Sanità e ticket, ecco dove si taglierà

Ticket agganciati all’Isee, acquisti a costi standard, meno ospedalizzazione e più spazio ai medici di famiglia

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Era inevitabile che in tempi di ristrettezze economiche e con la necessità di effettuare tagli sempre più drastici alla spesa pubblica, si tornasse a parlare di servizio sanitario. E a farlo in queste ore è stato lo stesso ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin. Le sue sono state parole molto chiare, soprattutto quando ha denunciato un sistema basato sui ticket che ormai dimostra palesemente di non funzionare. Circa il 50% dei cittadini usufruisce infatti di esenzioni e sfrutta l’80% delle prestazioni della nostra Sanità pubblica. Un’incongruenza sulla quale bisogna urgentemente agire se non si vuole che a rimetterci sia l’intera sanità nazionale. Per farlo però bando ai cosiddetti tagli lineari, quelli per intenderci che finora sono stati la ricetta privilegiata dai passati governi, è in particolare dall’esecutivo Monti. In questo senso anzi, la Lorenzin ha annunciato di aver strappato al ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni la rassicurazione della copertura di due miliardi prevista proprio per i ticket sanitari.

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Quello che bisogna fare invece e rivoltare come un calzino la nota spesa della nostra sanità, per riuscire ad individuare spazi, e ce ne sono certamente, dove operare più che dei tagli, delle vere e proprie razionalizzazioni. Stiamo parlando infatti di un settore che ogni anno assorbe qualcosa come 110 miliardi di euro, questa per il 2013 laspesa complessiva pattuita tra Stato e Regioni. E allora vediamo i capitoli su cui la Lorenzin ha annunciato di voler intervenire con l’obiettivo di portare a casa risparmi per almeno 10 miliardi di euro.

Come accennato c’è innanzitutto il capitolo ticket con tutte le sue distorsioni sopra citate. A cui si aggiunge il paradosso che in alcune Regioni, il metodo di calcolo delle esenzioni basato sull’Irpef, porta fino al 70% la quota di popolazione con diritto alle esenzioni, con il risultato che chi paga pi deve sostenere oneri molto maggiori. La prima mossa da fare dunque sarà quella di agganciare la concessione di eventuali esenzioni alla dichiarazione Isee, nella quale si dovrà opportunamente tenere conto anche del numero dei figli delle famiglie. Una scelta quella di puntare sull’Isee, che comincia a diventare una costante, visto che la si invoca ad esempio anche per stabilire il pagamento dell’Imu o per usufruire di tutta un’altra serie di servizi pubblici, dagli asili nido all’assistenza sociale. E’ tutto da dimostrare però, che con questa dichiarazione non si potranno verificare quelle stesse irregolarità che finora hanno impedito di operare le opportune verifiche sulle prestazioni erogate.

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Secondo capitolo, del quale in realtà si parla da anni, è quello che impatterebbe su una migliore razionalizzazione della spesa sanitaria. Non è più ammissibile infatti che Asl di parti diverse del Paese acquistino materiale sanitario con differenze di prezzo che a volte sono anche del 500%. In questo senso immaginare una struttura centralizzata che stabilisca costi minimi standard per determinate strumentazioni, potrebbe portare a risparmi stimabili tra il 15 e il 30%, ossia circa 10 miliardi complessivi.

Ma il menù messo in campo dal ministro Lorenzin non finisce qui. Un’altra delle voci su cui si intende intervenire infatti riguarda i tempi di ospedalizzazione. In Italia in pratica si rimane troppo tempo nelle corsie degli ospedali, con costi di gestione elevatissimi. In questo senso un utilizzo maggiore dei servizi domiciliari e soprattutto degli studi dei medici di famiglia, che dovrebbero dismettere i panni di semplici uffici compila-ricette e cominciare ad essere disponibili 24 ore su 24, potrebbero portare ad ulteriori risparmi sui ricoveri valutabili in almeno 3 miliardi di euro.

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Infine c’è il capitolo che va sotto il nome di e-health. Una sigla che comprende tutti i sistemi di digitalizzazione delle procedure burocratiche che applicate ai servizi sanitari potrebbero generare risparmi incredibili. Il fascicolo sanitario elettronico, l’anagrafe degli assistiti e le ricette elettroniche, solo per citare alcune delle soluzioni informatiche già disponibili e che andrebbero utilizzate su più larga scala, potrebbero apportare benefici di spesa stimabili in circa 12 miliardi di euro.

Come si vede dunque spazi di intervento ce ne sono, e prima che la scure del ministero dell’Economia si abbatta inesorabilmente sulla Sanità tagliando in maniera indiscriminata, ci sono una serie di ambiti su cui poter agire. E nei prossimi giorni è in programma un incontro proprio tra i ministri Lorenzin e Saccomanni, per mettere a punto una strategia di azione che possa effettivamente dare frutti. Di mezzo, come accennato, c’è il futuro stesso del nostro servizio sanitario nazionale così come lo abbiamo conosciuto fino a oggi.

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