Lavoro

La Riforma Fornero e la lezione di Marco Biagi

Nell'undicesimo anniversario della morte del professore ucciso dalle Brigate Rosse, fanno ancora discutere gli effetti dell'ultima legge sul lavoro

La bicicletta del professor Marco Biagi in una immagine del 20 marzo 2002 (Credits: ANSA)

Il 19 marzo del 2002, le Brigate Rosse uccidevano a Bologna Marco Biagi, insigne giuslavorista e ispiratore di una riforma del mercato del lavoro, approvata poi nel 2003 dal secondo governo Berlusconi. A distanza di ben undici anni da quella data, la commemorazione del professore emiliano (che si svolge oggi a Roma) avviene purtroppo in uno scenario tutt'altro che roseo per l'economia italiana: il nostro paese è nel pieno della recessione mentre il numero dei disoccupati galoppa ed è tornato sopra i livelli del 2004, l'anno in cui la riforma Biagi cominciò a dispiegare i primi effetti.

I DANNI DELLA RIFORMA FORNERO

TUTTO SULL'ULTIMA RIFORMA DEL LAVORO

In oltre due lustri che ci separano dall'uccisione del giuslavorista bolognese, però, sono successe tante cose. L'Europa sta infatti attraversando la più grave crisi economica del dopoguerra mentre il mercato del lavoro italiano ha subito un'altra riforma: quella voluta nel 2012 dal ministro del welfare, Elsa Fornero , che ha cambiato in parte le regole sui licenziamenti (cioè l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori) e ha introdotto nuovi vincoli sulle assunzioni flessibili (comprese le collaborazioni a progetto, che Biagi aveva invece introdotto e regolamentato nel dettaglio, per rispondere meglio a nuove esigenze del nostro sistema produttivo).

Per tirare un bilancio definitivo della Riforma Fornero, forse è ancora presto. Ma i dati che stanno arrivando dagli analisti in questi mesi, non sono certo incoraggianti. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono quelli pubblicati in una indagine dell'Osservatorio Permanente promosso dall'agenzia per il lavoro,  Gi Group , in collaborazione con la società di consulenza Od&m Consulting. Secondo la ricerca (che è stata realizzata su un campione di oltre 500 responsabili del personale di altrettante imprese), la Riforma Fornero ha portato ben pochi miglioramenti. Il 73% degli intervistati ritiene infatti che non ci sia stata stata una diminuzione del costo del lavoro, mentre più del 50% del campione pensa che non siano aumentati neppure gli incentivi ad assumere nuovo personale, a inserire nell'organico i giovani o a stabilizzare i rapporti precari.

L'unico dato positivo, sottolinea Stefano Colli-Lanzi, amministratore delegato di Gi Group, è la riduzione degli abusi nell'utilizzo di alcuni contratti flessibili come le collaborazioni a progetto e quelle con la partita iva che, secondo il 50% delle aziende intervistate, si è sensibilmente ridotto. Peccato, però, che soltanto il 24% di questi contratti precari si sia trasformato in assunzioni stabili. Il restante 76% invece, è stato convertito in altri rapporti di lavoro flessibili (magari ancor più flessibili). Oppure, come sostengono invece fonti sindacali e non pochi osservatori, molti contratti precari sono stati addirittura interrotti. La Riforma Fornero, insomma, non sembra aver raggiunto gli obiettivi che si era fissata, almeno per ora.

E così Giuliano Cazzola , ex deputato del Pdl (che di Biagi era amico), oggi passato alla centro di Mario Monti, giunge a un amara constatazione: “Marco definì quello italiano come il peggior mercato del lavoro d'Europa e purtroppo la sua analisi è ancora attuale”. La colpa, secondo Cazzola, non è però della tanto odiata precarietà ma di ben altri fattori: la mancanza di opportunità per i giovani, l'assenza di politiche efficaci per la formazione e il reimpiego dei disoccupati e, non da ultima, la difficoltà nel far incontrare la domanda e l'offerta di lavoro. “Siamo un paese in cui”, dice Cazzola, “abbiamo  quasi 3 milioni di disoccupati ma anche  un numero elevato di posti vacanti” che nessun candidato riesce a coprire, per mancanza di requisiti o di disponibilità. Sono tutti problemi che restano aperti e che Biagi, continuando la sua opera di studioso, avrebbe probabilmente aiutato a risolvere. Ma undici anni fa, purtroppo, il suo contributo è venuto meno, sotto i colpi del terrorismo.

LA LEGGE FORNERO E LA DISOCCUPAZIONE

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