Il comandante e la cicogna, l'Italia dolce amara di Silvio Soldini
Il comandante e la cicogna, l'Italia dolce amara di Silvio Soldini
Cinema

Il comandante e la cicogna, l'Italia dolce amara di Silvio Soldini

Commedia che critica il malcostume nostrano facendo ridere, pennella personaggi strampalati e ricchi di poesia

"Sale il timore che questo popolo non fosse atto a governarsi da sé", si leva il pensiero dalla statua di Giuseppe Garibaldi, che dall'alto del suo piedistallo guarda con sguardo fermo quanto incredibilmente pietoso la città di Torino, che potrebbe però essere ogni città d'Italia.

A questa frase dolente, ne aggiunge però presto un'altra, che non può non far sorridere in bocca al Generale. "Un dubbio mi brucia nel petto: se non fosse meglio tenersi gli austriaci".

In questa immagine duplice, intrisa di amarezza come di umorismo, sta tutta l'essenza del nuovo film di Silvio Soldini Il comandante e la cicogna, in sala in 250 copie dal 18 ottobre. Il regista solleva la sua critica all'Italia di oggi, all'Italia del malcostume, della strafottenza, della prepotenza, ma lo fa usando personaggi strampalati, una buona dose di poesia e tanta docile ironia. Lasciando anche aperto un piccolo varco alla speranza.

In un centro urbano di questa Italia un tempo terra di santi, poeti e navigatori (gli scorci e i panorami sono di Torino e Milano), le statue dei nostri eroi del passato guardano la loro eredità con desolazione. Non c'è solo Garibaldi (con la voce di Pierfrancesco Favino), ma anche Giacomo Leopardi (voce di Neri Marcorè) e Leonardo Da Vinci (sempre Marcorè). E pure un tal Cazzaniga (voce di Gigio Alberti), statua e personaggio più recente e infatti, guarda caso, già allineato con modi e non valori contemporanei.

Sotto i loro occhi si muovono vari personaggi, le cui vite finiscono pian piano per intrecciarsi. Ecco Diana (un'Alba Rohrwacher mora e in vesti comiche), artista impacciata e senza soldi, costretta a correr dietro a committenti insolventi, a lavorare per un avvocato disonesto e piacione (Luca Zingaretti), a far salti mortali per pagare l'affitto. Il suo scorbutico padrone di casa si chiama Amanzio (Giuseppe Battiston), da alcuni anni non lavora, tira a campare proprio grazie al canone d'affitto e ha intrapreso la missione del "moralizzatore urbano". Una madre urla e strattona la figlia che fa capricci per strada? Ecco che Amanzio si fa avanti: "Scusi, lei crede che questi metodi educativi siano corretti?".

Proprio mentre bonifica - lui dice che non sta mica rubando - dei prodotti scaduti al supermercato, Amanzio conosce Elia (Luca Dirodi), tredicenne solitario con una passione particolare. Ed ecco Leo (Valerio Mastandrea), padre di Elia e Maddalena (Serena Pinto) che si arrabatta per far fronte all'assenza della moglie (Claudia Gerini).
Nel cast anche una esilarante e bravissima Maria Paiato.

Le varie storie si avviluppano tra loro a pennello, in un quadro allo stesso tempo divertente e dolce-amaro. "Far ridere parlando d'Italia è un discorso che la commedia italiana porta avanti da tempo", afferma Soldini. "Ci siamo posti il problema di quanto sia giusto ridere del'Italia di oggi e quanto amareggiarsene. Spero di aver trovato la giusta lama di rasoio".

Trovata, sì: l'equilibrio tra indulgenza e grottesco è perfetto. Merito anche di una sceneggiatura misurata e divertente scritta da Soldini insieme a Doriana Leondeff e Marco Pettenello.

Se ci sono tanta attualità e problematiche contemporanee ne Il comandante e la cicogna, traboccano però anche le immagini poetiche, che la rendono una commedia delicata e trasognata, più simile a Pane e tulipani (punta massima di Soldini ancora non ritrovata) e Agata e la tempesta che non all'ultimo e poco riuscito Cosa voglio di più.

"A battersi per la verità sono sparuti e a volte derisi compagni", riecheggia la voce di Garibaldi. Sparuti e derisi, sì, ma finché questi almeno continueranno a battersi, ci resterà un po' di speranza.

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