Go On: Matthew Perry, simpatia canaglia
Go On: Matthew Perry, simpatia canaglia

Go On: Matthew Perry, simpatia canaglia

Ormai quesi un mese addietro, per la precisione l’otto agosto, la NBC ha mandato in onda il pilota di Go On, nuova serie comedy creata da Scott Silveri e con il simpatico Matthew Perry come protagonista. Esatto! Lui! Matthew …Leggi tutto

Ormai quesi un mese addietro, per la precisione l’otto agosto, la NBC ha mandato in onda il pilota di Go On, nuova serie comedy creata da Scott Silveri e con il simpatico Matthew Perry come protagonista. Esatto! Lui! Matthew Perry! Chandler di Friends! Chissà se Matthew Perry si arrabbia quando qualcuno lo incontra e gli chiede di fare le faccette di Chandler. Dite che è uno di quelli un po’ tristoni che non riesce a liberarsi del suo passato e magari è arrivato a odiare Friends? Può essere, eh? Ce n’è molti di pazzi del genere. Una volta ho letto un’intervista agli Underworld, il duo di elettronica inglese diventato famoso grazie a Born Slippy, quel pezzaccio che si sente nella colonna sonora di Trainspotting. La gente impazziva per loro e li andava a vedere dal vivo solo per poter ballare Born Slippy e urlare “megamegauaitin’”. E loro? Niente, non la facevano! Pensa te. Siccome facevano quelli scocciati, che loro avevano già fatto una valanga di dischi prima di diventare famosi, decisero di voler insegnare a vivere alla gente e, anche se questi pagavano dei soldi per andare a vederli, loro non facevano la loro canzone di maggior successo. Una cosa veramente sena senso. Dite che non c’azzecca molto con Matthew Perry?

Now, that's a faccetta!

No, vi facevo questo esempio perché alla fine se io decido di guardare una serie con Matthew Perry, voglio che sia piena di faccine comiche. Cioè, non voglio scoprire che in realtà Chandler è un grande attore drammatico, capace di sfoggiare interpretazioni che manco Lino Banfi nella ventisettesima parte della sua carriera (remember Boris?). Se decido di guardarmi Go On, lo faccio solo per il nostro amico Chandler. E evo dire che sotto questo punto di vista possiamo dirci pienamente soddisfatti. I problemi sembrano essere altri. Alla fine lo sapete meglio di me che giudicare una serie solo sul pilota può essere decisamente sbrigativo e poco attendibile, ma alla fine sono fatti anche per quello, per cui…

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Il miglior attore drammatico in Italia

Matthew Perry interpreta il conduttore radiofonico di successo Ryan King. Veniamo a scoprire che il nostro ha appena perso la moglie e, al fine di poter tornare al suo lavoro, deve sottoposri a una decina di sedute in un gruppo di supporto. Avete presente quelli che si vedono nei film quando c’è uno alcolizzato che va in questi posti dove ci sono sempre le ciambelle da mangiare, poi si siedono tutti in circolo e uno alla volta si alzano e dicono: “Ciao, mi chiamo Fernandello e sono un alcolizzato!”. E tutti gli altri in coro: “Ciao Fernandello!”. E poi ognuno racconta la propria storia, si leva un peso dallo stomaco ed esce dal gruppo di supporto tutto felice e guarito. E insomma Ryan King deve partecipare a questo gruppo di supporto, ma non sembra essere molto contento. Lui è un vulcanico scavezzacollo, un inguaribile mattacchione, un uomo abituato a reagire con il sorriso e il cinismo al dolore che lo circonda. E allora succede che Ryan King non ha la minima voglia di sedersi lì a condividere le sue storie con dei perfetti sconosciuti e fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote all’assistente. Ma anche se a prima vista il suo atteggiamento sembra essere decisamente negativo, la sua vena folle sembra essere di grande aiuto agli altri pazienti. Ryan insomma è un joker, un folle che riesce con la sua personale visione del mondo ad aiutare chi lo circonda.

Per cui, andando con ordine: Go On ci ripropone un Matthew Perry in grandissima forma. Certo, gli anni sono passati e qualche eccesso di troppo ha evidentemente lasciato il segno, ma la sua innata simpatia e telegenia non hanno rivali. Il problema principale è che il lato drama della comedy sembra essere un po’ troppo furbetto. Il fatto di avere a che fare con delle persone psicologicamente disturbate permette agli sceneggiatori di costruire delle situazioni, che per eccesso di naivite, appaiono come forzatamente ricattatorie. Forse perché me la sono appena rivista tutta durante l’estate (o forse perché parlo sempre delle stesse cose), ma m’è venuto subito da paragonare Go On con Community. Anche nella serie di Dan Harmon ci sono personaggi al limite della salute mentale alle prese con situazioni che giocano con emozioni (anche piuttosto) facili. Ma lì c’è tutta un’altra scrittura e fantasia. Go On rischia di trasformarsi in qualcosa di eccessivamente piagnucolosa. Io me la guarderò, però il rischio è più che concreto. Per i fan del cinema spensierato, il capo di Perry è il grande John Cho! The MILF Guy!

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