Sanità, dove colpirà la stangata

Quest’anno le regioni in deficit aumenteranno ancora l’Irpef. Con un reddito di 50 mila euro, si pagheranno anche 700 euro più di chi vive al Nord

(Credits: Elaborazione grafica di Stefano Carrara)

Martino Cavalli

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Alla fine del 2012 Mario Monti l’aveva buttata lì: il sistema sanitario potrebbe non essere più sostenibile. Con i primi effetti della revisione della spesa pubblica, gli italiani iniziano a rendersene conto. In Lombardia alcuni test pediatrici non sono più gratuiti. A Bolzano asl e comprensori stanno identificando le misure per risparmiare 50 milioni. In Basilicata si taglia la fisiokinesiterapia. Per ora, poca roba. Il grosso sarà il taglio di posti letto negli ospedali e di fondi per le strutture convenzionate. «Anche questo significa di fatto mettere a pagamento servizi finora gratuiti» sottolinea Federico Lega, responsabile segmento sanità alla Bocconi, «perché la riduzione dell’offerta allungherà le liste di attesa spostando la domanda sulle strutture private». Ma si pagherà anche, e non poco, con le addizionali Irpef regionali, che quest’anno possono salire di 0,6 punti nelle 8 regioni con piani di rientro dai deficit sanitari.

In attesa di vedere cosa prevederanno i bilanci 2013 (in buona parte ancora da approvare), la Uil Servizio politiche territoriali sottolinea che solo l’Abruzzo ha rimesso i conti in carreggiata. Su Lazio, Puglia, Sicilia e Piemonte resta l’allarme. Per Campania, Calabria e Molise (che sono ancora più in crisi e quindi hanno anche un’aliquota extra dello 0,3) è facile prevedere il passaggio all’aliquota massima. Proviamo a fare due conti.

Oggi l’addizionale varia tra 1,23 e 1,73 per cento, cui si aggiunge lo 0,3 per le regioni più in rosso. Da quest’anno le regioni in crisi possono salire di un ulteriore 0,6: totale massimo 2,63. In Veneto, per esempio, l’aliquota è ai minimi: 1,23. Quindi un padovano che guadagna 50 mila euro lordi paga 615 di addizionale Irpef e ha un servizio di qualità. Un napoletano rischia invece di pagarne 1.315. Per Tommaso Cottone, procuratore regionale della Corte dei conti, le maggiori imposte per la spesa sanitaria hanno già portato a un inasprimento della pressione fiscale in Campania per 289 milioni di euro. E magari, vista la qualità del servizio, bisogna curarsi al Nord. Ma è un cane che si morde la coda, perché poi la regione di residenza rimborsa quella di destinazione. L’anno scorso Lombardia ed Emilia-Romagna hanno vantato crediti per 450 e 350 milioni. A pagare sono state Campania, Calabria e Sicilia, che avevano rispettivamente 300, 250 e 200 milioni di debiti.

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