Soldi

Pagamenti con il bancomat, perché saltano le sanzioni per chi non li permette

Il Consiglio di Stato ha bocciato il regolamento adottato dal ministero dello Sviluppo, sostenendo che ci vuole una legge ad hoc

Pagamenti_digitali

Giuseppe Cordasco

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Nuova, verrebbe da dire ennesima puntata di quella che sta diventando una vera e propria telenovela sull’obbligo dell’uso dei Pos da parte di professionisti e commercianti per agevolare in questo modo i pagamenti elettronici.

In sostanza, come noto, l’obbligo in questione è attivo già da qualche tempo, e prevede che i clienti siano agevolati nel pagare con carte elettroniche fino alla cifra di 5 euro. Il problema però è che manca una precisa disciplina sulle sanzioni da infliggere a chi non permetta appunto pagamenti attraverso i Pos.

Ed è proprio su questo punto che in queste ore si sta consumando un nuovo scontro di carattere legislativo, che vede coinvolto governo, Consiglio di Stato e Parlamento. Vediamo di capire cosa è successo.

Regolamento poco chiaro

Per cercare di porre rimedio alla citata mancata previsione di sanzioni per chi non agevola il pagamento elettronico, a suo tempo, il ministero dello Sviluppo economico aveva adottato un regolamento ad hoc.

In pratica si era fatto riferimento all’articolo 693 del codice di procedura penale che dispone che “chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a 30 euro”. In pratica, si è tentato di equiparare il professionista o commerciante sprovvisto di Pos, al soggetto che rifiuti di accettare denaro contante.

Una scelta che, in un qualche modo, faceva salvo l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio attraverso una maggiore trasparenza nei pagamenti. E che avrebbe potuto anche funzionare se non fosse intervenuto il Consiglio di Stato a bocciare questa soluzione.

Dubbi di incostituzionalità

I giudici del Consiglio di Stato infatti pur condividendo i citati obiettivi della lotta al riciclaggio e all'evasione, hanno evidenziato che il richiamo all'articolo 693 “non è condivisibile sul versante strettamente giuridico in quanto nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione”.

Un’affermazione che chiama in causa direttamente il Parlamento che su questa questione non ha appunto legiferato, lasciando un vuoto che dovrà essere colmato con una legge ad hoc.

I giudici di Palazzo Spada hanno infatti ritenuto che “la determinazione dell’entità della sanzione costituisca un elemento essenziale della fattispecie non integrabile su base regolamentare (non essendo sufficiente indicare il solo carattere amministrativo della sanzione)”. Insomma, come dire, ci vuole una norma specifica, e non basta il regolamento emesso da un ministero.

Sviluppi futuri

Il risultato dunque è che l’obbligo di utilizzare il Pos resta in vigore, ma nessuno potrà essere sanzionato nel caso non dovesse rispettare la norma in questione.

Una vera e propria patata bollente che passa ora nelle mani del nuovo governo e del nuovo Parlamento che saranno chiamati a dare una soluzione, si spera definitiva, a una vicenda che si trascina avanti ormai da anni, e che certo non contribuisce al clima di trasparenza che da più parte viene invocato quando si parla di lotta all’evasone fiscale. Staremo a vedere.

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