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Ecco perché dazi ed elezioni non fanno paura a Wall Street

Ci aspetta ancora una fase di rialzo fino alla fine dell'anno, per poi entrare in un'area pericolosa nel 2019. Le previsioni del gestore

statue italiani

Guido Fontanelli

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Wall Street ai massimi, guerra di dazi tra le due più grandi economie del mondo e all’orizzonte un’elezione che potrebbe punire il partito del presidente americano Donald Trump.

Ce n’è abbastanza per aver paura, vendere le azioni e scappare dalla borsa? Non è detto, forse è ancora presto. Come affermava Oscar Wilde, "il grande vantaggio di giocare col fuoco è che non ci si scotta mai. Sono solo coloro che non sanno giocarci che si bruciano del tutto". E quindi occorre sentire che aria tira tra chi conosce le regole del gioco. "Io penso che potremmo assistere a una correzione della borsa americana nelle prossime settimane, per poi vedere il mercato azionario americano salire ancora fino alla fine dell’anno o all’inizio del 2019" sostiene Alessandro Parravicini, gestore da Lugano del fondo lussemburghese Swan Relative Strategy.

Intanto la guerra dei dazi non ha avuto particolari effetti negativi su Wall Street: "È passata in secondo piano perché si è visto che l’aliquota che verrebbe applicata dagli Usa sui 200 miliardi di merci cinesi sarebbe del 10%, più bassa di quanto ci si aspettasse. E poi Washington concede tre mesi di tempo per un eventuale negoziato, il che lascia aperta la porta ad un accordo". 

Inoltre il quadro macroeconomico resta positivo, il Pil Usa corre grazie agli stimoli fiscali introdotti da Trump (a debito) e non sembra esserci neppure il pericolo di un surriscaldamento: "L’economia americana", risponde Parravicini, "cresce ormai da 10 anni. Ma la Federal Reserve continua a seguire una condotta già sperimentata nel passato, fatta di piccoli rialzi dei tassi intorno allo 0,25% senza mai arrivare a far deragliare la crescita. Una politica cauta e molto attenta per far sbollire l’economia senza fare danni. E i mercati già scontano questo progressivo aumento del costo del denaro".

In vista del Midterm.

Per quanto riguarda le elezioni di medio termine che si terranno il 6 novembre, il gestore di Lugano non è preoccupato: "Uno studio della Deutsche Bank mostra che nelle ultime 20 elezioni di midterm la borsa è sempre stata positiva tranne in un caso. E in media il mercato è salito dell’8%. Io mi aspetterei una correzione ai primi di ottobre per poi rivedere ripartire le quotazioni con il tradizionale rally di fine anno. Magari non vedremo un rialzo dell’8%, ma resto positivo".

La ragione per cui le elezioni non fanno tanta paura è che un’eventuale sconfitta dei repubblicani non sarebbe una novità, di solito il partito al potere perde seggi nel test di metà mandato. "E poi io penso che l’elettore americano sia con Trump, visto il calo delle tasse e la crescita dell’economia".

Anche sui titoli tecnologici, guidati da colossi come Apple, Amazon e Microsoft, Parravicini è abbastanza tranquillo: “Per ora la loro corsa dovrebbe continuare”.

Nel 2019 la situazione dovrebbe essere invece più difficile e spingere gli investitori alla massima cautela. "Il prossimo anno l’economia Usa dovrebbe iniziare a rallentare, riducendosi gli effetti della droga fiscale" dice il gestore.

C’è poi il rischio che i cinesi, in mancanza di un accordo con gli Usa, utilizzino l’arma del cambio, svalutando lo yuan e innescando una guerra delle valute. Infine c’è la Bce, che ha stabilito lo stop del quantitative easing a dicembre di quest’anno con un possibile effetto negativo sui mercati nel 2019.

Ad aggiungere prudenza c’è la situazione dei tecnologici. Dice Parravicini: "Il problema l'anno prossimo sarà se il rialzo dei rendimenti obbligazionari non renderà insostenibili le valutazioni raggiunte dai titoli hi-tech, giustificate da una crescita superiore al resto del mercato e ben visibile. Un rallentamento economico, in presenza di tassi più elevati, metterebbe in crisi le valutazioni oggettivamente care dei tecnologici. La correzione potrebbe essere peggiorata dal fatto che tutti gli investitori hanno gli stessi titoli (finora vincenti) in portafoglio e se volessero vendere, tutti nello stesso memento, potrebbero peggiorare una correzione altrimenti relativamente fisiologica nelle sue dimensioni".

E un cigno nero non potrebbe fare la sua comparsa improvvisa? "Beh, per esempio un impeachment di Trump: questa sì che sarebbe una cattiva notizia per i mercati, visto che agli investitori un ritorno dei democratici alla casa Bianca non piacerebbe molto".

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