Renzi al Financial Times: "Decido io cosa serve all'Italia"

Il Presidente del Consiglio rassicura: "non supereremo il 3% nel deficit/pil. L'Italia non ha bisogno di nessuno che le dica cosa fare"

La prima pagina e l'articolo del Financial Times dell'11 agosto 2014

"Decido io cosa serve all'Italia, non la Troika, non la Bce, non la Commissione Europea". E ancora: "Draghi ha ragione quando afferma che l'Italia ha bisogno di riforme ma stiamo andando in quella direzione e... farò le riforme da solo perché l'Italia non ha bisogno di nessuno che ci spieghi cosa fare".

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi mostra i muscoli nell'intervista rilasciata questa mattina al Financial Times (in fondo il testo integrale) e con cui il prestigioso quotidiano finanziario apre la sua edizione. È un Renzi che spedisce al mittente le accuse della necessità di una manovra correttiva in autunno (anche se starebbe pensando di intervenire su alcune pensioni come riporta Panorama questa settimana): "Non ho alcuna intenzione di superare la soglia del 3% nel rapporto deficit/pil" dice. "Speriamo di avere risultati migliori nella seconda metà dell'anno in modo da poter raggiungere il 2,9%". Sostiene che, dopo la recente riforma del senato, lavorerà a quella del lavoro e delle tasse, più importanti e più difficili da realizzare. E sul fronte fiscale spiega di voler semplificare le modalità di dichiarazione e pagamento e di avere un piano di riduzione delle imposte da 20 miliardi entro il 2018.

È una risposta chiara a quanti, di fronte al fatto che l'Italia sia tornata nuovamente in recessione nel secondo trimestre dell'anno dopo esserne uscita alla fine del 2013, hanno iniziato a stimare negativamente le prospettive dei nostri conti pubblici e a sollecitare riforme veloci. In primis il Presidente della Bce, Mario Draghi che ha consigliato anche all'Italia di guardare quanto fatto da altri paesi che hanno messo mano più velocemente a riforme strutturali, come la Spagna: "Il nostro modello non è la Spagna" ha tagliato corto anche in questo caso Renzi, "ma la Germania.

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"Sono stato primo ministro per cinque mesi in cui abbiamo fatto una riforma costituzionale che nessuno ha fatto in settant'anni. Quel che abbiamo fatto non è sufficiente, dobbiamo fare di più".

Ma ecco il testo integrale dell'intervista:

Matteo Renzi, il 39enne primo ministro italiano, inizia l'intervista con il Financial Times mostrando un fioretto. È un regalo, spiega, della squadra di scherma campione del mondo. Il messaggio di un politico che sa come parlare ai media è chiaro. Al termine della settimana in cui l'Italia è tornata in recessione e il Presidente della Bce ha implicitamente detto che il Paese ha bisogno di maggiori riforme strutturali, l'ex sindaco di Firenze si mostra combattente.

"Il tempo ci dirà chi ha ragione" dice sedendosi dietro la scrivania a Palazzo Chigi a Roma dopo aver impiegato diversi minuti a mettere in ordine due iPad, un iPhone, penne, matite, una cucitrice e fogli pieni di grafici. "Io ho intenzione di lasciare il Paese in buone condizioni a chi verrà dopo di me. Vedremo se la mia si rivelerà arroganza o coraggio. Io non ho intenzione di muovermi di un passo, e vado avanti".

Renzi è salito al potere in febbraio promettendo riforme radicali in grado di svegliare l'Italia da una decade di crescita zero. A maggio, il suo Partito Democratico ha vinto le elezioni europee con il 40%, un risultato mai visto in precedenza. "Non credo ci sia un altro leader in Europa che possa vantare tanti voti come il Partito Democratico in Italia, nessuno... neanche la Merkel", dice della cancelliera tedesca difendendo la propria strategia riformista mentre l'Italia retrocede.

I numeri della scorsa setitmana mostrano come l'economia italiana sia tornata in recessione nel secondo trimestre dell'anno per la terza volta dal 2008. Renzi conferma che l'Italia tornerà a crescere nel 2015 e allontana le accuse di chi ha giudicato sbagliato concentrarsi sulla riforma del Senato, di cui è riuscito a ottenere la prima approvazione che modofica il sistema camerale italiano, prima che sulla riforma strutturale dello sclerotico sistema di leggi sul lavoro.

Rispondendo alle indicazioni di Mario Draghi relative al fatto che i Paesi a cresciya lenta o pari a zero, come l'Italia, dovrebbero seguire l'esempio di Paesi che hanno reagito alla crisi con riforme strutturali come la Spagna, risponde diretto: "Il nostro modello non è la Spagna ma la Germania".

Renzi ha sulla scala delle sue ambizioni quella di far avanzare un paese lacerato da 20 anni di interessi in cui si sono verificati solo pochi cambiamenti. "Io sono al telefono con il Senato, con le autorità fiscali, con quelle giudiziarie e sto chiedendo loro di andare più veloci con le riforme e loro mi dicono: Nessuno in Italia è mai andato così veloce. E poi vado dagli investitori esteri e anche loro mi chiedono di andare più veloce" dice Renzi. "Sono stato primo ministro per 5 mesi. In questi cinque mesi abbiamo fatto una riforma costituzionale che nessuno ha fatto in settant'anni. Quel che abbiamo fatto non è sufficiente, dobbiamo fare di più" aggiunge.

Il 29 agosto sarà presentato un decreto per riformare il labirinto della giustizia civile che prevede un taglio dei due terzi dei tempi necessari oggi per arrivare a una decisione, uno spauracchio per gli investitori stranieri. In piena rottura con il passato, la squadra di Renzi sta lavorando nel mese di agosto per portare avanti il carico di lavoro.

Renzi vuole anche rendere più semplice il sistema di pagamento delle tasse e ha un piano di riduzione delle imposte da 20 miliardi entro il 2018 che vale circa il 2% del pil, iniziato con il provvedimento degli 80 euro nelle buste paga dei lavoratori con reddito più basso da coprire con i tagli alla spesa pubblica.

Nega che il livello del debito italiano pari al 132% del pil in un'economia a crescita zero e con l'inflazione bassa, rischi un effetto "palla di neve" e che il paese possa avere problemi nel ripagare gli interessi, ma ammette che il programma di privatizzazioni è "in attesa" fino a quando non diventerà credibile.

I grandi imprenditori italiani, stremati dall'assenza di riforme, sono stati grandi supporter di Renzi, colpiti dalla sua energia e determinazione. Ma ora hanno iniziato a  esprimere timori che si tratti di un micromanager che si basa troppo su pochi amici fidati quando avrebbe invece bisogno di consulenti esperti da abbinare alla sua capacità politica.

Nega di aver litigato con il Commissario alla spending review Carlo Cottarelli, ma dice che intende controllare lui stesso i tagli alla spesa. "È Renzi che decide dove dobbiamo fare i tagli... non un tecnico", spiega.

"Roma è una città piena di lobby. L'Italia è un Paese basato sul capitalismo di relazione. Io non faccio parte di questo sistema che ha distrutto il Paese. I sono solo con il 40 per centro degli italiani che hanno votato per me, con gli 11 milioni di italiani che hanno votato per il mio partito e solo con loro e con il mio team questo Paese cambierà".

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