Tasse

Benzina, perché i prezzi non calano se il petrolio costa meno

Un’anomalia tutta italiana legata soprattutto al peso esorbitante delle accise

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– Credits: Imagoeconomica

Ci risiamo: il costo del petrolio cala, e in maniera anche significativa, ma i prezzi di benzina e gasolio alla pompa non vogliono saperne di scendere, anzi in alcuni casi addirittura aumentano. In questi giorni si è riaperta, quasi inevitabilmente, una polemica che nel nostro Paese va avanti ormai da anni, e che si ripresenta ogni qualvolta il prezzo del greggio crolla in modo rilevante. È il caso proprio di questi primi otto mesi del 2015, durante i quali il valore di un barile di petrolio è sprofondato dagli iniziali 100 dollari ai circa 50 attuali, con punte verso il basso anche di 40 dollari. Eppure ai nostri distributori gli effetti di questo vero e proprio tracollo non si sono praticamente fatti sentire. Il prezzo della benzina continua ad oscillare infatti intorno a 1,65 euro, mentre quello del gasolio staziona intorno a 1,45 euro.

Benzina, sono le accise a far lievitare i prezzi


E ancora una volta, milioni di automobilisti del nostro Paese si chiedono come mai, il più semplice e banale dei meccanismi economici che dovrebbe portare ad un abbassamento dei prezzi di un prodotto a fronte di un costo ridotto della materia prima, per i carburanti sembra proprio non voler funzionare. E la ragione principale di questa vera e propria anomalia tutta italiana ha un nome ben preciso: accise. È infatti l’eccessivo carico fiscale a produrre prezzi di benzina e diesel sempre al di sopra di quelli che si potrebbe attendere secondo le più naturali aspettative di mercato. Basti pensare, per dare qualche numero molto significativo, che il prezzo industriale della benzina, quello cioè che tiene conto dei costi di produzione e di trasporto, è pari a circa 0,562 euro, in linea con quanto avviene a livello europeo, dove la media è pari a 0,561 euro.

Benzina, nuovi aumenti e la colpa è del bancomat


Il guaio per gli automobilisti arriva quando a questo prezzo si aggiungono appunto le accise e l’Iva. Stiamo parlando di un carico fiscale che per le prime vale 0,728 euro, mentre per la seconda, calcolata al 22 per cento, è pari a 0,293 euro. Si arriva ad un totale di circa 1,02 euro, ossia quasi il doppio del costo industriale della benzina. Ovvio dunque che qualsiasi meccanismo di mercato, che dovrebbe portare ad abbassamenti del costo dei carburanti, risulti fortemente compromesso da un carico di imposte che rimane praticamente costante. E spesso, come noto, si tratta di accise introdotte per ragioni di emergenza, come una missione militare all’estero oppure un terremoto, e che poi, passata appunto l’emergenza, non sono state più tolte, divenendo un’entrata ordinaria per le casse dello Stato.

Benzina: e se l’Italia, come la Francia, mettesse un tetto al prezzo?


A questo meccanismo bisogna poi aggiungere in alcuni casi gli effetti dei cosiddetti futures. Molte compagnie petrolifere italiane, come d’altronde avviene un po’ dappertutto, acquistano infatti il greggio a prezzi bloccati per alcuni mesi. Una procedura che permette di evitare pericolose oscillazioni dei prezzi e che risulta quanto mai utile nel caso questi ultimi dovessero salire. Nel caso invece i prezzi in questione dovessero però scendere, non c,è nessun tipo di beneficio per chi compra, visto che come detto, il prezzo di acquisto risulta bloccato. Questa legata ai futures quindi è un’altra delle ragioni, che si somma a quella più rilevante delle accise, per le quali in questi giorni non stiamo assistendo a cali vistosi dei prezzi dei carburanti alla pompa, nonostante i costi molto ridotti del petrolio. E le cose, se possibile, potrebbero anche peggiorare: la legge di stabilità prevede infatti che se non verranno rispettati alcuni parametri finanziari di carattere comunitario, già nel 2016 potrebbero scattare proprio nuovi aumenti delle accise.

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