Economia

Mediterraneo, un mare di opportunità economiche e finanziarie

Il 4 e 5 luglio a Piazza Affari l'evento organizzato dall'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo (Pam) dedicato al mercato alternativo dei capitali

Pam-Milano

L'acqua separa ma al tempo stesso unisce. Il Mediterraneo vive una crisi profonda dopo che le cosiddette primavere arabe ne hanno sconvolto gli equilibri. La guerra in Siria e in Libia oltre a creare scompiglio militare ed effetti nefasti sulla società locale, contribuiscono a inasprire le spinte migratorie a carattere economico dall'Africa, che segnano solchi profondi tra Nord e Sud. I Paesi che si affacciano al Mare nostrum hanno però in comune tradizioni commerciali vecchie di secoli che oggi potrebbero trasformarsi in nuove autostrade di capitali e mercati integrati. Sarà infatti interessante seguire i lavori del meeting che si terrà a Piazza affari i prossimi 4 e 5 luglio. Una due giorni organizzata dall'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo (Pam) dedicata al mercato alternativo dei capitali.

L'obiettivo di questa riunione è in un primo tempo raccogliere spunti e indirizzi al fine poi di stimolare, con l'aiuto dei parlamenti degli stati della regione, investimenti reciproci e sostegno di joint venture miste. Il tutto per tramite di emissioni obbligazionarie, quotazioni in Borsa e strumenti di crowfunding da aggiungere a quelli di venture capital e private equity. Presenti all'evento il Presidente della Pam, Alia Bouran, il presidente del parlamento degli Emirati Arabi Uniti, i delegati dei Paesi membri della Pam, tra cui il leghista Giulio Centemero e i rappresentanti della Banca mondiale, l'Omc ed altre istituzioni finanziarie internazionali e dell'Onu.

Infine sarà presente il segretario generale dell'Assemblea, ambasciatore Sergio Piazzi, a cui rivolgiamo le nostre domande.

Ambasciatore, la diplomazia si riunisce in Borsa per cercare nuovi canali in grado di unire il Nord al Sud quanto l'Est all'Ovest del Mediterrano e farne un solo veicolo di investimenti. Un progetto ambizioso visto le tensioni politiche. Dopo luglio che obiettivi si prefigge la Pam?

«L'assemblea parlamentare del Mediterraneo è una rete di relazioni diplomatiche senza precedenti che coinvolge la regione euro mediterranea e si è storicamente dedicata a promuovere pace e sicurezza nella regione anche attraverso settori strategici quali acqua ed energia come risorse fondamentali di stabilità. Nel corso degli anni, la Pam ha condotto analisi sulla disponibilità di risorse idriche nella regione, tenendo in considerazione la necessità urgente di aumentare la consapevolezza su questa problematica tra tutti i parlamenti membri e la società civile, e l'impatto dell'utilizzo di tali risorse causato dalle attività umane ed economiche. Non bisogna dimenticare la lezione delle primavera araba scaturita da una crisi di sicurezza alimentare. Le sfide riguardanti il settore dell'energia e la crescente domanda e bisogno di misure di protezione ambientale, sono anch'esse una priorità fondamentale per la nostra assemblea. Entrambe le tematiche vengono discusse all'interno di gruppi di lavoro. Riteniamo sia arrivato il momento di aprire un filone dedicato alle nuove tecnologie in materia di investimenti e ai mercati alternativi di capitali. Immaginiamo in breve tempo di poter stimolare e valutare progetti di start up innovative che possano partire dal Marocco e spiccare il volo in Italia, per esempio. Stesso discorso tra Algeria e Libano o Tunisia e Portogallo».

Nascerà un comitato scientifico che certifichi i singoli progetti?

«In quanto osservatori e partner dell'Onu, il nostro ruolo dovrà essere politico e di stimolo legislativo nei nostri paesi membri. Non andremo certo in alcun modo a sovrapporci alle autorità di vigilanza locale. Saremo in grado di creare un panel permanente che unisca progetti e capitali e ne valuti l'appartenenza ai criteri di base e soprattutto ai valori della Pam».

Risorse idriche, energetiche e ora stimoli per venture capital e private equity. Di quali altre tematiche si fa portavoce l'assemblea?

«Pam ha scelto di adottare un approccio multisettoriale per rafforzare ulteriormente il legame tra il proprio impegno su queste questioni e la promozione della pace e la sicurezza del Mediterraneo. Il tutto in collaborazione con le Nazioni Unite, grazie al suo ruolo di osservatore permanente presso l'assemblea generale dal 2009. Per questo motivo non possiamo non occuparci di terrorismo e facilitare la lotta alle attività criminali attraverso il nostro network».

In concreto, come si muove la Pam?

«Tutti i nostri Parlamentari e le nostre Commissioni stimolano i Paesi membri ad approvare norme e leggi che siano sempre più efficaci contro il terrorismo e che facilitino la cooperazione tra magistrati e forze dell'ordine di Paesi diversi. La Pam promuove il dialogo reciproco che nella fattispecie significa anche scambio di informazioni e quindi norme ad hoc. Al tempo stesso monitoriamo che i Paesi che si affacciano al Mediterraneo nelle loro misure di anti terrorismo rispettino i diritti e le convenzioni internazionali. Dal 2015 ci occupiamo di approfondire il tema dei foreign fighter e fornire sostegno alle nazioni coinvolte e all'Onu».

Dopo il cambio di pelle dell'Isis il fenomeno sembra spostarsi sempre più a Sud, fino in Mozambico…

«È vero. Le statistiche mostrano un drammatico aumento dell'attività terroristica in Africa, precisamente nel Sahel, ma anche nell'area subsahariana. Nei 12 mesi precedenti al 30 settembre 2018, il tasso di attività terrorista islamista nel Sahel è triplicato, raggiungendo 377 episodi e 895 morti, e l'intero continente ha registrato 2.919 incidenti. Si stima che oltre 9.000 terroristi siano attivi nel Sahel, principalmente in Libia e nel Sahara algerino. Inutile dire che tale ripresa dell'attività terroristica in Africa è motivo di grave preoccupazione per la sicurezza dell'intera regione euro mediterranea. Molte aree del Sahel rimangono essenzialmente non governate, e per via della persistente instabilità in Libia significa che questi gruppi possono usare il vuoto per muoversi liberamente, organizzarsi, impegnarsi in attività criminali secondarie per raccogliere fondi e presentare una nuova ondata di minacce terroristiche per il Nord Africa e per l'Europa negli anni a venire. Per questo seguiamo l'applicazione integrata delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza da parte dei nostri paesi, e le commissioni permanenti tracciano le attività di cybersecurity o più in generale studiamo strade e know how in grado di adattarsi alle minacce in costante cambiamento».

In sostanza, la Pam è una camera di compensazione che permette ai vari membri di marciare allineati?

«Beh sì. E con il progetto che lanciamo a Milano i prossimi 4 e 5 luglio pensiamo di aggiungere il pilastro che mancava: quello dei capitali e degli investimenti reciproci a sostegno delle piccole e medie aziende che sono il motore delle economie dei nostri Paesi».

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