Evasione fiscale: ecco come ridurla premiando gli onesti

Il Brasile ricompensa i contribuenti che segnalano le irregolarità dei commercianti e il controllo incrociato permette di rastrellare il sommerso

Banconote di euro sequestrate durante un'operazione di polizia in Belgio – Credits: Denis Charlet/AFP/Getty Images

Stefania Medetti

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Ogni anno, l’evasione fiscale costa agli Stati Uniti 400 miliardi di dollari. I mancati introiti sono dovuti soprattutto a dichiarazioni incomplete da parte di piccole imprese, rivenditori e privati. In base alle ultime stime dell’Internal Revenue Service, il fisco americano, l’83% delle tasse federali sono pagate regolarmente su base volontaria, il 2,4% viene versato dietro richiesta delle autorità, ma il 15% delle tasse federali non arriva a destinazione. Complessivamente, questa cifra potrebbe essere usata per pagare un anno di asilo per i bambini di quattro anni, raddoppiare le dimensione della Earned Income Tax Credit (il credito di imposta per i lavoratori con stipendi più bassi), raddoppiare il budget dell’Air Force e ridurre il deficit del Paese di oltre un quarto. Il problema, però, è incassare queste somme. Al momento, l’unica soluzione disponibile è quella di investire maggiormente nel controllo. Le autorità americane stimano che per ogni dollaro investito in nuovi addetti al controllo, ne entrino dieci nelle casse dello Stato. Per non parlare dell’Italia, dove il fisco prevede di recuperare meno del 10% del sommerso.

Dopo la lotteria varata dal Portogallo  nel tentativo di incrementare la raccolta fiscale, Business Insider segnala il caso del Brasile che è stato uno fra i primi Paesi a puntare sul coinvolgimento dei cittadini. Le aziende che dichiarano fedelmente i proprio introiti, infatti, possono beneficiare di una riduzione sulle tasse, ma – finora – nessun vantaggio era stato pensato per i cittadini che fanno altrettanto. L’esperimento messo in atto dalla regione di San Paolo sta cambiando le cose. Quando chiedono lo scontrino facendo acquisti, i clienti possono fare aggiungere sulla ricevuta il proprio numero di codice fiscale. Le attività commerciali sono poi obbligate a girare questi scontrini alle autorità fiscali che, a loro volta, creano un conto collegato a ogni codice fiscale che partecipa all’operazione e dei cui consumi viene tenuto traccia. In cambio, i consumatori ricevono uno sconto del 30% sulle tasse al consumo. In pratica, se il programma fosse applicato in Italia, i contribuenti che partecipano richiedendo l’emissione di uno scontrino “personalizzato” pagherebbero a consuntivo circa il 15% di iva, invece del 21%. Un servizio online dedicato, inoltre, permette ai cittadini di evidenziare eventuali errori.

Ma non è tutto. Perché per coinvolgere i contribuenti c’è anche una lotteria molto più ricca di quella portoghese. Per ogni 50 dollari di ricevute “segnalate”, si può partecipare all’estrazione di premi che arrivano fino a mezzo milione di dollari. Joana Naritomi, economista di Harvard che ha studiato i risultati dell’esperimento di San Paolo, ha scoperto che alla fine del 2011, 13 milioni di contribuenti avevano partecipato all’operazione e il sistema ha beneficiato di oltre un milione di segnalazioni. Soprattutto, il programma in quattro anni ha portato a un incremento del 22% degli importi dichiarati dai commercianti. La ricercatrice, inoltre, sottolinea come l’aumento sia legato a dichiarazioni più accurate piuttosto che a un incremento del giro d’affari. Alla fine, il fisco brasiliano ha incassato due miliardi di dollari in più, di cui l’80% è stato restituito ai cittadini, mentre la regione ha beneficiato di un incremento delle tasse di 400 milioni di dollari. 

Se anche gli Stati Uniti potessero godere di un’analoga percentuale di successo come avvenuto nella regione di San Paolo, nelle casse del Paese entrerebbero 70 miliardi di dollari. Considerato che in 19 Stati americani le tasse sul consumo rappresentano più di un terzo del totale, è facile immaginare quando piaccia un sistema che permette agli onesti di pagare meno tasse rispetto agli evasori. 

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