Agenzia Spaziale Europea
Tecnologia

Facebook: 9 storie di donne

Il social network celebra la Festa della donna con una raccolta di donne straordinarie che hanno utilizzato anche FB per sostenere la propria causa

La nostra @AstroSamantha

Durante la sua giornata lavorativa, Samantha Cristoforetti compie un giro attorno alla terra ogni 92 minuti. Ingegnere di volo italiano per le Spedizioni 42 e 43 della Stazione Spaziale Internazionale, vive e lavora in orbita e condivide l'esperienza con le persone su Facebook.
Nel 2009, è stata una delle sei persone scelte tra 8000 candidati per diventare astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea. Ha trascorso i cinque anni successivi a formarsi in strutture in tutto il mondo prima del lancio a novembre dal Cosmodromo di Bajkonour in Kazakistan.
È la prima donna italiana nello spazio, ma preferisce pensare a una realtà in cui non sia incredibile essere donna e astronauta. Vorrebbe che le persone la vedessero come una cosa normale, affinché più giovani donne e ragazze nel mondo la pensino allo stesso modo.
Samantha sarà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale fino a maggio e condurrà ricerche scientifiche e tecnologiche in assenza di gravità come richiesto dalla sua missione, che lei chiama Futura in onore della ricerca effettuata allo scopo di creare un futuro nello spazio per gli esseri umani.

Per i diritti delle donne in Giappone

Mayumi Taniguchi Koichi Miyase

Mayumi Taniguchi è professore associato di politiche pubbliche relative soprattutto ai diritti delle donne e alle leggi di genere presso l'Osaka International University e fondatrice del partito All-Japan Obachan Party, un gruppo che sostiene l'introduzione di un maggior numero di donne nel governo giapponese e altre cause sulla parità di genere.
Circa due anni fa, era scoraggiata dall'assenza di candidati donne per le principali posizioni di presidenza dei partiti politici. Ha pubblicato un post su Facebook affermando che i "vecchi uomini" avevano in mano la politica giapponese. Dopo aver visto l'incredibile risposta al suo post, ha deciso di creare un gruppo Facebook per il suo partito politico non ufficiale, l'All-Japan Obachan Party.
In giapponese, "obachan" significa zia ma è anche un modo dispregiativo per riferirsi a una donna di mezz'età o più anziana. Mayumi ha deciso di recuperare questo termine per dare la possibilità a migliaia di donne di far sentire la propria voce e agire per cambiare la politica in Giappone. Iniziato come uno scherzo è diventato un'iniziativa in espansione. I membri organizzano incontri locali, cercano rappresentanti delle donne nei distretti elettorali e inviano domande ai candidati per capire se sostengono i problemi principali delle donne.

Il velo come scelta

Masih Alinejad Amy Lombard

Masih Alinejad è una giornalista iraniana che ha lanciato la campagna My Stealthy Freedom (La mia libertà clandestina) per sostenere il diritto delle donne di scegliere se coprire il capo con il velo chiamato hijab.
Essendo cresciuta in Iran, Masih è stata costretta a indossare lo hijab dall'età di 7 anni. Un giorno, durante un servizio in parlamento, ha rischiato di essere attaccata per qualche ciocca di capelli sciolti.
La campagna My Stealthy Freedom è iniziata nel 2014 quando Masih ha pubblicato una foto che la ritraeva senza copricapo, chiedendo alle altre donne di condividere i propri attimi di "libertà clandestina". Avendo ricevuto centinaia di foto dall'Iran e da altre parti del mondo, Masih ha deciso di creare una Pagina Facebook per opporsi in modo unitario contro la legge che obbliga le donne a indossare lo hijab. Inviando foto personali con i capelli scoperti, migliaia di donne hanno rischiato la vita e la reputazione.
Da New York dove attualmente vive, Masih continua a occuparsi della politica iraniana e a parlare dei diritti e dell'uguaglianza delle donne. Quest'anno, al summit di Ginevra per i diritti umani e la democrazia, Masih ha ricevuto il premio per i diritti delle donne.

