Ronseft-Tnk Bp: il colosso dell'energia

L'unione delle due aziende crea un gigante di cui Eni non può non avere paura

Rosneft compra Tnk-BP, ora N.1 al mondo

Claudia Astarita

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Alla fine ce l'ha fatta, ed è stato proprio lui, Igor Sechin, Amministratore Delegato di Rosneft oltre che ex Ministro dell'Energia, a dare la bellissima notizia a Vladimir Putin: la compagnia petrolifera statale russa ha avuto la meglio nell'affare da circa 61 miliardi di dollari con cui si è aggiudicata l'acquisto della joint-venture anglo-russa Tnk-Bp. Un risultato che il Presidente in persona ha voluto sottolineare per la sua importanza "non solo per il settore energetico,ma per l'intera economia russa".
Grazie all'operazione Tnk-Bp Rosneft è riuscita a scavalcare Exxon Mobil trasformandosi di conseguenza nella più grande compagnia petrolifera quotata in borsa in termini di produzione. Rosneft si è impegnata a pagare 28 miliardi di dollari al consorzio russo Aar, che detiene il 50% della joint-venture, e 17,1 miliardi a Bp, cui verranno altresì cedute azioni equivalenti al 12,84% della compagnia. British Petroleum si è poi accordata per utilizzare 4,8 miliardi di dollari per acquisire un ulteriore 5,66% di Rosneft, raggiungendo così il 19,75% del capitale complessivo, e riducendo a 12,3 miliardi la spesa totale per Rosneft. Un dettaglio che dovrebbe far attenuare le polemiche sul fatto che i russi abbiano chiuso un affare avendo in cassa soltanto la metà del capitale necessario per l'acquisizione, meditando di completarla vendendo alcune della attività non strategiche della joint-venture e chiedendo prestiti a banche straniere.

Quale impatto potrà avere questa acquisizione sul mercato energetico russo e inglese, e quali saranno le conseguenze per altri investitori, come l'Italia?

Le due parti hanno un'esclusiva di 90 giorni per chiudere definitivamente un accordo in grado di ridisegnare la mappa del potere petrolifero globale, e al momento la firma finale è subordinata al via libera del governo russo alla cessione del 5,66% di Rosneft. Dal punto di vista di Mosca, grazie a questa acquisizione Rosneft potrebbe trasformarsi in un colosso in grado di mettere sul mercato 4,5 milioni di barili al giorno, contribuendo alla realizzazione del grande sogno del Cremlino: affiancare a Gazprom, il colosso nazionale pubblico sul mercato del gas, un "equivalente petrolifero", Rosneft appunto.

Per Bp l'accordo rappresenta invece una svolta importante per la presenza inglese nel mercato petrolifero russo, perché permetterebbe al gruppo di continuare a investire in un contesto in cui le risorse restano abbondanti, di  piazzare uomini di fiducia nel consiglio di amministrazione Rosneft, in cui le spetterebbero due seggi su nove, di liberarsi del fardello di una joint-venture con il consorzio di oligarchi russi che qualche problema lo ha effettivamente creato, spianando la strada per eventuali esplorazioni congiunte nell'Artico.

E per l'Italia? Sicuramente bisognerà valutare quali effetti potrà avere la maxi operazione Rosneft-Tnk-Bp sull'accordo firmato ad aprile tra Eni e Rosneft, in base al quale la compagnia italiana si è impegnata a investire un miliardo di dollari in ricerca e sviluppo per la valorizzazione di giacimenti nell'area offshore del mare di Barents, vicino al confine marittimo con la Norvegia, e nei depositi nel Mar Nero, con riserve stimate in 36 miliardi di barili. Ottenendo in cambio il 33,3% delle scoperte dei giacimenti eventualmente individuati nei campi di petrolio e di gas. I primi segnali non sono certo incoraggianti, visto che ha ridosso dell'acquisizione di Tnk-Bp il titolo Eni ha perso lo 0,57% del suo valore. Forse per l'incertezza legata alla ridefinizione dei confini dell'Artico che l'operazione Rosneft-Bp inevitabilmente imporrà. E che potrebbe intaccare interessi e priorità italiane.

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