Venti libri di business in una riga

Ecco le idee forti di una carrellata di manuali che aiutano a lavorare in modo più efficace e a massimizzare le possibilità di successo

Un’immagine d’archivio della Fiera del Libro di Francoforte – Credits: Hannelore Foerster/Getty Images

Stefania Medetti

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Per non perdere tempo, Business Insider che ha sintetizzato in una riga  la lezione centrale i libri di business di maggiore successo. Ecco, dunque, il distillato di buone idee, per chi non ha voglia di leggersi tutto. A proposito di strategia: Give and Take (“Più dai più hai ”), di Adam Grant è un saggio che illustra come le persone che cercano di aiutare gli altri sono quelle di maggiore successo, perché creano relazioni forti che aiutano la loro carriera. In Decisive (“Determinato”), Chip Heath & Dan Heath fanno notare come i nostri processi decisionali siano soffocati da decine di distorsioni cognitive di cui potremmo non essere a conoscenza. Getting things done (“Detto, fatto! L’arte dell’efficienza ”), di David Allen illustra come lavorare senza stress, basta individuare le priorità di lungo termine e suddividere gli obiettivi a breve termine in progetti gestibili. Emotional intelligence (“Intelligenza emozionale”), firmato da Dan Goleman dimostra che il quoziente di intelligenza non è sufficiente per avere successo, ma deve essere accompagnato da auto-controllo, perseveranza e motivazione. In My years with general motors (“I miei anni alla General Motors”), Alfred Sloan racconta come, dopo aver guidato una fra le imprese più grandi del mondo per 23 anni, abbia capito che la decentralizzazione è la chiave per l’innovazione. Man’s search for meaning (“La ricerca del significato”) di Viktor Frankl fa capire come le persone siano motivate di più dal significato che dal piacere o dalla felicità. Per Predictably Irrational (“Prevedibilmente irrazionale”) di Dan Ariely, le persone non sono razionali come i libri di economia sostengono, ma ci sono molte situazioni in cui si può contare sulla loro irrazionalità. 

Ottavo titolo: The innovator’s dilemma (“Il dilemma dell’innovatore ”) di Clayton Christensen propone un'alternativa: eliminare o cannibalizzare il business di maggior successo, prima che lo facciano i concorrenti con l’aiuto delle nuove tecnologie. Good to great (“O meglio o niente. Come si vince la mediocrità e si raggiunge l’eccellenza”) di Jim Collins spiega perché le aziende di successo diventano tali dal confronto con la realtà brutale del proprio business, quando scoprono cosa le rende uniche, quando creano una cultura disciplinata, quando costruiscono e sanno alimentare e mantenere lo slancio. The lean startup (“La startup agile”) di Eric Ries: invece di pensare alla tecnologia o a una strategia complessa, è meglio lavorare “all’indietro”, partendo dai bisogni dei consumatori e costruire il prodotto più semplice possibile. Quanto a The signal and the noise (“Il segnale e il rumore – arte e scienza della previsione ”), Nate Silver ricorda come le nuove tecnologie ci aiutano a usare meglio i dati, ma ci predispongono a previsioni errate perché diamo troppa importanza alle fluttuazioni casuali nei numeri.

Sul versante delle relazioni, si può partire da: How to win friend and influence people (“Come conquistare gli amici e influenzare le persone), di Dale Carnegie: il successo nel business deriva dalla capacità di costruire forti relazioni. So good they can’t ignore you (“Così bravi che non vi possono ignorare”), di Cal Newport ricorda che non occorre inseguire la propria passione, ma raffinare la propria arte. Quiet (“Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare ”), di Susan Cain fa notare che anche se siamo portati a pensare che gli estroversi e i carismatici siano i leader ideali, gli introversi hanno dalla loro un importante vantaggio. Influence: the psychology of persuasion (“Influenza: la psicologia della persuasione”) di Robert Cialdini presenta sei principi universali che determinano se una persona cambierà il proprio comportamento: reciprocità, impegno, autorità, scarsità, simpatia e appartenenza sociale. The effective executive (L’executive efficace”) di Peter Drucker ricorda che essere efficaci ha più a che fare con quello che si sceglie di non fare con che con quello che si fa ogni giorno. Rework (“Rework. Manifesto del nuovo imprenditore minimalista ”), di Jason Fried e David Heinemeier Hansson presenta una serie di esempi per illustrare come una buona fetta di quello che si ritiene comunemente vero nel business sia falso. Outliers (“Fuori classe. Storia naturale del successo ”), di Malcolm Gladwell: talento, intelligenza, ambizione, duro lavoro sono tutte cose importanti, ma la chiave del successo delle persone è spesso un mix di fortuna, tempi e dipende da dove provengano.

Per chi si interessa di marketing, c’è Positioning (“Posizionamento”), di Al Ries e Jack Strout: i marchi esistono solo nella mente dei consumatori e questa è la ragione per cui bisogna differenziarsi e essere identificabili. In alternativa, Purple cow (“La mucca viola. Farsi notare e fare fortuna in un mondo tutto marrone ”) di Seth Godin: l’advertising e il marketing che sono costruiti sul lavoro di qualcun altro sono destinati all’insuccesso. L’unico modo per emergere è essere veramente rilevanti.

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