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La crisi giordana è un problema per il Medio Oriente

Amman dice di aver sventato un complotto per destabilizzare il Paese. E' possibile che l'intrigo interno si inserisca comunque nel più ampio quadro delle turbolenze regionali

La situazione politica in Giordania resta al momento poco chiara. Nel corso del fine settimana, sono state arrestate quindici persone, tra cui l'ex principe ereditario, Hamzah bin Hussein. In particolare, le autorità locali hanno dichiarato di aver sventato un complotto, finalizzato a "destabilizzare" lo Stato, in combutta con alcune non meglio precisate entità straniere. L'ex principe ereditario, che ha pubblicato un video in cui rendeva noto di essere stato posto agli arresti domiciliari, ha respinto le accuse, lasciando intendere si tratti di una mossa politica per silenziare le sue critiche nei confronti della corruzione del governo. "Il benessere dei giordani è stato messo in secondo piano da un sistema di governo che ha deciso che i suoi interessi personali, interessi finanziari, che la sua corruzione è più importante delle vite, della dignità e del futuro dei dieci milioni di persone che vivono qui", ha tuonato Hamzah nel suo video. Una critica, neppure tanto velata, al re (e suo fratellastro) Abdallah II.

Agli arresti è finito anche l'ex capo della corte reale Bassem Awadallah: una figura, secondo la Cnn, non eccessivamente popolare in Giordania e che risulta, tra l'altro, consigliere del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. Tutto questo, mentre domenica pomeriggio, il ministro degli esteri giordano, Ayman Safadi, ha esplicitamente accusato il principe Hamzah di complottare con lo stesso Awadallah e con un membro della famiglia reale, Sharif Hassan bin Zaid, contro "la sicurezza e la stabilità" dello Stato. Nelle scorse ore, comunque l'ex principe ereditario ha giurato fedeltà al monarca. "Rimarrò ... fedele all'eredità dei miei antenati, camminando sul loro cammino, fedele al loro cammino e al loro messaggio e a Sua Maestà", avrebbe dichiarato in una lettera firmata, citata dal palazzo reale. Abdallah, dal canto suo, avrebbe accettato una mediazione per appianare le controversie. La situazione però, almeno al momento, resta tesa.

È la prima volta che le rivalità interne alla famiglia reale giordana esplodono con tanta virulenza. Abdallah è il figlio della seconda moglie del precedente re Hussein, la principessa Muna, laddove Hamzah è al contrario figlio della regina Nur, quarta consorte del monarca defunto. Hamzah ha mantenuto la carica di principe ereditario fino al 2004, quando Abdallah gliela sottrasse per conferirla successivamente a suo figlio. Non è difficile quindi comprendere che tra i due non sia mai corso troppo buon sangue. Anche perché, ha sottolineato il New York Times, Hamzah si è progressivamente ritagliato in questi anni l'immagine di "attivista anticorruzione", proponendosi come leader più giovane e dinamico rispetto al fratellastro. Ovviamente il problema non è soltanto interno, ma anche – se non soprattutto – geopolitico.

La Giordania ha sempre costituito uno dei (non molti) Stati mediorientali politicamente stabili e saldamente alleati degli Stati Uniti. Qualora il Paese dovesse crollare nel caos ne risentirebbe negativamente l'intero scacchiere regionale (già preda di numerose altre complicazioni). È probabilmente anche per questo che Washington si è affrettata a confermare, nelle scorse ore, il proprio sostegno al re. Il punto è capire chi, secondo il governo giordano, sarebbe effettivamente dietro questo (presunto) tentato colpo di mano. Stando alla Brookings Institution, Amman sembrerebbe indicare principalmente l'Arabia Saudita e, in particolare, bin Salman: una figura non troppo popolare in Giordania, per il suo ruolo nel conflitto dello Yemen e per la sua relativa vicinanza al premier israeliano, Benjamin Netanyahu. E anche a Netanyahu il governo giordano potrebbe guardare con sospetto. Roy Shaposhnik, un businessman israeliano vicino a Hamzah, aveva proposto, allo scoppio degli arresti, di portare l'ex principe ereditario giordano in Europa con la sua famiglia a bordo del proprio jet privato. Il governo di Amman, secondo il sito Axios, riterrebbe tuttavia che Shaposhnik intrattenga delle connessioni con il Mossad. Circostanza che il businessman ha negato, dichiarandosi semplicemente un amico di Hamzah. In tutto questo, va anche rilevato come, in questi ultimi anni, il rapporto tra Giordania (da una parte) e Israele e Arabia Saudita (dall'altra) si sia progressivamente deteriorato. In particolare, Abdallah si è sentito marginalizzato da Donald Trump nella sua politica mediorientale e soprattutto nella sua gestione del processo di pace israeliano-palestinese. Un quadro, questo, rispetto a cui l'allora presidente repubblicano preferiva di gran lunga appoggiarsi a Netanyahu e bin Salman, piuttosto che al monarca giordano. Non sarà quindi casuale la soddisfazione con cui Amman ha salutato la vittoria elettorale di Joe Biden. Ecco: non è detto che l'intrigo giordano non vada collocato all'interno di queste turbolenze regionali.

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