Soldi

Tango Bond, chi ha diritto ai rimborsi e chi no

Dopo circa 15 anni, la Repubblica Argentina rimborsa al 150% le obbligazioni finite in default nel 2001. Ma solo 50mila risparmiatori avranno i soldi

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Andrea Telara

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Ci sono voluti ben tre lustri ma, alla fine, i soldi arriveranno per intero. Anzi, ne arriveranno molti più del previsto. Si chiude così per migliaia di risparmiatori italiani la vicenda dei Tango Bond, cioè le obbligazioni pubbliche emesse dalla Repubblica Argentina, finita in default nel lontano 2001.


Le peggiori banche del 2015


Questi titoli, per chi non ricordasse le vicende, si trasformarono in carta straccia circa 15 anni fa, aprendo una voragine nel portafoglio di ben 450mila risparmiatori italiani che li avevano acquistati, consigliati spesso in malafede dalle banche e allettati da rendimenti elevatissimi, superiori in molti casi all'8%. A distanza di parecchio tempo, dopo aver superato una lunga crisi economica e varie vicissitudini, il governo di Buenos Aires ha deciso di restituire agli investitori italiani una somma di 1,35 miliardi di euro, corrispondente al 150% del valore originario dei titoli. Alla fine, dunque, non è andata poi così male perché, se è vero che c'è voluto tanto tempo, il capitale dei risparmiatori torna indietro tutto, addirittura con l'aggiunta un rendimento di oltre il 2,7% annuo. Chi per esempio aveva investito nei titoli 10mila euro, in teoria dovrebbe riceverne 15mila. Peccato, però, che a trarne beneficio saranno in pochi, probabilmente appena 50mila persone sulle 450mila che rimasero beffate nel 2001.


In molti a bocca asciutta

A ricevere questo rimborso, infatti, saranno soltanto coloro che non hanno aderito in passato alle ristrutturazioni del debito, effettuate dal governo di Buenos Aires in due occasioni diverse, nel 2005 e 2010. In entrambe i casi ai possessori dei bond, rappresentati da una Task Force Argentina (TFA) guidata dall'avvocato Nicola Stock e promossa dalle banche, fu offerta la possibilità di sostituire le vecchie obbligazioni-spazzatura con nuovi titoli dal valore molto più basso, cioè inferiore di oltre due terzi a quello originario. Nel tentativo di recuperare almeno un po' di soldi e nell'incertezza su come sarebbero andate le cose in futuro, molti aderirono alla proposta, rassegnandosi a subire delle perdite. Tanti altri piccoli investitori, appoggiati dalle associazioni a tutela del risparmio, fecero invece con successo causa alle banche, colpevoli di aver venduto a man bassa i titoli argentini, spacciandoli per obbligazioni sicure quando invece erano veri e propri bidoni.


Obbligazioni e risparmiatori beffati, le responsabilità di Consob e Bankitalia


Al termine di tutte queste vicende giudiziarie, restano dunque 50mila italiani che non hanno aderito a nessuna offerta di Buenos Aires. Solo loro hanno diritto a riavere tutti i soldi giacché i risparmiatori che hanno accettato le precedenti proposte si sono impegnati anche a non portare avanti altre cause contro la Repubblica Argentina. Ragionando con il senno di poi, dunque, chi ha saputo aspettare rifiutando la ristrutturazione del debito ha fatto la scelta giusta, anche se era difficile prevedere un epilogo così fortunato. Per vedere materialmente i soldi, è probabile però che i risparmiatori debbano aspettare ancora qualche mese, probabilmente fino a maggio o giugno 2016, visto che prima sono necessari diversi passaggi, come il via libera definitivo del parlamento di Buenos Aires o il disco verde ai pagamenti della Consob e del Ministero dell'Economia, che dovrà probabilmente anche chiarire a quale regime fiscale saranno soggette le somme in arrivo dall'altra parte dell'Oceano (per avere qualche informazione in più, è bene tenere d'occhio il sito web della Task Force Argentina-Tfa, sperando che vi siano presto aggiornamenti sulla situazione).


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