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Mutui e pignoramenti, come cambierà il decreto Boschi

Tra le novità ci sarà l’aumento da sette a diciotto del numero di rate non pagate dopo le quali scatta l’esproprio della casa da parte della banca

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Giuseppe Cordasco

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Dopo la bufera scatenatasi in questi giorni intorno al decreto Boschi, il provvedimento che recepiva le norme europee su mutui e pignoramenti, la maggioranza di governo corre ai ripari e introduce alcune modifiche richieste tra l’altro a gran voce dalla associazioni dei consumatori. Si tratta di aggiustamenti in corso che rendono decisamente meno oneroso il rapporto del mutuatario nei confronti di un istituto di credito. Ma vediamo innanzitutto cosa prevedeva il testo originario, e quali sono poi i cambiamenti più significativi.

Prima versione del decreto
In una prima stesura, il decreto Boschi, giunto in Parlamento tra l’altro per il recepimento di un parere non vincolante delle due Camere, prevedeva tra i punti più controversi la possibilità per la banca di entrare in possesso di un’abitazione dopo che un richiedente mutuo avesse mancato il pagamento di sette rate, anche non consecutive. Stiamo parlando di una clausola da inserire in modo facoltativo nel contratto di mutuo, in base alla quale, dopo l’esproprio, l’istituto di credito avrebbe potuto quindi procedere alla vendita dell’immobile.

Da sette a diciotto
Secondo quanto annunciato invece da alcuni esponenti della maggioranza questa parte del decreto verrà cambiata, e il numero di rate, anche non consecutive, dopo le quali scatterà il pignoramento dell’immobile da parte delle banche, sale in maniera molto decisa da sette a diciotto. Restano ferme le altre condizioni, ossia che si tratterà sempre di una clausola accessoria che la banca non potrà imporre al cliente e che non si passerà dal Tribunale per il normale iter giudiziale, accorciando così di molto le procedure burocratiche. È stato inoltre previsto che in ogni caso l’immobile potrà essere messo in vendita solo con uno specifico atto di disposizione da parte del cliente mutuatario.

Altre importanti modifiche
Contestualmente alle novità sopra citate, il testo di recepimento della nuova normativa conterrà altre importanti disposizioni. La prima riguarda il divieto, tra l’altro già previsto nel nostro Codice Civile, del cosiddetto patto commissorio, in base al quale la banca avrebbe potuto impossessarsi dell'immobile per venderlo e tenere per sé l'intero ricavato. Si prevede invece che l’istituto di credito possa procedere alla vendita restituendo al mutuatario originario gli incassi extra, ossia quelli eccedenti la somma del mutuo richiesto. Inoltre è stato stabilito che la vendita comporti l'estinzione del debito anche nel caso in cui l’incasso dovesse risultare inferiore al debito residuo. A maggior tutela del consumatore poi, la valutazione dell'immobile dovrà essere eseguita da un perito indipendente, nominato dal tribunale. Infine, a vigilare sul corretto adempimento di tutte queste procedure, è prevista la presenza di un esperto di fiducia del cliente, nonché dei tecnici della Banca d'Italia.

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