Tasse

Imu e Tasi 2018, tutto quello che c'è da sapere sulla prossima scadenza

I termini per il versamento della prima rata delle due imposte slittano dal 16 giugno, che cade di sabato, a lunedì 18 giugno

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Giuseppe Cordasco

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Giugno è notoriamente un mese critico per le scadenze fiscali, e ne sanno qualcosa i milioni di contribuenti che a breve saranno chiamati a versare Imu e Tasi.

E proprio a proposito della scadenza di quello che sarà l’acconto delle due imposte immobiliari c’è una novità importante da tenere presente: rispetto infatti alla data prevista del 16 giugno, ci saranno due giorni in più di tempo. Cadendo infatti di sabato tale scadenza, essa slitterà automaticamente a lunedì 18 giugno.

Ma vediamo nel dettaglio le cose più importanti da ricordare per questo appuntamento che costerà ai contribuenti italiani un esborso complessivo di circa 10 miliardi di euro, frutto dell’applicazione delle diverse aliquote di Imu e Tasi appunto, decise localmente dalle varie giunte comunali.

Chi deve pagare

Diciamo allora innanzitutto che saranno chiamati a pagare l'Imu e la Tasi i proprietari e i titolari di diritti reali sugli immobili, con esclusione dei proprietari di prima casa che dal 2017 non pagano nemmeno la Tasi. Rientrano comunque nella tassazione le ''prime case'' di lusso delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ovvero abitazioni di tipo signorile, ville e castelli.

L'appuntamento vale anche per gli affittuari se l'immobile non è utilizzato come prima casa. Si paga anche sui terreni, ma non su quelli agricoli. Da notare, tra le altre cose, che l'imposta relativa all'alloggio del portiere e delle parti comuni è versata dall'amministratore di condominio e addebitata ai singoli condomini.

Quanto si paga

La prima rata o acconto dell'Imu e della Tasi per il 2018 è, in molti casi, facile da calcolare. Per chi non ha registrato cambiamenti rispetto al 2017, basterà pagare il 50% dell'imposta versata l'anno precedente.

Ma bisogna tener conto che le imposte si pagano in base ai mesi reali di possesso (si considerano tali i periodi superiori ai 15 giorni): quindi se si è acquistato un immobile ad aprile, l'importo dovrà essere commisurato solo a tre mesi (e non a sei).

Lo stesso vale per la base di calcolo: se il possesso o una modifica, ad esempio da prima a seconda casa, sono cambiati nel corso del 2017, sarà necessario ricalcolare l'imposta piena per l'intero 2017 e poi suddividerla a metà. È anche possibile pagare l'intero importo del 2018. Ma in questo caso bisogna tener conto delle aliquote e degli sconti adottati dai Comuni nell’anno in corso.

Abitazioni in locazione

Per gli immobili dati in affitto è previsto che una quota della Tasi, tra il 10 e il 30%, venga pagata dal conduttore se non la utilizza come prima casa: in ogni caso, quest'importo, anche se non dovuto o non pagato dall'inquilino, non va versato dal proprietario. Se il Comune non indica la quota dell'affittuario, questa si considera pari al 10%.

Casi particolari

Ci sono due categorie di sconti previste in generale (alle quali i Comuni possono aggiungere tipologie differenziate). La prima vale per gli affitti a canone concordato che possono abbattere l'imposta del 25%.

La seconda è il dimezzamento dell'imposta nel caso in cui l'immobile venga concesso ai parenti in linea retta entro il primo grado che la utilizzano come abitazione principale. Ma per ottenere questo sconto è necessario che ci sia un contratto di comodato d'uso. In questo caso a pagare sarà il possessore perché per l'utilizzatore è un'abitazione principale.

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