Bollette e morosità: il nodo degli oneri di sistema

L'Authority dell'energia propone una legge che indichi chi li deve pagare e come

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Stefano Caviglia

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La XVIII legislatura, ammesso che riesca davvero a decollare, dovrà occuparsi delle nostre bollette elettriche. Non solo per mettere una toppa ai problemi aperti dai dissesti di varie società di vendita di energia già operanti sul mercato (con successiva spalmatura dei suoi debiti fra tutti i consumatori, sebbene in misura molto inferiore a quanto inizialmente circolato sul web) ma anche per evitare sfracelli molto più gravi in vista dell’imminente liberalizzazione del mercato elettrico a maggior tutela.

Queste vicende, infatti, hanno messo in luce una vera e propria falla normativa, sottolineata nei giorni scorsi dall’Authority dell’Energia (Arera). “L’empasse generato dalle pronunce del giudice amministrativo” si legge in una sua nota di fine febbraio “potrebbe trovare opportuna e conclusiva risoluzione solo con uno specifico intervento legislativo rispetto al quale pure l’Autorità ha concretamente fornito proposte e supporto ai soggetti competenti”.

Cosa sono gli oneri di sistema

Che cosa significa? Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro e spiegare anzitutto che cosa sono gli “oneri di sistema”, il cui pagamento è venuto a mancare con i fallimenti in questione. Si tratta di costi che non hanno niente a che vedere con i consumi dei singoli, ma solo con il finanziamento di esigenze generali, come gli incentivi al fotovoltaico, gli sconti per le aziende “energivore” o la riconversione delle centrali nucleari. Insomma, pure e semplici tasse che costituiscono, anche se molti non lo sanno, una quota tutt’altro che marginale della bolletta elettrica.

In passato è sempre stato considerato pacifico che l'eventuale mancato incasso di queste cifre da parte della clientela finale lasciasse l'obbligo in capo alle aziende, ossia i venditori di energia oppure i loro fornitori. Tale assunto è stato tuttavia contestato da alcuni operatori di fronte alla giustizia amministrativa che ha dato loro ragione, affermando, a sorpresa, due principi:

  • l’Authority non ha alcun diritto di imporre pagamenti agli operatori economici;
  • l’unico soggetto tenuto per legge a pagare è il cliente finale.

A quel punto, per coprire il buco generato dai dissesti (il più famoso, quella della Gala spa), l’Authority si è rivolta alla totalità dei consumatori elettrici italiani senza distinzioni, per un importo che secondo gli ultimi calcoli ammonterebbe alla modesta cifra di circa 2 euro l’anno per utente.

Dal punto di vista pratico, vista l'esiguità della somma, la faccenda si può considerare irrilevante, ma c’è anche un versante giuridico. E qui la legittimità della rivalsa sui consumatori è alquanto dubbia.

Perché serve una legge

Per questo è la stessa Authority a chiedere oggi un’apposita legge, che stabilisca a chi e come far pagare d'ora in poi gli oneri di sistema. Nella nota citata più sopra L’Authority fa sapere di guardare al modello scelto per il canone tv (con addebito ai soli consumatori elettrici) ma si potrebbe anche decidere di gravare sulla fiscalità generale, come sarebbe forse più equo trattandosi di tasse a tutti gli effetti e come vorrebbero diverse associazioni dei consumatori.

Lo spettro della liberalizzazione

Nel frattempo questa storia comincia a generare allarme in vista della liberalizzazione dell’area di maggior tutela del mercato elettrico italiano, fissata per giugno 2019. Vuol dire che fra meno di un anno 20 milioni di famiglie tutt’altro che esperte di norme contrattuali saranno bombardate da offerte commerciali e dovranno decidere a chi affidarsi per la fornitura di elettricità.

Un appuntamento a cui rischiamo di arrivare gravemente impreparati secondo il presidente di Adiconsum (Cisl) Carlo De Masi. “Centinaia di imprese” dice a Panorama.it “ hanno già depositato Al ministero dello Sviluppo economico le domande di preregistrazione come futuri operatori, che compreranno energia dai produttori per rivenderla ai consumatori finali. Ma nessuno sembra preoccuparsi di prevenire vicende come quelle della Gala e degli altri che, viste le dimensioni del nuovo mercato, si rivelerebbero di gran lunga più dolorose per i consumatori”.

La strada classica sarebbe quella di imporre obblighi precisi alle nuove aziende. Fra quelli proposti da Adiconsum: fideiussioni proporzionali al numero di clienti, per evitare che eventuali fallimenti creino buchi da far coprire poi ai clienti finali (come già accaduto per gli oneri di sistema) e report periodici sui pagamenti, per tenere sotto controllo eventuali morosità. L’idea è che se nei prossimi mesi il Parlamento non riuscirà a mettere alcuni di questi paletti il nuovo mercato dell’energia rischia di nascere come un territorio selvaggio. Con truffe e fallimenti appesi come spade di Damocle sulla testa dei clienti finali.

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