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Oxfam: la lista nera dei paradisi fiscali secondo l'Ong

L'organizzazione umanitaria punta il dito contro Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta che non fanno parte dell'elenco che sarà pubblicato dall'Ue

La storia dei paradisi fiscali è antica quanto quella delle tasse e dei tentativi di farle pagare. Ma se qualche passo avanti era stato fatto dall'Unione Europea per dare una stretta all'evasione su larga scala, ora tutto rischia di arrestarsi per l’ennesima volta. Con gli scandali che hanno riguardato le grandi multinazionali del web o i super nomi implicati prima nell'inchiesta Panama Papers e quelli della nuova ondata rinominata Paradise Leaks, c’è ancora chi elude il fisco senza incappare in sanzioni. E la denuncia parte dall’Ong Oxfam.

La lista di Oxfam

L'allarme è stato lanciato dalla società inglese no profit a pochi giorni dal consiglio dei ministri delle Finanze Ue (Ecofin) che si terrà il 5 dicembre, e lo ha fatto puntando a una lista più ambiziosa di quella dell'Ocse che invece si è limitata ad aggiungere Trinidad e Tobago.

Per essere efficace e credibile, sostiene Oxfam, la blacklist dei paradisi fiscali dell'Unione europea dovrebbe includere quattro stati membri della stessa Ue: Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta. E colpire almeno 35 Paesi extra-Ue.

I timori di Oxfam

Il timore dell’organizzazione umanitaria sta nel fatto che dalla riunione dell'Ecofin esca un elenco edulcorato, fatto al ribasso e “poco attendibile", frutto di "forti pressioni politiche interne ed esterne".

Nel suo ultimo rapporto la Ong Oxfam si sofferma sul fatto che l'Ue, che ha messo sotto esame 92 Paesi extra-Ue sulla base di una serie di criteri, dalla trasparenza fiscale a regimi al trasferimento di profitti su larga scala, senza però applicarli ai 28 Paesi membri. "La presidenza Ue, attualmente appannaggio di Malta - si legge in una nota - si è pubblicamente espressa a favore di una lista nera europea vuota", mentre la Svizzera, "uno dei Paesi sotto esame, ha dichiarato senza mezzi termini di aspettarsi di non essere inserita in lista".

Cosa dovrebbe contenere la lista

Sempre secondo Oxafam, i profitti registrati nei paradisi fiscali sono "totalmente disallineati" rispetto alla reale attività economica che vi viene condotta. Dei 92 Paesi messi sotto osservazione dall'Ue, poco meno di una quarantina hanno ricevuto lettere in cui si chiede l'impegno a rispettare i criteri fissati dall'Europa.

La denuncia di Oxfam

Per Oxfam, la lista presentata è un compromesso al ribasso. "La nostra simulazione mostra come dovrebbe presentarsi la blacklist europea se l'Ue applicasse i propri criteri senza farsi condizionare da pressioni politiche di parte - ha dichiarato Aurore Chardonnet, policy advisor di Oxfam sui dossier di giustizia fiscale - Il processo ufficiale di blacklisting avviene però nella più totale segretezza, lasciando i cittadini all'oscuro di tutto e permettendo ai paesi-paradisi di sfruttare il proprio potere di influenza politica ed economica. Il rischio è quello di ritrovarsi ad avere a che fare con un documento tanto vuoto, quanto inutile ai fini della risoluzione di un problema così grave".

L'ong inglese chiede di mettere fine a scandali come Paradise Papers, Panama Papers e Luxleaks. "Il primo passo non può che essere quello di produrre una lista nera robusta, oggettiva e coerente - dice Chardonnet - Si tratta di un'occasione imperdibile per neutralizzare l'impatto nocivo dei paradisi fiscali nei propri paesi e in quelli in via di sviluppo. L'alternativa è una lista nera solo nel nome, ma nei fatti piena di sfumature di grigio".

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