Professioni senza crisi: ci sarà bisogno di sempre più piloti

Le compagnie aeree devono fare i conti con lo sviluppo dell’industria dell’aviazione

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– Credits: istock - Matus Duda

Stefania Medetti

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Lo scorso anno, Boeing ha calcolato che, entro il 2034, l’industria dell’aviazione avrà bisogno di oltre un milione di piloti e tecnici incaricati della manutenzione degli aerei. In particolare, per far fronte alla crescita stimata della domanda globale di trasporto aereo, saranno necessari 558mila nuovi piloti e 609mila tecnici. L’Asia rimane la regione in cui il fabbisogno di piloti sarà più alto – pari al 40% del totale globale -, ma anche mercati come il Medio Oriente e l’America Latina richiederanno un numero crescente di risorse. In particolare, secondo le stime, l’Asia avrà bisogno di 226mila piloti, all’Europa e agli Stati Uniti ne serviranno 95mila ciascuno, seguono il Medio Oriente con 60mila, l’America Latina con 47mila; l’Africa con 18mila e il continente australiano con 17mila. Insomma, la domanda sarà superiore all’offerta e, per chi è in cerca di una carriera ed è disposto ad investire tempo e denaro, le prospettive sono molto interessanti, rileva la testata americana Slate.

Gli Stati Uniti, in particolare, devono fare i conti anche con l’invecchiamento della generazione attuale di piloti che si prepara a andare in pensione. Slate riferisce che 18% dei piloti che nel 2014 lavoravano per le principali compagnie aeree americane andranno in pensione entro il 2020 e tre quarti smetteranno di lavorare entro il 2030, nonostante l’aumento dell’età pensionabile dei piloti che è passata da 60 a 65 anni nel 2007. Con questa novità, secondo alcuni osservatori, il Governo americano ha semplicemente allontanato di qualche anno il problema, senza proporre una soluzione.

Ma da cosa dipende la scarsità di piloti? La prima ragione ha a che fare con la crescita dei passeggeri. Secondo il Dipartimento del Trasporto americano, nel 2015 le compagnie aeree hanno fatto viaggiare 895,5 milioni di persone, cioè il 5% in più rispetto all’anno precedente. Gli Stati Uniti hanno alzato anche le barriere all’entrata in servizio: i co-piloti, infatti, devono avere 1.500 di ore di volo alle spalle prima di prendere servizio, invece delle 250 richieste precedentemente e questo allunga i tempi della gavetta. Cosa che non tutti sono disposti ad accettare, perché significa lavorare per compensi molto bassi per piccole compagnie, prima di poter aspirare a far parte di una flotta nazionale. E poi, ci sono i costi di formazione che possono arrivare a 150mila dollari per i piloti americani. Per questa ragione, le compagnie aeree statunitensi stanno prendendo spunto da quelle europee, dell’Asia e del Medio Oriente che si sobbarcano una parte dei costi, facilitando l’accesso alla professione.

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