Iva, ecco come fare per evitare l’aumento

Per trovare la copertura due opzioni: tagli di agevolazioni e detrazioni o un cambio del paniere

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Ormai è una lotta contro il tempo. A luglio scatterà infatti l’aumento dell’aliquota Iva dal 21% al 22% e il governo sta cercando ogni possibile soluzione per ovviare a questo nuovo aggravio sulla spesa degli italiani. Una prospettiva quest’ultima che per molti osservatori risulterebbe infatti un vero colpo di grazia per i consumi che, dati Istat alla mano, continuano a perdere quota nel nostro Paese. Eppure trovare una via d’uscita è quanto mai arduo, visto che come al solito la coperta è molto stretta, soprattutto dopo che lo stesso governo ha già deciso il congelamento tanto dell’Imu quanto della Tares. I soldi da qualche parte dovranno pur arrivare, e l’Europa tra l’altro ha lanciato un monito preciso affinché il nostro Paese, nonostante l’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit, non  abbassi la guardia sui conti pubblici. Dunque come fare?

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Come detto le soluzioni non sono poi tante, e allo studio ci sarebbero in pratica due alternative. La prima prevede che per trovare i due miliardi di euro che servono a coprire lo stop all’aumento dell’Iva da qui a dicembre, si faccia affidamento su una corposa riduzione di detrazioni e agevolazioni. Stiamo parlando di un vero e proprio ginepraio di norme, sul quale in tanti hanno provato a mettere le mani in passato, ma senza successo. Si stima infatti che le deduzioni in gioco valgano nel nostro Paese qualcosa come 250 miliardi di euro, un vero e proprio patrimonio da maneggiare però con grande attenzione. Il rischio infatti è che incamminandosi su questa strada si vadano a colpire le fasce più deboli della popolazione, quelle che proprio grazie a tutta una serie di agevolazioni riescono a fine anno a far quadrare i propri conti. Bisogna dunque evitare il pericolo latente, di aggiustare qualcosa, il fronte dei consumi, scassandone qualche altra, ossia la sicurezza economica di migliaia di famiglie.

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L’alternativa, che rappresenterebbe una vera e propria via di mezzo, potrebbe essere allora quella di optare per un aumento di mezzo punto dell’Iva, agendo però in maniera oculata sul paniere dei beni. In particolare si potrebbe giungere alla soluzione di spostare alcuni beni dall’aliquota più alta, ad una più bassa, riuscendo in questo modo a tutela re comunque alcuni livelli di consumi. Si è fatto, non a caso tra l’altro, l’esempio delle telecomunicazioni. Gli ultimi dati Istat hanno infatti rilevato, con preoccupazione generale, che questo comparto che in passato era stato uno dei pochi a tenere il passo della crisi con valori della spesa complessiva sempre e comunque in crescita, questa volta ha fatto segnare un calo dei consumi pari a -2,5%. Sui prodotti di questo settore si potrebbe allora decidere appunto un cambio di aliquota, facendoli uscire dalla fascia più alta per spostarli in una intermedia.

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Insomma, veri e propri giochi di prestigio finanziario, in cui il vero nodo resta l’inesorabile mancanza di risorse. Una mancanza che intanto ha fatto decidere fin d’ora al governo che se il congelamento dell’aumento dell’Iva ci sarà, esso sarà comunque limitato al 31 dicembre di quest’anno. Dal 2014 il rialzo dunque sarà inevitabile e c’è solo da sperare che per allora la nostra economia abbia dato qualche, seppur tenue, segnale di ripresa.

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