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Consob-Bankitalia, lo scontro sulle banche venete spiegato bene

Come poteva essere evitata la vendita di titoli spazzatura ai piccoli risparmiatori? Il rimpallo delle responsabilità delle due authority

Chi ha ragione tra la Consob e Bankitalia
È l’interrogativo che si è aperto il 9 novembre quando i rappresentanti delle due authority si sono confrontati a distanza nella Commissione parlamentare che indaga sui dissesti del sistema bancario degli anni scorsi. Di fronte a deputati e senatori che compongono questo organismo, c’è stato infatti un rimpallo di responsabilità tra Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza di Bankitalia e Angelo Apponi, dirigente della Consob. 

L'aumento di capitale (disastroso)

La diatriba tra questi due alti funzionari ha riguardato le Banche Venete e in particolare Veneto Banca, uno degli istituti di credito italiani più problematici degli ultimi anni. Come sa bene chi ne ha seguito le vicende, Veneto Banca (come la Popolare di Vicenza con cui si è poi fusa), nel 2013 effettuò uno sciagurato aumento di capitale, emettendo nuove azioni per tappare le falle che aveva nei bilanci. Il guaio è che quelle nuove azioni erano collocate a prezzi gonfiati, sproporzionate rispetto al reale valore dell’istituto di credito, che era già in una situazione problematica. 

Poiché le azioni dell’aumento di capitale furono vendute in massa negli sportelli, sottoscritte in prevalenza dai correntisti, migliaia di piccoli risparmiatori hanno visto i loro soldi andare in fumo in seguito al crack dell'istituto, acquisito poi da Intesa Sanpaolo quando era già ormai praticamente fallito. Come poteva essere evitato questo risultato disastroso? 

È proprio su questo che indaga la Commissione parlamentare presieduta da Pierferdinando Casini, che ha ascoltato la versione di chi aveva il compito di vigilare: da una parte Bankitalia, che doveva controllare la solidità dei bilanci di Veneto Banca, e dall’altra la Consob, che doveva  tenere sotto la lente i prodotti finanziari (in questo caso le azioni dell’aumento di capitale) vendute ai piccoli risparmiatori. 

Scambi di informazioni

Si poteva evitare che quei titoli-bidone finissero nel portafoglio degli ignari correntisti? Indubbiamente sì, anche se Consob e Bankitalia non sono d’accordo sul come.

Secondo Barbagallo, nel 2013 la Banca d'Italia segnalò alla Consob che il prezzo dei titoli per l'aumento di capitale di Veneto Banca era “incoerente con il contesto economico, vista la crisi in atto, tenuto conto anche delle negative performance reddituali dell' esercizio 2012”. Detto in altri termini, la Consob non doveva dare il disco verde alla vendita dei titoli ai piccoli risparmiatori perché i prezzi erano chiaramente gonfiati

Dal canto suo, Apponi  ha detto invece che, se la Consob avesse avuto delle segnalazioni  adeguate sulla reale situazione di Veneto Banca, si sarebbe comportata in maniera diversa. E invece, ha affermato il manager citando una lettera ricevuta l’8 maggio 2013, “non mi sembra che Bankitalia segnalasse una sofferenza, anzi prevedeva un’acquisizione di Veneto Banca”. 

Viste le posizioni esposte ieri, si torna a all’interrogativo di partenza: chi ha ragione tra Consob e Bankitalia? In attesa di avere una risposta, se mai ci sarà, le uniche cosa certe sono per adesso due: il crack delle Banche Venete e le sofferenze dei risparmiatori. 

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