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Inaugura il 28 maggio a Torino, presso la Sala Ipogea dell'Archivio di Stato, l'esposizione Una storia della fotografia italiana 1841-1941. Oltre 200 fotografie, tratte principalmente dalle collezioni Fratelli Alinari, raccontano due storie: quella della fotografia in Italia, anche a cura di autori stranieri, e quella dei fotografi italiani, anche con scatti realizzati all'estero, proponendo un viaggio per immagini dal Risorgimento alla Seconda Guerra Mondiale. 

Apre il percorso espositivo un dagherrotipo italiano di un paesaggio fiorentino, datato 1841: l'invenzione di Daguerre del 1839, prima tecnica fotografica, preziosa sia per il supporto su lastra d'argento sia perché crea un unicum non riproducibile, ha presto superato i confini di Francia, recepita da numerosi dagherrotipisti italiani quali Amici e Duroni. Seguono esemplari di calotipi e negativi su carta - la cui invenzione si deve a Fox Talbot nel 1841 - per poi passare a carte salate, albumine, platinotipie, gelatine bromuro d'argento, stampe colorate a mano, autochromes, ecc. Tra il materiale esposto troviamo immagini iconiche come i Campi di Annibale di Altobelli, i Ritratti giapponesi di Felice Beato, l'Autoritratto di von Gloeden, Io+gatto di Wanda Wulz, o Mussolini e Hitler dell'Istituto Luce.

Molti i fotografi stranieri esposti, da Anderson a Macpherson, da Sommer a Rive; autori che hanno trovato in Italia, terra del Grand Tour, dell'arte e del paesaggio, fonte di ispirazione per le loro fotografie, diventando "patrimonio" della storia della fotografia nazionale al pari di italiani come i Fratelli AlinariBrogi, CanevaPonti. Tutto il materiale in mostra, accuratamente datato e dallo straordinario valore storico, offre la possibilità di un inedito viaggio estetico d’autore attraverso la fotografia italiana, nonché un percorso culturale, sociale, urbanistico e paesaggistico.

Un ruolo importante nell'esposizione ha la documentazione fotografica prodotta dallo Stato italiano dal 1861, anno della sua nascita, fino al 1910, nell'ambito di un una volontà di unificazione culturale, e relativa al patrimonio regionale, al folklore e alle tradizioni popolari. Il primo Novecento italiano è celebrato con alcuni tra i più noti autori esponenti di quelle correnti artistiche di ricerca, come il Pittorialismo, con Guido Rey, Peretti Griva e gli autochrome di Roster, e di avanguardia, come il nostro Futurismo, con Paladini, Wanda Wulz, Castagneri, Parisio fino a richiamare gli autori di quel Neorealismo che si espresse in modo esemplare attraverso la fotografia e il cinema italiani. In mostra anche album e libri a stampa. 

La mostra è curata da Anne Cartier Bresson, Capo conservatore del Patrimonio, direttrice del Laboratorio di restauro e conservazione delle fotografie di Parigi, e da Monica Maffioli, storica della fotografia, già Direttore del Museo di storia della Fotografia Fratelli Alinari di Firenze. Un ricco catalogo accompagna l’esposizione.

Una storia della fotografia italiana 1841-1941 
29 maggio-26 luglio 2015
Sala Ipogea dell’Archivio di Stato
via Piave 21, Torino

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