Ispezioni del fisco, ecco quando si potranno contestare

Una sentenza ha stabilito che se il funzionario che firma l’accertamento non è delegato dal proprio capo ufficio, il controllo è nullo

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Giuseppe Cordasco

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In questo caso, “le esigenze di certezza del diritto sono particolarmente rilevanti”: con questa motivazione, la Commissione tributaria provinciale di Terni ha stabilito che in caso di verifica o accertamento, il fisco deve poter dimostrare che l’impiegato dell’Agenzia delle entrate che firma la comunicazione al contribuente debba essere un delegato del capo dell’ufficio o comunque debba appartenere alla carriera direttiva. In altre parole, se non sono presenti questi requisiti, che possono apparire formali ma in effetti non lo sono, i controlli effettuati potranno essere contestati e considerati nulli. La sentenza con cui il giudice tributario di Terni ha sancito questa vera e propria tutela giuridica dei cittadini è la 203/15, e vale sia per accertamenti riguardanti l’Iva che per controlli sull’Irpef.

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Tutto nasce da un ricorso presentato da un’azienda attiva nel settore dei legnami. E pensare che l’imprenditore in questione aveva aderito al contradditorio e in effetti in questa fase gli uffici erariali non sono tenuti ad allegare all’avviso di accertamento la firma del funzionario che materialmente segue la pratica. Diverso però il discorso, ha stabilito la Ctp di Terni, quando dalla fase di confronto, si passa al recupero coatto delle somme dovute. Nel caso specifico infatti, l’Agenzia delle entrate aveva richiesto il pagamento dell’Iva arretrata con tanto di sanzioni. Una misura che evidentemente aveva fatto scattare il contenzioso tra contribuente e amministrazione fiscale. Ebbene, da questa fase in poi devono subentrare delle garanzie formali molto più stringenti per il cittadino, proprio perché entriamo in un campo decisamente delicato.

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È dunque a partire da questo momento che il contribuente ha potuto far valere la mancanza di certezze su chi effettivamente avesse controfirmato gli avvisi ricevuti. Tra l’altro, neanche in sede dibattimentale l’Agenzia delle entrate è riuscita a produrre documenti che dimostrassero senza ombra di dubbio che il dipendente in questione fosse delegato dal capo dell’ufficio e appartenesse anch’egli, come sopra ricordato, alla carriera direttiva. Un precedente questo molto significativo, che potrebbe portare in futuro a numerosi ricorsi e all’annullamento di tanti altri procedimenti ispettivi nel caso le suddette garanzie formali non fossero rispettate. Come dire, l’Agenzia delle entrate è avvisata, ed è bene che in futuro su questa questione ponga il massimo dell’attenzione, per non vedere sfumare il lavoro ispettivo di tanti suoi dipendenti.

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