. Politica, Vaticano e mafia si intrecciano avvinti da un malcostume che impregna tutto e tutti. Grandi uomini di potere e piccoli, nuovi criminali e vecchi, si muovono pericolosi e coralmente anticipando i fatti di Mafia Capitale. Sollima, già autore di ACAB - All Cops Are Bastards e delle due serie tv Romanzo criminale e Gomorra, ordisce un film di genere popolare e quanto basta avvincente. Con Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Elio Germano, Greta Scarano. 

8) "Fino a qui tutto bene" di Roan Johnson

Commedia autoprodotta da regista, attori e altri volenterosi, brilla in freschezza, buone interpretazioni e vivida autenticità. Fino a qui tutto bene è il vivace e convincente affresco degli ultimi tre giorni di convivenza di cinque universitari che hanno condiviso il momento forse più bello della loro vita, un periodo acerbo e protetto. Tra peripezie, litigi, dubbi e risate, i cinque amici vedono intanto spalancarsi davanti a loro un futuro incerto. 

7) "Youth - La giovinezza" di Paolo Sorrentino

Dopo l'Oscar per La grande bellezza, Paolo Sorrentino torna a proporci immagini di eleganza rarefatta e riflessioni sull'esistenza che hanno però tutto il peso e l'innaturalezza delle citazioni da scolpire su pietra. L'estetica abbagliante, nelle pose grottesche, nelle inquadrature ricercate, nelle atmosfere e nei suoni evocativi, sembra volgere più verso l'artefatto che al pulsare dell'anima. Il regista napoletano è comunque abile tessitore dei piaceri sensoriali del cinema. In un distinto albergo ai piedi delle Alpi, i due divi Michael Caine e Harvey Keitel trascorrono una vacanza primaverile e contemplano il poco tempo a loro rimasto.

6) "Se Dio vuole" di Edoardo Falcone

Un esordio alla regia premiato con il David di Donatello e applaudito dalla critica. Commedia misurata, intelligente e divertente, non sfiora i livelli della grande commedia della nostra tradizione, ma si distingue nettamente nell'infelice panorama comico contemporaneo. Gioca sui luoghi comuni, capovolgendoli, scherza con la materia divina senza essere mai irriverente. Alessandro Gassmann è un sacerdote sui generis, Marco Giallini un chirurgo arcigno e padre illuminato, tanto da accogliere a braccia aperte l'ipotesi che suo figlio sia gay (cadendo poi nella disperazione e sentendosi quasi disonorato dal fatto che invece voglia farsi prete).

5) "Maraviglioso Boccaccio" di Paolo e Vittorio Taviani

In una Firenze trecentesca dalle atmosfere struggenti, la peste si porta via le vite e il senso d'umanità. Come il Decameron di Boccaccio tesse, dieci giovani fuggon dalla città verso la campagna e lì scacciano i pensieri raccontandosi novelle. Cinque ne vengon rappresentate, non tutte coinvolgenti, che sono un lieto intervallo sulla quotidianità poco dinamica dei dieci ragazzi. Tra immagini di luminosità sontuosa e verde paesaggio toscano, si intona un inno alla bellezza.

4) "La felicità è un sistema complesso" di Gianni Zanasi

Valerio Mastandrea è protagonista e catalizzatore di un film sospeso tra commedia e dramma, profondo e leggero, a volte un po' disarticolato ma affascinante. Tra dirigenti che rovinano aziende (e lavoratori) e il miraggio di un'imprenditoria etica, ci si emoziona e si ride, sul filo di un'estetica ricercata e toni a volte bizzarri o surreali.

3) "Hungry Hearts" di Saverio Costanzo

Storia di amore e ossessioni. Unendo scene quasi strappate da una successione temporale, Hungry Hearts costruisce la cronaca di una coppia dai suoi esordi fino alla sua deriva. È adorabile il primo incontro, è celere l'evoluzione, fino alla nascita del primo figlio. Con la gravidanza lei cambia, vuole proteggere il piccolo dal mondo contaminato. Alla Mostra di Venezia 2014 Coppa Volpi per i due attori, Alba Rohrwacher e Adam Driver (più abile come marito preoccupato che come nuovo cattivo di Star Wars).

2) "Non essere cattivo" di Claudio Caligari

Alla Mostra del cinema di Venezia è stato il film italiano più applaudito. E non perché il suo artefice, Claudio Caligari, è morto pochi mesi fa. Storia di droga, bassi fondi e amicizia, è l'evoluzione del mondo pasoliniano di Accattone. Si muove tra disperazione e voracità di vita con equilibrio, senza una battuta e una inquadratura di troppo. 

1) "Mia madre" di Nanni Moretti

Quello di Mia madre è un Nanni Moretti diverso da quello a cui siamo abituati. È più intimo. Decisamente autobiografico, forse troppo. Ma la lenta e dolorosa attesa dell'inevitabile, della morte della mamma - archetipo degli archetipi -, è raccontata con sensibilità e delicatezza toccanti. Margherita Buy è l'alger ego del regista. All'incontenibile John Turturro il compito di farci ridere di gusto.

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