Economia

Taxi, perché in Italia costano tanto

Tra gasolio, tasse e assicurazioni, gestire un'automobile da trasporto nel nostro paese è un vero e proprio salasso

Taxi-sciopero

Andrea Telara

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I taxi italiani sono tra i più cari d'Europa? Così pare, almeno secondo i dati riportati di recente da Repubbblica (ricavati da un'indagine di Ubs),  secondo cui farsi scarrozzare da un tassista per Roma costa circa il 40% in più che a Londra. Per amore di verità bisognerebbe però ricordare anche un particolare tutt'altro che trascurabile. In Italia, gestire un  taxi costringe ad affrontare delle spese molto più alte rispetto alla media dei paesi dell’Area Euro.

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A rivelarlo è stata oggi la Cgia, la confederazione degli artigiani di Mestre che ha snocciolato una lunga sfilza di dati e cifre: il gasolio per autotrazione, per  esempio, nel nostro paese costa il 13,4% in più della media Ue. Il peso delle tasse è superiore di oltre 4 punti percentuali mentre le tariffe della Rc auto, cioè le assicurazioni contro gli incidenti stradali superano la media continentale del 57%. Infine, come se non bastasse, tra il 2007 (anno pre-crisi) e il 2016, in Italia c'è stato pure aumento del listino prezzi delle autovetture nuove pari al 14,4%, contro il 13,2% del resto del continente. I risultati, secondo la Cgia,  sono impietosi soprattutto quando il confronto avviene con la Germania: i taxisti di casa nostra pagano infatti 0,207 euro in più un litro di gasolio rispetto ai colleghi tedeschi, 6,8 punti percentuali in più di tasse e 136 euro in più all’anno per assicurare l’automezzo.

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Se i tassametri italiani svuotano spesso le tasche dei passeggeri, insomma, per la Cgia non si deve addossare la colpa agli operatori del settore. “In queste ultime settimane”, dice Paolo Zabeo, responsabile dell'Ufficio Studi dell'associazione degli artigiani di Mestre,  “ci è parso di capire una cosa: la deregolamentazione che alcuni parlamentari della maggioranza volevano introdurre per decreto nel settore del trasporto pubblico non di linea aveva come obbiettivo quello di colpire una categoria che già non gode dei favori dell’opinione pubblica”.  

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Per Zabeo, però, si è scelto di toccare come al solito i pesci piccoli. Secondo l'analista della Cgia, i taxi non hanno paura della concorrenza. Il guaio è che, ogni volta che si fa una liberalizzazione, si finisce sempre per interessarsi di un piccolo spaccato del problema, come se tutti i guai dell'economia italiana fossero rappresentati dalla scarsa concorrenza tra i chioschi lungo le spiagge, tra i venditori  ambulanti o appunto tra i tassisti. “E’ vero che da qualche parte bisogna pur cominciare”, conclude Zabeo, “ma perché iniziare sempre dalla coda? E' invece palese a tutti che, per rendere il nostro Paese più moderno, bisognerebbe  intervenire con maggior determinazione sulle assicurazioni, sulle banche, sulle autostrade e sul settore energetico. La domanda di zabeo, ovviamente, ha in primis due destinatari: governo e Parlamento.

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