Renzi si dimette: ma la Borsa lo aveva già capito

Dopo una prima apertura in ribasso, Milano ha virato in positivo. Il flop del referendum era già stato scontato nelle settimane precedenti

Piazza Affari a Milano con la statua L.O.V.E, opera di Cattelan – Credits: Getty Images

Redazione

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Piazza Affari apre in ribasso. Poi ci ripensa e già un'ora dopo l'apertura delle contrattazioni ha girato in netto rialzo (Ftse Mib +1,3% a 17.314 punti; All Share +1,29%). Dalle sale operative il commento è unanime: la vittoria del NO al referendum e le dimissioni del governo, erano già state in parte scontate nelle settimane precedenti.

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Segno positivo per quasi tutte le blue chip, anche tra i titoli finanziari, i più esposti all'incertezza politico-istituzionale: Unicredit, che ha avviato con Amundi il negoziato in esclusiva per la cessione di Pioneer, flette dello 0,48%, mentre Intesa Sanpaolo sale dell'1,88%, Mediobanca +0,67%, Generali +1,79%, Bper +3,49%, Ubi +2,01%.

In rialzo anche Mps che, dopo una sbandata iniziale (-11%), segna un +2,26%: oggi sono attesi i risultati definitivi della conversione dei bond in azioni dell'istituto (ha già superato il miliardo di euro fissato quale soglia minima dall'istituto). Sempre in giornata, sono in calendario gli incontri tra il management dell'istituto, i consulenti di Jp Morgan e Mediobanca, e gli advisor dei potenziali investitori per fare il punto sul post referendum in vista delle prossime tappe del percorso di risanamento, ovvero l'ingresso nel capitale di uno o più anchor investor e l'avvio dell'aumento di capitale su cui probabilmente si pronuncerà' il cda della compagnia convocato per domani a Siena (ANSA/AGI)

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