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Apple, febbre da iPhone 5: in Borsa è record di capitalizzazione

L’uscita imminente del nuovo Melafonino e le voci sempre più insistenti su un iPad-mini e sulla rinnovata Apple-Tv fanno schizzare alle stelle le quotazioni della società, che raggiunge i 623 miliardi di capitalizzazione (nuovo primato assoluto per una società quotata a Wall Street). Il tutto a poche ore dalla sentenza che metterà fine alla battaglia legale con Samsung

Tim Cook

Tim Cook, Ceo di Apple – Credits: AP Photo/Mark Lennihan

Chi pensava che i risultati un po’ flosci dell’ultimo quarto fossero in realtà il primo sintomo di un'inversione di tendenza si sbagliava di grosso: Apple è più solida che mai e la fiducia degli investitori è ai massimi di sempre. La prova (se mai ve ne fosse stato bisogno) è arrivata alla chiusura delle contrattazioni di ieri, quando il titolo di Cupertino a Wall Street ha toccato i 665 dollari per azione, un valore che fa della società fondata da Steve Jobs la public company più ricca di tutti i tempi.

Moltiplicando l’attuale valore di borsa per 937.406.000 (tante sono le azioni presenti sul mercato all'ultimo rilevamento), la società californiana raggiunge infatti la sbalorditiva cifra di 623.5 miliardi di dollari di capitalizzazione, un valore più alto del precedente primato di Microsoft, che nel dicembre del 1999 arrivò a toccare la soglia dei 618.89 miliardi di dollari (per poi scendere fino agli attuali 260 miliardi).

Interessante notare come solo nel 2010 le due società avessero più o meno lo stesso market cap: 227 miliardi di dollari. In due anni, quindi, Apple ha guadagnato oltre 400 miliardi in valore, contro i "soli" 30 miliardi del rivale di Redmond.

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Perché tanta fiducia?

Facile pensare che a far schizzare alle stelle i titoli di Cupertino sia soprattutto l’approssimarsi della presentazione del nuovo iPhone (prevista per il prossimo 12 settembre), un oggetto che da solo vale circa la metà dell’interno fatturato di Apple. E che nella nuova versione (quella che tutti per il momento identificano con il nome di iPhone 5) potrebbe frantumare tutti i record del passato.

L’ultima previsione in questo senso arriva dagli analisti di FBR Capital Markets , che sono pronti a scommettere sull’eventualità che il nuovo Melafonino riesca a racimolare da solo più o meno quello che hanno totalizzato in cinque anni le precedenti versioni del dispositivo: 250 milioni di unità, praticamente due terzi del totale (365 milioni) venduto dal 2007 ad oggi.

Ad alimentare stime così effervescenti sarebbe l’apertura al mercato cinese e in particolare l’accordo con l’operatore locale China Mobile che – se confermato – porterebbe Apple a moltiplicare esponenzialmente il suo bacino di utenza (si parla di 13 milioni di pezzi nella sola Cina nel primo semestre del 2013).

Ma non c’è solo l’iPhone a tenere alto il morale degli investitori. Le voci sempre più insistenti su un iPad-mini e quelle relative all'eterna incompiuta Apple Tv alimentano oltre alle aspettative dei fanboy anche quelle del mercato nella sua interezza che ora si attende qualcosa di più di un semplice aggiornamento di prodotto ma l'ennesimo uovo d’oro marchiato con la mela morsicata.

E in effetti l’uscita di un nuovo gadget da affiancare all’iPad e all’iPhone darebbe ad Apple un’arma micidiale da sventolare sotto il naso della concorrenza, soprattutto ora che che l’iPod sembra ormai destinato al viale del tramonto.

Apple contro Samsung. è l'ora della verità

Di certo, a seguire con un occhio particolare l’evolvere della situazione ci saranno anche quelli di Samsung con i quali proprio in queste ore si decide l’interminabile contenzioso sui presunti brevetti copiati dagli iPhone e dagli iPad . La corte di San José è infatti pronta ad emettere il verdetto finale su quella che rischia di diventare la più costosa querelle giudiziaria nella storia dell’hi-tech.

In ballo ci sono un sacco di soldi (2,5 miliardi di dollari la richiesta dei legali di Apple, 422 milioni quella di Samsung) ma soprattutto il futuro dei dispositivi mobili. Se vincerà Apple, fa notare il New York Times , la società coreana e tutti gli altri concorrenti (specie quelli appartenenti alla scuderia Android) saranno obbligati a modificare le proprie strategie di sviluppo nell'ottica di distinguere maggiormente i propri prodotti da quelli di Cupertino (pena il rischio di nuove battaglie legali). Se vincerà Samsung, invece, assisteremo con ogni probabilità a un ulteriore proliferare di dispositivi simil-iPhone e simil-iPad.

Lucy Koh, il giudice che emetterà la sentenza (colei, per intenderci, che pochi giorni fa ha chiesto ai pignoli avvocati di Apple presentatisi in udienza con 75 pagine di obiezioni se casomai si fossero "fatti" di crack) si augura che le due società riescano a trovare un accordo in extremis al di fuori dei tribunali. Ma le speranze in questo senso - da quel che si apprende - sono ridotte al lumicino. A giudici, quindi, l'ardua sentenza.

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