Renzi e il piano per il lavoro: idee, modelli e novità

Modifiche all'articolo 18 per i giovani e flexsecurity alla danese. Cosa vuol fare il segretario del Pd per l'occupazione e a quali esperienze si ispira

Il neo segretario del Pd e sindaco di Firenze, Matteo Renzi – Credits: Maurizio Degli Innocenti/Ansa

Andrea Telara

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Una legislazione del lavoro più snella, meno tutele contro i licenziamenti per i giovani neo-assunti, accompagnate però da nuovi sussidi ai disoccupati e da programmi di formazione professionale, per il reinserimento nel mondo produttivo. Sono i pilastri del Job Act di Matteo Renzi, il piano di riforma del lavoro che il segretario del Pd si appresta a mettere in cantiere dagli inizi del 2014. Ecco, in sintesi, in cosa consiste.

LE PRIMARIE DEL PD

RENZI: IL PROGRAMMA ECONOMICO

FLESSIBILITA' IN ENTRATA

Per i giovani neo-assunti, la proposta renziana prevede l'istituzione di un contratto unico di impiego a tempo indeterminato fin da subito, senza però le tutele previste dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (che impone l'obbligo alle aziende di reintegrare il dipendente licenziato giustamente). In particolare, il progetto del neo-segretario del Pd (benché non se ne conoscano ancora i dettagli) somiglia molto a quello elaborato negli anni scorsi dagli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi e presentato in Parlamento dal deputato democratico Paolo Nerozzi.

L'idea è di abolire quasi totalmente l'obbligo di reintegro per i giovani neo-assunti, nei casi di licenziamento ingiusto. In tali circostanze, il lavoratore avrebbe diritto esclusivamente a un indennizzo in denaro, che cresce nel tempo e (nella proposta Boeri-Nerozzi) arriva fino a 6 mensilità di stipendio nei primi tre anni di assunzione. Dal quarto anno in poi, invece, il dipendente acquisterebbe le tutele previste attualmente dall'articolo 18 (seppur nelle forme un po' attenuate dall'ultima riforma del welfare di Elsa Fornero). Non è ancora ben chiaro, però, se il contratto unico proposto da Renzi nasce per sostituire molte assunzioni precarie oggi esistenti (come le collaborazioni a progetto e le false partite iva) oppure se verrà scelta una soluzione intermedia. Sul piatto c'è anche l'ipotesi di conservare comunque i contratti precari ma di rendere più convenienti quelli a tempo indeterminato (senza articolo 18), con un forte sgravio sui contributi.

AMMORTIZZATORI SOCIALI

Poiché i neo-assunti a tempo indeterminato avranno meno tutele contro i licenziamenti, il segretario del Pd propone di creare dei sussidi alla disoccupazione universali con una durata lunga, che arriva sino a due anni (contro i 12 mesi previsti oggi per l'Aspi , l'indennità per i senza lavoro istituita con la riforma Fornero). I nuovi ammortizzatori sociali verrebbero finanziati con una riforma della cassa integrazione (cig): non di quella ordinaria (che spetta alle aziende ancora in vita, che hanno un semplice calo di fatturato) ma della cig straordinaria e in deroga, che spesso vengono incassate dai dipendenti di imprese ormai praticamente fallite, al solo scopo di conservare un rapporto di lavoro che di fatto non esiste più.

I sussidi alla disoccupazione universali verranno dati soltanto ai lavoratori che accettano di frequentare dei programmi di formazione professionale, per trovare un nuovo impiego. Si tratta di un elemento fondamentale del job act, che si ispira all'esperienza di altri paesi europei come la Germania e soprattutto alla flexsecurity danese. Per la gestione di questi programmi di reinserimento, ci sarà bisogno di una riforma degli uffici di collocamento pubblici con la possibilità di una loro collaborazione sempre più stretta con le agenzie di lavoro private.

LA SEMPLIFICAZIONE

La parte forse più ostica e ambiziosa del Job Act è rappresentata dalla semplificazione normativa, difficile da attuare in pochi mesi. Da tempo, infatti, il segretario del Pd propone di ridurre la selva di centinaia di norme su lavoro oggi esistenti nel nostro paese, riducendole a un testo unico ben più stringato. Su questo fronte, il punto di partenza potrebbe essere la proposta avanzata da tempo dal giuslavorista Pietro Ichino, ex-deputato del Pd oggi confluito in Scelta Civica. Ichino, che è stato al fianco di Renzi fino al 2012, ha proposto più volte in Parlamento (nel 2009 e nel 2013) un disegno di legge per creare un Codice Semplificato del Lavoro, composto di una sessantina di articoli, che ha l'obiettivo di rendere più snella e comprensibile l'attuale normativa italiana.

LA SQUADRA DI RENZI

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