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Perché bisognerebbe vietare il concerto dei Måneskin e non gli altri?

Alcuni medici hanno suggerito di rimandare il concerto della band romana al Circo Massimo a causa della risalita dei contagi di Covid-19. Ecco perché è una proposta senza senso e fuori tempo massimo...

Da alcune ore sui social network è scoppiata una surreale polemica mediatica sull'opportunità o meno di far svolgere regolarmente il concerto dei Måneskin di sabato 9 luglio al Circo Massimo di Roma, dove sono attese circa 70.000 persone. Alcuni medici italiani, autoproclamatisi come gli araldi ufficiali della Scienza (quella che, in teoria, dovrebbe andare avanti per tentativi e per raccolta di dati, non con i dogmi di fede), hanno dichiarato, attraverso alcune testate a cui piace prolungare il clima di tensione permanente, che il concerto dei Måneskin, per motivi di opportunità sanitaria, "non s'ha da fare: né domani, né mai" (chiediamo scusa ad Alessandro Manzoni per averlo coinvolto in questa assurda polemica di mezza estate).

Apriti cielo: come accade quasi ogni giorno, sui social network sono iniziate a fioccare le prese di posizione da parte dei fan della band romana, che difendono il diritto/dovere dei loro beniamini di esibirsi in quella che è probabilmente la data più importante della loro giovane carriera, e, dall'altra parte, di chi vorrebbe accogliere l'appello dei medici, snocciolando gli aumenti dei contagi negli ultimi giorni e invitando gli spettatori alla massima prudenza. Purtroppo gli ultimi due anni, oltre che essere stati segnati in modo nefasto dalla pandemia del Covid-19, sono stati caratterizzati dalla scomparsa definitiva della logica, della razionalità e del buon senso nel dibattito pubblico. Tutto è diventato, ormai, una guerra dogmatica di religione tra opposte fazioni, o bianco o nero, tertium non datur, quando tutti sappiamo che la realtà, quasi sempre, si colloca all'interno di una scala di grigi. Chi non la pensa come te è un nemico da abbattere, a colpi di tweet al veleno, e i social network (che, come spiega bene il documentario The Social Dilemma su Netflix, sono stati ingegnerizzati per far leva sulle più recondite debolezze umane) non fanno altro che polarizzare ancor più le diverse fazioni, scavando un muro sempre più invalicabile tra "noi e loro", per citare i Pink Floyd di The Dark Side of The Moon.

Non è certo nostro compito quello di schierarsi con l'una o con l'altra fazione, ma porre una semplice domanda: perché bisognerebbe vietare il concerto dei Måneskin e non quelli degli altri artisti? Negli ultimi giorni decine di migliaia di spettatori si sono radunati nei concerti di Vasco Rossi, Cesare Cremonini, Jovanotti, Ultimo, Red Hot Chili Peppers, Muse, Pearl Jam e Kendrick Lamar, solo per citarne alcuni. Domani al Bologna Sonic Park sono attesi 50.000 fan per il concerto degli Iron Maiden, eppure, l'appello della Scienza si è levato alto solo contro il concerto dei Måneskin. Forse ascoltare dal vivo Zitti e Buoni e Mammamia è più pericoloso per la salute che assistere live all'esecuzione di The Number of the Beast e The Trooper? I Måneskin, per ora, non hanno ancora fornito una risposta ufficiale alla richiesta di spostare l'evento del Circo Massimo (per cui da giorni fervono i complessi preparativi tecnici, cosa di cui forse i medici appellanti non sono a conoscenza), ma non si capisce perché, mentre in tutto il mondo i concerti e i festival sono tornati a svolgersi regolarmente e a piena capienza, noi, in Italia, iniziamo velatamente a suggerire, attraverso articoli pubblicati con sospetto tempismo, che i concerti sono pericolosi, che bisogna indossare le mascherine Ffp2 anche all'aperto e così via, in un crescendo rossiniano di allarmismo.

Nessuno si sognerebbe di scrivere di rimandare una partita di calcio, o che lavorare in fabbrica a stretto contatto con un collega sia pericoloso, mentre la musica, di cui fanno parte non solo artisti milionari ma anche le decine di migliaia di maestranze che lavorano dietro le quinte, è sempre sacrificabile in nome di un bene superiore: la Sicurezza, vera o presunta che sia.

Claudio Trotta, titolare della Barley Arts e spesso critico nei confronti della lacunosa gestione del mondo dello spettacolo dal vivo negli ultimi due anni in Italia, ha tuonato su Facebook: «Non osate provare a fermare di nuovo il mondo dello stare insieme alimentando odio e paura indicando “gli assembramenti” dei concerti come il diavolo in carne d’ossa. I danni che avete fatto con le vostre decisioni e le vostre rappresentazioni e con la diffusione di falsità risultano di natura irreversibile per la vita personale e professionale di migliaia di persone, aziende ,associazioni ,famiglie e stanno influenzando la crescita delle nuove generazioni. Non si può smettere di vivere per paura di morire». Ci auguriamo che, nonostante gli allarmismi e la crescente pressione mediatica, i Måneskin possano realizzare sabato sera il migliore show possibile nella loro città natale e che, questa volta, la musica vada avanti anche nei prossimi mesi, incurante di chi, per eccesso di prudenza o altro, la vorrebbe spegnere definitivamente.

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