Equitalia e il pignoramento del 100% di stipendi e pensioni

E’ stato Attilio Befera a chiedere una modifica della norma che permetterebbe all’ente di riscossione di bloccare tutto l’importo disponibile

Il direttore di Equitalia Attilio Befera (Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Si tratta di un vero e proprio effetto a orologeria di quel decreto Salva Italia con cui a dicembre del 2011 si insediò praticamente il governo Monti. Tra le decisioni adottate da quel maxi-provvedimento che rappresentò una vera e propria cura da cavallo per l’Italia, si stabilì infatti l’impossibilità di ricevere in contanti somme superiori ai mille euro. La conseguenza fu che tutti i soggetti, soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati che incassavano mensilmente somme superiori proprio ai mille euro, dovettero aprire conti correnti ad hoc. Tra l’altro furono previste anche agevolazioni che permisero l’apertura di conti a costi contenuti. Ora però proprio su questi conti si è aperta una querelle che necessita una soluzione quanto mai urgente. In caso infatti di pignoramento da parte di Equitalia potrebbe accadere che quest’ultima arrivi a bloccare il conto corrente di un contribuente inadempiente, appartenente proprio alla categoria sopra citata.

CHI HA PAURA DI EQUITALIA

In questo caso significherebbe in pratica il pignoramento dell’intera pensione o dell’intero stipendio di un cittadino. Una situazione che ovviamente non può essere tollerata. E a lanciare l’allarme tra l’altro è stato lo stesso direttore di Equitalia Attilio Befera che in una audizione in Parlamento ha chiesto alla politica di intervenire per porre rimedio ad una norma che potrebbe avere effetti deleteri. La legge infatti prevede che se il pignoramento di stipendi o pensioni avviene alla fonte, ossia presso un ente previdenziale o presso un datore di lavoro, si applichino dei limiti bene definiti. Per la precisione si tratta di un decimo nel caso di stipendi, pensioni, salari o altre indennità fino a 2.500 euro. Un limite che sale a un settimo per pensioni, stipendi, salari e altre indennità tra 2.500 euro e 5mila. Infine, al di sopra di questo limite, la quota pignorabile è fissata a un quinto.

SE LA CRISI FA BENE ALLE TASSE

Come accennato però, sempre secondo la legge, se il pignoramento avviene in banca, dopo che le somme sono state trasferite su di un conto corrente, allora il pignoramento può riguardare l’intera somma, che nel caso di chi ha un conto unicamente destinato al versamento di stipendio o pensione, vorrebbe dire vedersi sottratta l’itera disponibilità finanziaria necessaria a poter vivere. Un meccanismo infernale, che per il momento a sentire sindacati e associazioni dei consumatori, non ha ancora procurato effetti perversi. E’ forse per questo allora che il grido d’allarme preventivo lanciato da Attilo Befera andrebbe preso in seria considerazione, prima che si creino effettivamente situazioni incresciose.

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