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Mutui, ecco perché il 2017 sarà l’anno dei tassi misti

Le evoluzioni del mercato finanziario italiano ed europeo spingono verso finanziamenti che contemplino un mix equilibrato di tassi fissi e variabili

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Giuseppe Cordasco

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Parlando di mutui per la casa cominciamo con sottolineare subito un primo dato importante: secondo i dati forniti dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana, a gennaio i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita dell’1,1%. Una conferma di un trend positivo che dura ormai da qualche tempo. Tra l’altro, nella stesso report, l’Abi evidenzia che i tassi sui mutui concessi dalle banche italiane, nello stesse primo mese dell’anno, sono rimasti sostanzialmente stabili al 2,1% dal 2,02% di dicembre. Le cose si fanno invece un po’ più complicate quando si comincia a parlare del tipo di mutuo a cui si rivolge la clientela del nostro Paese.

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Se i dati attuali, ovvero sempre quelli dell’ultimo gennaio, ci dicono infatti che sul totale delle nuove erogazioni di mutui quasi i due terzi, ossia il 78%, sono a tasso fisso, questo scenario potrebbe non riconfermarsi in un prossimo futuro. Per capire le ragioni di questa possibile evoluzione del mercato dei mutui, arriva in soccorso un’indagine ad hoc realizzata dai portali Facile.it e Mutui.it.

La ricerca in questione sostiene infatti che è vero che la scelta vincente negli ultimi anni è stata il tasso fisso, come confermano d’altronde ancora i dati di gennaio 2017, ma presto il vento, per i nuovi mutui o per le surroghe, potrebbe girare in favore non solo dei tassi variabili, a loro volta divenuti più convenienti rispetto al passato, ma anche dei tassi misti, che consentono di cambiare tipo di tasso, da fisso a variabile, lungo tutta la durata del contratto. Per spiegare le ragioni di questo nuovo trend, chiariscono gli esperti di Facile.it e Mutui.it, è opportuno considerare alcuni fattori.

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In primis il tasso fisso, che viene calcolato come la somma dello spread e dell'Irs relativo al periodo, sta crescendo anche se è ancora relativamente basso; l’Irs calcolato a 20 anni è aumentato di 70 punti base se confrontato con i minimi raggiunti a luglio, ed è passato da un valore di 0.73 a 1.40 e questo, se lo traduciamo in cifre, vuol dire un aumento di circa 40 euro nella rata mensile di un mutuo indicizzato a tasso fisso e di un importo pari a 100mila euro da rimborsare in 20 anni. L’Irs, viste queste premesse, potrebbe tra l’altro continuare ad aumentare a causa del generale incremento dei rendimenti.

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Per quello che riguarda invece il tasso variabile, ovvero quello calcolato come la somma dello spread bancario e dell’Euribor,  bisogna considerare che quest’ultimo è ormai negativo fin dal 2015 e che ancora oggi è in lieve calo, soprattutto, però, bisogna calcolare che con ottima probabilità esso resterà negativo anche per tutto l'anno in corso e l’inizio del prossimo, ipotesi che diventa ancora più realistica  nel caso in cui il Quantitative easing creato dalla Bce verrà rinnovato.

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Insomma, come si vede entrambe le tipologie di mutuo presentano vantaggi che nel corso del tempo potrebbero consolidarsi e diventare prevalenti uno rispetto all’altro. Da qui il consiglio per i prossimi mesi, di optare per i citati mutui a tassi misti, che presentano una componente fissa ed una variabile, e una o più  tranches temporali (due, cinque o dieci anni) alla scadenza delle quali è possibile rinegoziare il tasso del mutuo, passando ad esempio da fisso a variabile o viceversa, il che è un buon sistema per rivalutare ed eventualmente correggere le proprie scelte iniziali.

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