Permesso di soggiorno in cambio di case

Dopo l'Irlanda e il Portogallo, anche la Spagna pronta a "svendere" ingressi nel Paese, in cambio di investimenti immobiliari o creazione di posti di lavoro

Nella foto una manifestazione in Spagna contro la svendita del patrimonio pubblico e sanitario. (Credits: La Presse)

Eleonora Lorusso

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In tempi di crisi, si sa, meglio non vendere, ma comprare, almeno se si hanno i capitali per farlo, perchè i prezzi sono decisamente più bassi e le "svendite" sono dietro l'angolo. Lo sanno bene dalle parti della Grecia, che è riuscita miracolosamente e non cedere il Pantenone, ma ha dovuto "rinunciare" ad alcune delle sue isole. Alle offerte di prestiti internazionali, e in particolare finlandesi, in cambio del Partenone, Atene ha preferito privarsi di isole come Oxia, diventata proprietà privata della famiglia reale del Qatar. I precedenti proprietari, i greco-australiani Stamoulis, chiedevano 6,9 milioni di euro per 500 ettari circa nel Mar Ionio, poco distanti dalla mitica Itaca. Pare si siano dovuti "accontentare" di 5 milioni di euro. Del resto lo stesso Qatar ha appena firmato un accordo con l'Italia per finanziare la creazione di "Iq Made in Italy Venture", una joint venture con un capitale di 300 milioni iniziali che investirà nelle società italiane che hanno un ruolo strategico in alcuni settori, come alimentare, moda e lusso, arredamento e design, tempo libero.

Ma se il Colosseo per ora è salvo, altri Paesi europei hanno iniziato a fare i conti con la necessità di monetizzare, anche a costo di perdere pezzi importanti del proprio patrimonio, non solo immobiliare. Dopo l'esempio dell'Irlanda, anche Portogallo e Spagna hanno deciso di "vendere" (o svendere, come qualcuno sostiene) i permessi di soggiorno. L'obiettivo è attrarre investitori facoltosi affinchè acquistino immobili sui propri territori o facciano impresa. La prima ad imboccare questa via è stata Dublino, che già a gennaio aveva annunciato una riforma dei visti. Come spiegato dal ministro della Giustizia irlandese, Shatter, si è deciso di facilitare la vita agli immigrati, purchè "investitori", ovvero stranieri disposti ad investire capitali in particolari obbligazioni statali, in imprese o in proprietà della National asset management agency, ovvero l'ente immobiliare che dal 2010 gestisce le proprietà che erano degli istituti bancari travolti dalla crisi dei mutui subprime. A chi vorrà portare i propri capitali nella "terra verde" sono garantiti permessi di soggiorno di cinque anni, rinnovabili.

Un esempio che la Spagna vuole seguire, per liberarsi della quantità enorme di immobili costruiti durante il boom edilizio e poi rimasti vuoti (o incompleti) dopo la bolla immobiliare. Da qui l'idea di offrire permessi di soggiorno agli stranieri, ma "selezionati". Il requisito è di avere almeno 165 mila euro da investire nel Paese e una corsia preferenziale - hanno lasciato intendere dal Palazzo di Governo -  sarà riservata a cinesi e russi. Del resto i russi sono i benvenuti anche in Versilia, dove ville e palazzi interi stanno cambiando proprietà rapidamente, diventando appunto di ricchi cittadini provenienti da Mosca e dintorni.

Stessa politica anche in Portogallo, dove lo scorso luglio le coste lusitane hanno iniziato a popolarsi di facoltosi cittadini provenienti da Angola e Mozambico, ex colonie di Lisbona, ora cresciute economicamente. Il governo di Passos Coehlo, così come già fatto dall'Irlanda e come sta per fare la Spagna, ha aperto le proprie porte, mettendo a disposizione il permesso di soggiorno a chiunque voglia investire in Portogallo, a patto però che sborsi almeno 500 milioni di euro o crei posti di lavoro per almeno 30 persone. Per incentivare l'arrivo di capitali stranieri, non viene richiesta la residenza sul suolo portoghese, ma sono sufficienti soggiorni brevi, anche solo di 30/60 giorni all'anno.

Non un'apertura indiscriminata a tutti gli stranieri, dunque, anche se qualcuno paventa il pericolo che Portogallo e soprattutto Spagna possano diventare la "porta d'Europa". Secondo alcuni esperti degli Emirati Arabi, che guardano con interesse a queste iniziative nel Vecchio Continente, il permesso di soggiorno "svenduto" potrebbe diventare un lasciapassare generale: una volta ottenuto, sarà possibile, infatti, circolare liberamente nell'Unione Europea e commerciare con qualunque partner. Tanto che la Spagna sembra essere diventata il quinto Paese più ambito al mondo in quanto a meta di immigrazione.

Che anche l'Italia possa pensare ad una strategia analoga? Per ora non se ne parla, anche se esistono già realtà, come la Costa Smeralda, dove non si parla più solo il sardo (o il milanese), da quando il Qatar ha comprato diverse proprietà. Proprio come accaduto, appunto, in Grecia, il cui esempio potrebbe aprire la strada anche ad altre iniziative di "cessione" analoghe alle sue. L'esempio di Oxia, infatti, non è isolato. L'isoletta di Patroclo, circa 250 ettari, un quarto di Capri, è anch'essa in vendita, ma ad un prezzo decisamente più alto: 150 milioni di euro, dovuti al suo elevato potenziale turistico.

Si trova a soli 3 chilometri dal promontorio di capo Sunio e a 70 da Atene. Per ora non ci sono ancora acquirenti, così come per l'isola di Skorpios, al momento di proprietà di Athina Onassis, che l'ha eredita dal padre Aristotele, ma ora sembra decisa a vendere a causa dei costi troppo elevati di mantenimento. Un'idea che la nipote di Onassis ventila da tempo, se è vero che persino Bill Gates sembra fosse interessato a diventarne proprietario, mentre Giorgio Armani dovette smentire di averla comprata, nel 2010, a 150 milioni di dollari.

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