Partite Iva, per ora salvi i tartassati dell’Inps

Il Parlamento è in procinto di sospendere l’aumento del contributo previdenziale per la gestione separata. Ecco i dubbi che restano ancora aperti

– Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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E’ stata una battaglia d’opinione combattuta con tutti mezzi a disposizione e che alla fine sembra aver dato i suoi frutti. Ci riferiamo alla campagna sostenuta da varie associazioni di categoria per abolire l’aumento del contributo previdenziale che i lavoratori autonomi versano alla gestione separata dell’Inps. Secondo la legge Fornero infatti, a partire dal 2014 il contributo in questione sarebbe passato dal 27 al 28%, per poi aumentare ogni anno di un punto fino al 33%. Un modo, secondo i fautori della norma, per equiparare il contributo versato dai lavoratori dipendenti con quello appunto delle partite Iva.

Una scelta che però come detto ha portato a una levata di scudi da parte delle tante associazioni che in questi anni si sono costituite per difendere i diritti di una categoria di professionisti secondo molti fin troppo dimenticata. E allora, nelle pieghe della legge di stabilità in discussione in questi giorni in Parlamento ecco comparire un emendamento, sul quale sembra esserci l’accordo di tutte le forze di maggioranza, per sospendere, almeno per il 2014, l’aumento previdenziale previsto. Una mossa buona anche per prendere tempo e per avere un anno a disposizione eventualmente per rivedere l’intera ratio della riforma voluta dall’ex ministro Elsa Fornero su questo specifico fronte.

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Anche perché tanti sono i dubbi sollevati su un trattamento previdenziale che vedrebbe in particolare i liberi professionisti legati alla gestione separata dell’Inps, diciamo pure, discriminati rispetto agli altri. E le ragioni sono presto dette. Attualmente i soggetti che versano i propri contributi da lavoratori autonomi all’Inps sono tutti quelli appartenenti a categorie professionali che non sono dotate di una propria cassa previdenziale autonoma. Parliamo di circa 2 milioni di lavoratori tra le cui fila ci sono professionisti, collaboratori e parasubordinati. Una platea molto eterogenea il cui peso è secondo molti esperti falsato ancora da una discreta quantità di cosiddette false partite Iva. Molti invece sono semplici consulenti che operano in un regime praticamente di dipendenza e guadagnano spesso cifre che vanno dai 15mila ai 18mila euro all’anno.

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In questa giungla di lavoratori qualcuno stima dunque che le vere e proprie partite Iva siano non più di 200mila, ed è proprio per questi soggetti che la protesta si è levata più alta, viste le condizioni previdenziali in cui operano altri soggetti autonomi. In questo senso è utile ricordare infatti che tutte le categorie di liberi professionisti che dispongono di una propria cassa di previdenza autonoma, e cioè ingegneri e avvocati, psicologi e giornalisti, architetti e geometri, solo per fare qualche esempio, versano un contributo previdenziale soggettivo che va da un minimo del 12% a un massimo del 18%. Solo in rarissimi casi si superano queste soglie. E’ evidente dunque la disparità di trattamento verso i lavoratori autonomi legati alla gestione separata dell’Inps che già ora sono tenuti a contribuire con un 27% che rappresenta quasi il doppio dei propri colleghi con cassa autonoma.

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Quello che non ci si spiega poi è perché le casse autonome in questione riescano a garantire adeguati trattamenti previdenziali ai propri assistiti, pur incassando contributi pari quasi alla metà di quelli pretesi dalla gestione separata dell’Inps, mentre quest’ultima per far quadrare i propri conti voglia aumentare i contributi in questione fino addirittura al 33%? Qualcuno sostiene malignamente che, mentre nelle casse autonome i contributi restino nell’alveo della gestione dei propri assistiti, all’Inps i contributi dei lavoratori autonomi finiscano invece nel grande calderone dei contributi collettivi, e vadano a ripianare dunque buchi di gestione con cui l’Inps si è trovata e si trova a confrontarsi, soprattutto dopo il recente assorbimento dell’Inpdap.

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Una situazione che dunque andrebbe certamente rivista e che potrebbe portare solo benefici a grafici, designer, traduttori, consulenti, formatori, informatici e quant’altro, tutte categorie di liberi professionisti che al momento si trovano a dover versare i propri contributi alla gestione separata dell’Inps. Una circostanza che senza dubbio al momento appare del tutto penalizzante, e purtroppo rischia di peggiorare. Per il 2014 la salvezza è ormai a portata di mano, ma per gli anni a venire cosa dovranno attendersi?

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