Oro in calo: cosa succede e cosa fare

Vendere o tenere duro: ecco quando scegliere l'una o l'altra opzione

(Credits: Bertrand Guay/AFP/GettyImages)

Claudia Astarita

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Era il mantra degli esperti: "in tempo di crisi, è saggio investire nell'oro". In molti lo ripetevano, ricordando il vecchio assioma secondo cui il prezioso metallo fosse il bene rifugio per eccellenza, nel quale investire in fase di recessione dell'economia.

Anche considerazioni più approfondite sembravano deporre in favore di un simile investimento: innanzitutto, il raffronto storico fra le statistiche del mercato azionario e del mercato dell'oro, che dimostrava come anche e soprattutto in fase di declino delle borse il valore dell’oro sia sempre aumentato. In secondo luogo, lo storico dell'andamento del rapporto tra dollaro e oro. Infine, il fatto che fossero ancora lontani gli storici massimi degli anni Ottanta - quando un'oncia d'oro arrivò a valere 2.300 dollari americani, a fronte di una quotazione che fino a pochi giorni fa stazionava attorno a 1.500.

Solo poche settimane fa non mancavano esperti di settore che annunciavano prezzi in salita fino a 2.550 dollari l'oncia entro il 2013. Tutto può essere, certo. Ma per ora simili previsioni si sono rivelate azzardate, o almeno così pare. Il valore dell'oro, infatti, è precipitato negli ultimi giorni fino a toccare 1.414 dollari il 23 aprile, ai minimi dal 2011, scatenando il panico fra chi ne è detentore (o lo era, visto che in molti si sono già affrettati a vendere, accelerando ancora di più la spirale discendente dei prezzi).

I motivi di questa discesa sono diversi: il timore che altri Paesi europei possano un domani agire come Cipro che sta valutando l'ipotesi di vendere parte delle riserve auree per fare cassa e salvare il bilancio statale, la politica monetaria americana che diventerà sempre meno blanda rafforzando il valore del dollaro a discapito di quello dell'oro, la vendita sul mercato nelle ultime settimane di diverse quote di fondi investiti nel metallo prezioso. Insomma, le vendite anticipano probabilmente una futura ulteriore discesa del prezzo causando una spirale discendente i cui esiti sono ormai evidenti.

Cosa può fare ora chi è rimasto vittima di una simile dinamica di un mercato che sembra impazzito e avviato a riportare l'oro ai valori nominali che aveva quasi quarant'anni fa? Innanzitutto, occorre non perdere la calma. Investimenti di questo tipo debbono sempre avere una prospettiva di medio-lungo periodo e nel gioco del mercato i perdenti sono sempre coloro che non sanno mantenere il sangue freddo.

Se non serve liquidità immediata, quella della prudenza è sempre la strada da imboccare. Tanto più se, come si insegna a qualsiasi investitore anche alle primissime armi, si è in possesso di un portafoglio sufficientemente diversificato da ammortizzare le perdite degli investimenti in oro con guadagni provenienti da altro.

Gli esperti di GFMS (una delle maggiori società di consulenza per l'investimento in metalli preziosi) ricordano come l'attuale crisi dell'oro abbia un precedente poco lontano nel tempo: nel 2008, quando i prezzi calarono del 35% (più di quanto non sia avvenuto ora: dall'inizio del 2013 si è scesi di poco più del 10%) per poi gradualmente riprendersi.

Chi ha più esperienza esclude che si possa ripartire verso quota 1.800 in tempi brevi, ma è convinto che nella seconda metà dell'anno il prezzo possa assestarsi attorno a 1.400 – anche perché la ripresa dell'inflazione in Europa da molti ritenuta probabile potrebbe essere un elemento favorevole al riapprezzamento dell'oro. Ben lontano tuttavia da quella stima iniziale di 2.550 dollari.

La prudenza, però, può non bastare e qualcuno potrebbe essere costretto a ricorrere ad altro per porre rimedio alla situazione. Solo a questo punto e in caso di emergenza l'alternativa, come ha suggerito Goldman Sachs, è vendere, soprattutto se si hanno nel proprio portafoglio investimenti quantità significative di oro.

Per mantenere lo stesso tipo di diversificazione si può anche scegliere di puntare su altri metalli, i cui mercati sono meno sensibili a shock esterni e sono ancora poco influenzati dalle manovre speculative: lo zinco e il piombo, ad esempio, possono essere delle ottime alternative di investimento, anche se luccicano molto meno del più o meno prezioso metallo giallo.

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