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Come e quanto risparmiano gli italiani

Crisi delle banche, Btp al tappeto, mercato immobiliare fiacco: l'investimento ideale non esiste più. Ecco perché

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Salvadanai – Credits: Justin Sullivan/Getty Images

C’erano una volta il mattone e il Btp. Il passato è d'obbligo, perché l'investimento ideale, per gli italiani, non esiste più. È una delle conclusioni, forse la più curiosa, tra quelle emerse dall'ultimo rapporto di Acri e Ipsos, presentato, come di consueto,il 31 ottobre, in occasione della "Giornata Mondiale del Risparmio".

Un'indagine che fa il paio con il "Rapporto 2017 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane" della Consob, pubblicato lo scorso 4 ottobre. Leggendole (sono entrambe lunghe e, in alcuni passaggi, abbondano i tecnicismi) anche chi non è avvezzo a numeri e percentuali capisce almeno una cosa: i nostri connazionali sono sempre più spaesati di fronte alle scelte di investimento.

Sempre più difficile investire

Del resto, i titoli di Stato oggi rendono poco o nulla (siamo lontani dal 6% del 2011 e anni luce dai succosi rendimenti a doppia cifra degli anni ’80 e primi anni ’90), il mercato immobiliare fatica a riprendersi e, dopo i fallimenti che si sono susseguiti negli ultimi due anni, da Banca Etruria alle ex Popolari venete, passando per Mps, gli italiani hanno perso la fiducia anche nelle banche. Malvolentieri oggi si sottoscrive un'obbligazione bancaria con il rischio di vederla andare in fumo nell'era del bail-in.

Ecco, quindi, che in un mercato con sempre meno certezze, gli italiani si dividono in tre gruppi omogenei: coloro che pensano che l'investimento proprio non ci sia; chi ancora crede negli immobili; e chi indica invece gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ma quest'ultimo "aggettivo" è quello che, forse, dovrebbe preoccupare di più.

La scarsa educazione finanziaria

Leggendo il Rapporto 2017 della Consob scopriamo, infatti, che ben il 35 per cento delle famiglie italiane – ossia più di una su tre - non ha la benché minima consapevolezza di quali e quanti siano i rischi, quando si investe.

La Consob fa un esempio su tutti: "il 59 per cento degli intervistati che affermano di preferire una composizione di portafoglio a prevalenza azionaria, ritiene che le azioni siano meno rischiose delle obbligazioni" (vale il contrario).

Non sorprende – prosegue la Commissione – che il 20% degli italiani affermi "di non avere familiarità con alcun prodotto" e che "il restante 80 per cento dichiari più frequentemente di conoscere depositi bancari, titoli di Stato e obbligazioni bancarie, in linea con abitudini di investimento storicamente orientate dalla importante offerta di titoli del debito pubblico e dalle modalità di funding delle banche italiane".

Investitori prudenti

Non solo. Circa la metà degli intervistati, in particolare i risparmiatori con conoscenze finanziarie più limitate, dichiara di provare "ansia" quando sta per sottoscrivere un prodotto finanziario. Ciò, spiega la Consob, sembrerebbe scoraggiare la propensione a investire a differenza dell'interesse nelle materie finanziarie e della tendenza all’ottimismo, che mostrano viceversa una correlazione positiva.

A questo si aggiunge anche la bassa fiducia in leggi e regolamenti che tutelano il risparmio: due terzi ritengono che gli attuali strumenti di tutela siano inefficaci (nel 2016 erano addirittura il 74 per cento).

E così, non dovrebbe sorprendere che anche nel 2017 gli italiani si confermino risparmiatori con un'elevata avversione alle perdite e una bassa propensione al rischio: la maggioranza dichiara "una netta preferenza per i prodotti a capitale protetto o a rendimento garantito", che però sono sempre meno proposti allo sportello, considerati i rendimenti bassi e prossimi allo zero offerti dai conti deposito e dalle obbligazioni.

I prodotti in portafoglio

Ma alla fine, come e quanto risparmiano gli italiani nel 2017? La preferenza per la liquidità è sempre elevata e riguarda più di 2 italiani su 3: chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi, taglia corto il rapporto Acri – Ipsos. I correntisti sono, infatti, ben l'84 per cento.

Tra gli altri prodotti finanziari, i possessori di certificati di deposito e di obbligazioni sono l'8 per cento, chi ha investito in polizze vita e fondi pensione il 25 per cento, in libretti di risparmio il 23 per cento, in buoni postali il 10 per cento, in fondi di investimento il 13 per cento.
 
E il mattone? Quel 31 per cento degli italiani, che indicano la casa come investimento ideale, è una percentuale molto lontana da quella vista nel 2006, quando viaggiava al 70%, ma comunque più alta del minimo (24 per cento) registrato nel 2014.

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