Mario Monti, non così super (a meno che non si ricandidi)

È il giudizio del Financial Times (e non solo). E anche il Wall Street Journal che lo saluta, tra le righe vede la probabilità di un suo ritorno

Mario Monti (Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Chi lo ha apprezzato, chi lo guarda con rispetto, chi gli rimprovera di non aver risolto i veri problemi. Di aver pensato ai grandi temi europei ma non a quelli dell’Italia. La stampa estera reagisce con garbo all'annuncio delle dimissioni di Mario Monti. Ma non certo con una pioggia di elogi per il suo operto. O almeno, non tutti.

Oggi l'ultimo giudizio, porta la firma autorevole della Lex Column del Financial Times: “Mario non così super” (Not so super Mario), titola e spiega come “Mr. Monti" abbia fatto "molto per l’eurozona ma non abbastanza per l’Italia”.

Snocciola numeri: la produzione industriale italiana ha perso il 6,2% quest’anno, e sono poche le possibilità di una ripresa dato che la domanda scende e il pil ha perso il 2,4% quest’anno e scenderà ulteriormente dello 0,6% nel 2013 come comunicato da Confindustria (l'illustre quotidiano non poteva sapere che oggi la stessa Confindustria avrebbe rivisto le stime: -2,1% per il 2012 e -1,1% per il 2013). "Mr. Monti" ha esitato troppo nel mettere in atto vere riforme strutturali. E il pericolo per il Paese è che con il prossimo governo, a meno che Monti non venga riconfermato, queste riforme strutturali non prendano mai piede. “E questa è una delle ragioni principali” scrive il Financial Times, per cui nella giornata di lunedì 10 dicembre "otto dei dieci titoli che hanno perso di più nell’indice FTSE Eurofirst 300 siano italiani e per lo più bancari”.

Certo è facile essere allarmisti sull’Italia che vive da un decennio con un debito pubblico altissimo e un’economia debole. Ma "il problema vero ora non è il ritorno in campo di Silvio Berlusconi. L’Italia è ancorata allo zero. E le dimissioni di Monti non fanno altro che ricordare tristemente questa situazione peraltro già evidenziata con efficacia ieri da Wolfgang Munchau sempre sul Financial Times . "Ho sempre rispettato Monti come commissario Europeo" scrive Munchau, "ma sono scettico sulla sua performance in veste di primo ministro italiano…" E le ragioni sono prevalentemente due: la presa di posizione troppo morbida nei confronti di Angela Merkel e della mancata approvazione degli Eurobond e la politica di austerità imposta in Italia, con la crescita delle tasse e il taglio alla spesa che ha avuto un effetto controproducente. Tentando di ridurre sia il debito che la crescita, il rapporto debito/pil ha continuato ad aumentare "e dubito possa scendere a stretto giro".

Ma... c'è un "ma". E lo esplicita chiaramente Vincent Boland, giornalista delle Lex Column quando dice di non essere rimasto sorpreso dall'andamento dello spread del post-dimissioni e aggiunge come il vero pericolo per l'Italia è che nessuna delle forze politiche che dovesse vincere le elezioni sarebbe in grado di portare a termine le vere riforme che servono al Paese. E che l'unico a poterlo fare sarebbe lo stesso Monti. Certo, solo dopo essere stato eletto democraticamente.

“Ciao Monti” è invece il titolo dell’editoriale del Wall Street Journal che esprime chiaramente il suo giudizio: “L’Italia ha bisogno di un Primo Minsitro riformista con un mandato chiaro”. La vera lezione che deve aver imparato l’Italia è che ha bisogno di una classe politica che sia in grado di trovare approvazione popolare per le proprie riforme e non calarle dall’alto. Ma va oltre e ipotizza una tattica politica dello stesso Monti, ormai uomo dalla reputazione indiscussa di imparziale, tecnocrate. E ipotizza: "alcuni vedono in Mario Monti una chance per raggiungere attraverso mosse da tecnocrate ciò che la politica avrebbe dovuto fare da tempo e in cui ha sempre fallito. Ma le riforme economiche in ogni democrazia devono nascere da un governo che ha ricevuto un mandato. Monti non ne ha mai ricevuto uno..." E mettendo in dubbio la solidità del Pdl di Silvio Berlusconi, lascia intendere che potrebbe essere questo il momento di una presa democratica del potere da parte proprio di "Mr. Monti".

E nelle letture postume sul mandato montiano non è andata leggera neanche la stampa francese. Ieri il quotidiano di sinistra francese Libération ha aperto con il titolo “Il ritorno della mummia” con la foto di Silvio Berlusconi e il “rischio di far piombare nel caos l’Italia e la zona euro”. Ma di Mario Monti, definito il “professore rispettato” , ha sottolineato che comunque, dopo un anno di “rimedi da cavallo”, non ha saputo “arginare la povertà”.

E mentre il quotidiano Le Monde titolava (sempre ieri) “il professor Monti non ha detto l’ultima parola” accentuando l’allarme della stampa francese sulla situazione italiana rimasta sospesa che inquieta l’Europa , Les Echos teme per l’avvento di una nuova crisi politica che possa far perdere la “fiducia degli investitori e spezzare lo slancio delle riforme avviate da Mario Monti”. Avviate, ma non concluse.

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