La reporter investigativa

Azmat Khan Sam Dailey

Azmat Khan è una reporter investigativa americana che ora lavora per BuzzFeed News e che mette in luce storie di disuguaglianza senza precedenti in tutto il mondo.
Azmat è cresciuta tra i pochi musulmani di Grand Rapids, Michigan. La sua esperienza le ha lasciato un profondo interesse per i diritti civili e le comunità emarginate.
Ha lavorato per un anno in Pakistan prima di tornare negli Stati Uniti ed entrare a far parte di PBS Frontline e poi Al Jazeera America. Può dedicarsi a un singolo progetto anche per diversi mesi, spesso usando Facebook per immergersi in una comunità. I legami che riesce a creare le permettono di scoprire storie di ingiustizia e portarle all'attenzione del pubblico.
In una storia recente per Al Jazeera America, ha raccontato delle aggressioni sessuali tra gli studenti universitari con disabilità e ha usato i gruppi Facebook per trovare fonti e ottenere maggiori informazioni sulle loro esperienze.

Ora inviata in Afghanistan, ritiene che condividere le esperienze vissute nei luoghi che visita possa rendere più comprensibili culture spesso non capite.

I diritti dei transessuali

Kalki Subramaniam Deva

Kalki Subramaniam è una scrittrice, attrice, regista e attivista per i diritti dei transessuali a Auroville, Tamil Nadu. È diventata la prima protagonista donna transgender di un importante film in India nel 2011. Le persone della comunità transgender si connettono con lei usando Facebook.
Crescendo, Kalki ha subito discriminazione e bullismo a scuola, ma è andata avanti e ha ottenuto due lauree specialistiche. L'istruzione è fondamentale per il suo attivismo e Kalki si rivolge agli studenti transgender per incoraggiarli a continuare a studiare. È a capo della Sahodari Foundation (Fondazione Sahodari), un'organizzazione che offre opportunità e istruzione alle persone transgender dell'India.

Le persone transgender, seppur istruite e qualificate, possono avere difficoltà a trovare lavoro, quindi Kalki le mette direttamente in contatto con opportunità di lavoro tramite il social network.

La Rete al Femminile

Gioia Gottini Daniela Foresto

Gioia Gottini è la fondatrice di Rete al Femminile, una rete di gruppi di donne imprenditrici in Italia, nata per aiutare le donne a ottenere successo e indipendenza finanziaria.
Gestisce la sua azienda a Torino e lavora come consulente professionale per le donne, avendo sperimentato in prima persona quanto sia difficile per le donne in Italia avviare la propria azienda o svolgere professioni meno tradizionali. A marzo 2013 Gioia ha quindi creato un gruppo Facebook per connettersi alle altre donne che lavorano in proprio a Torino, fenomeno sempre più diffuso data la crisi economica italiana che ha ridotto le opportunità lavorative in molti ambiti.

Grazie agli incontri mensili di persona e al supporto quotidiano online, il gruppo è diventato rapidamente una preziosa risorsa. Dopo averne parlato alla conferenza TEDxWomen all'inizio del 2014, Gioia ha deciso di collaborare con donne in altre province italiane per creare gruppi Rete al Femminile locali su Facebook. Finora esistono 30 gruppi di questo tipo in Italia.

Un disegno al giorno per le donne

Carol Rossetti Pedro Nicoli

Carol Rossetti è una ventiseienne di Belo Horizonte, Brasile, che trasforma i problemi reali affrontati dalle donne di tutto il mondo in illustrazioni.
Per ottenere più lavoro, si è impegnata a pubblicare un disegno al giorno su Facebook. Un giorno di aprile 2014, l'umiliazione subita dalle donne sovrappeso in Brasile l'ha sconvolta e ha dedicato uno dei suoi disegni all'argomento. Lo ha portato in vita creando un personaggio, Marina, nella speranza che le persone si interrogassero sulla loro decisione di criticare il corpo delle donne.

