Per 50 anni, senza mai mostrare a nessuno la sua opera, Vivian Maier, di professione bambinaia, ha scattato una quantità enorme di fotografie, tutte sempre gelosamente custodite nel suo privato. Non solo durante la sua vita non ha mai realizzato una mostra o visto una sua foto pubblicata, ma ha tenuto il più possibile segreta la sua intensa attività di fotografa anche alle persone che la conoscevano. Alla sua morte, avvenuta in solitudine nel 2009 a Chicago, ha lasciato un archivio sterminato composto da oltre 150.000 scatti, moltissime pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, oltre a registrazioni, appunti, ritagli di giornale e altri documenti di vario genere. 

Un tesoro segreto che, accumulato negli anni nelle diverse case dove Maier lavorava, è stato poi da lei stessa depositato in un anonimo magazzino, dove è rimasto fino a quando, per il mancato pagamento dell'affitto, è stato venduto all'asta. A comprarlo per pochi dollari, il giovane e fortunato John Maloof, che inizialmente ignaro dell'immenso valore del suo acquisto, trovandosi di fronte a un materiale straordinario, ha poi intrapreso una ricerca per comprendere chi ne fosse l'autore. Una storia di grandissimo fascino, splendidamente raccontata nel film documentario Alla ricerca di Vivian Maier.

Nata a New York nel 1926, donna dalla personalità piuttosto eccentrica, scontrosa e curiosa, sempre molto misteriosa riguardo alle sue origini e alla sua dimensione privata, per la maggior parte della sua esistenza ha lavorato come "tata" per famiglie benestanti. Instancabilmente, per decenni, ha colto ogni occasione possibile per immortalare la vita quotidiana che osservava svolgersi intorno a lei, mentre accudiva i bambini che le erano affidati o quando nel tempo libero girovagava solitaria per le strade delle città in cui si trovava a vivere.

Dotata di grande capacità di osservazione, notevolissima abilità nella composizione e uno stupefacente talento nel passare da un registro all’altro, è stata principalmente una fotografa di strada. Interessata soprattutto alle persone più insolite e ai frammenti delle loro storie di cui diventava casualmente testimone, più raramente ha immortalato le architetture, gli oggetti e i paesaggi. Molti invece gli autoritratti: il riflesso del suo volto su una vetrina o su uno specchio, la proiezione della sua ombra sul terreno o la sua silhouette compaiono nel perimetro di numerosi scatti, quasi sempre spezzati da ombre o riflessi,  raccontare di un'incessante ricerca di sé. 

L'opera e la storia della "fotografa bambinaia", dopo aver incancato gli Stati Uniti e diversi Paesi d'Europa, arriva ora per la prima volta in un'istituzione pubblica italiana con la mostra Vivian Maier, Street Photographer, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, e ospitata a partire dal 10 luglio 2015 dal MAN, il Museo d'arte della provincia di Nuoro

Il progetto espositivo presenta 120 fotografie tra le più importanti dell'archivio di Maloof, scattate tra i primi anni '50 e la fine dei '60, ma anche una serie di dieci filmati in super 8, una serie di provini a contatto mai esposti in precedenza, e una selezione di immagini a colori realizzate a partire dalla metà degli anni '70. Queste ultime raccontano il cambiamento di visione seguito al passaggio dalla Rolleiflex alla Leica, che spostando lo sguardo dell'autrice dall'altezza del ventre a quella dell'occhio, le ha offerto nuove possibilità espressive.

Proponendo una visione d'insieme dell'attività di Maier, la mostra pone l'accento sugli elementi chiave della sua poetica, come l'ossessione per la documentazione e l'accumulo, un tratto centrale per comprendere il suo profilo sia artistico, sia biografico; il suo sguardo sensibile e benevolo verso gli umili e gli emarginati; o la sua vena sarcastica nei confronti di tutti, dai ricchi borghesi dei quartieri alti agli sbandati delle periferie, immortalati in numerosissimi "scatti rubati".

Vivian Maier, Street Photographer
10 luglio-18 ottobre 2015
a cura di Anne Morin
MAN Museum
via S. Satta 27 Nuoro 

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