Inflazione in Italia: chiamiamola deflazione

A gennaio l'indice dei prezzi al consumo segna -0,2% rispetto a dicembre e +0,3% rispetto all'anno scorso. In dieci città prezzi fermi o negativi

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Un carrello della spesa sulle montagne russe dei prezzi – Credits: Elaborazione grafica di Stefano Carrara

Redazione Economia

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L'inflazione segna a gennaio un calo dello 0,2% mensile che si traduce in un aumento dello 0,3% su base annua (+0,1% a dicembre). Il dato definitivo diffuso dall'Istat conferma le stime preliminari. Il lieve rialzo dell'indice dei prezzi al consumo, spiega l'istituto di statistica, è principalmente imputabile al ridimensionamento della flessione dei Beni energetici non regolamentati (-5,9%, da -8,7% di dicembre) e all'inversione della tendenza dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -1,7% di dicembre); questa dinamica è attenuata dal rallentamento della crescita degli Alimentari non lavorati (+0,6%; era +2,3% il mese precedente).

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,2% rispetto a dicembre e aumentano dello 0,3% su base annua (da +0,9% del mese precedente). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,3% in termini congiunturali e registrano un aumento su base annua dello 0,1% (la variazione tendenziale era nulla a dicembre).

È così che dieci grandi città italiane a gennaio mostrano un indice dei prezzi che oscilla tra lo zero e il segno meno paventandol'incubo deflazione. Guardando al dato annuo, secondo le tabelle diffuse dall'Istat, sono a "zero" Milano, Firenze, Perugia, Palermo, Reggio Calabria e Ravenna, mentre possono essere classificate in deflazione Bari (-0,3%), Potenza (-0,2%), Trieste (-0,2%) e Verona (-0,1%). Quindi, nonostante il rialzo dell'indice generale, sul territorio restano aree (Comuni capoluogo o con
oltre 150 abitanti) con listini congelati o in negativo.

"I numeri sull'inflazione sono ancora deboli e crescono a ritmo eccessivamente lento" ha affermato in una nota il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, secondo cui "ciò che più preoccupa è tuttavia la brusca frenata del carrello della spesa, che passa dallo 0,9% allo 0,3%. Anche i beni alimentari e quelli più acquistati dalle famiglie subiscono quindi un pesante stop, che non aiuta la nostra economia e non rappresenta un vantaggio per nessuno. È necessario, per far ripartire l'inflazione, puntare sui consumi delle famiglie, incentivando gli acquisti attraverso misure specifiche e strutturali, e creando occasioni di acquisto per i cittadini", conclude Rienzi. (AGI)

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