Il forte messaggio di Carol "indossa ciò che ti piace e ti fa sentire a tuo agio con il tuo corpo" è stato accolto con entusiasmo dalle donne su Facebook. Ha deciso di pubblicare un altro disegno incentrato sul genere anche il giorno dopo e quello dopo ancora e in questo modo è nato il progetto dedicato alle donne. I suoi personaggi traggono ispirazione dalle storie che sente ogni giorno dalle donne della sua vita, piuttosto che dalla sua esperienza personale.
Secondo lei, l'aspetto migliore del suo lavoro è sapere che le persone accedono alla sua Pagina, vedono un disegno che le riguarda e sanno di non essere sole.


#MyDressMyChoice (Mi vesto come voglio)

Her Voice Michael Khateli

Her Voice (Voce di donna) è un'organizzazione di Nairobi, Kenya, fondata da un gruppo di donne per lottare contro la violenza di genere e supportare le donne che ne sono vittima.

L'organizzazione è stata creata sulla scia del successo della manifestazione #MyDressMyChoice (Mi vesto come voglio) organizzata dalle donne con l'aiuto di altre donne incontrate tramite il gruppo Facebook Kilimani Mums Nairobi (Mamme di Kilimani Nairobi).
La protesta pacifica, a cui hanno partecipato centinaia di persone, è stata avviata in risposta a un'aggressione in cui un gruppo di uomini aveva spogliato e assalito una giovane donna per strada perché, a loro avviso, indossava una gonna indecente.

La manifestazione e una petizione al parlamento hanno condotto a una modifica di legge tramite cui la rimozione degli indumenti è stata espressamente dichiarata un reato sessuale. Grazie a questo risultato, le organizzatrici di #MyDressMyChoice hanno capito ciò che potevano ottenere e otto di loro hanno collaborato per creare Her Voice, per rispondere alle vittime di aggressione sessuale e violenza domestica che contattano l'organizzazione tramite la Pagina Facebook o i profili personali. L'organizzazione le aiuta a intraprendere azioni legali contro gli aggressori e, se necessario, a trasferirsi. Il gruppo si reca presso le aule dei tribunali per chiedere giustizia nei casi di violenza di genere e cerca di promuovere un atteggiamento più positivo verso le donne invitando uomini che rispecchiano modelli di comportamento a parlare ai ragazzi nelle scuole di Nairobi.

Nella foto: Ruth Knaust, Caroline Beinheim, Ritah Mutheu, Cecelia Brenda, Njeri Migide, Stephanie Muya, Wairimu Mahinge e Sharon Okemo.

Contro la violenza sui bambini

Mavis Mendonca Smith Uday Shanker

Mavis Mendonca Smith è una dei cofondatori di Win Bangalore Back (Alla riconquista di Bangalore), un gruppo Facebook organizzato in risposta alla notizia della violenza sessuale subita da una bambina di sei anni in una scuola privata indiana a luglio 2014.
Il gruppo, creato da Rajeev Ravindranath, un amico di Mavis, ha raggiunto quasi 20 000 membri in pochi giorni. Mavis e altri membri del gruppo hanno organizzato una manifestazione chiamata Red Brigade  a cui hanno partecipato circa 2000 persone per dichiarare che non avrebbero accettato violenza e ingiustizia contro le donne nella loro città. Durante l'evento si sono tenuti anche dibattiti su come eliminare il senso di vergogna delle vittime e invogliare la comunità a lottare contro l'apatia della polizia.
Win Bangalore Back ha instaurato una collaborazione con l'ufficio del commissario di polizia per portare in primo piano le questioni fondamentali e assicurare che vengano intraprese azioni al riguardo. Secondo Mavis, che ha sempre vissuto a Bangalore, la città è diventata meno sicura per le donne negli ultimi anni ma, grazie al gruppo Facebook, esiste un luogo in cui chiunque può chiedere aiuto con la certezza di essere ascoltato. Alcune donne hanno raccontato di casi in cui sono state molestate verbalmente o fisicamente per strada e altri membri, uomini e donne, si sono offerti di aiutarle a segnalare l'accaduto e di accompagnarle per strada in futuro.


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