Lavoro

Perché i robot ci rubano il lavoro

L'automazione alle catene di montaggio aumenta le disuguaglianze: gli operai perdono il lavoro mentre i proprietari continuano ad arricchirsi

Robot

Robot alla catena di montaggio - 29 giugno 2017 – Credits: iStock - PhonlamaiPhoto

La storia del settore manifatturiero nei Paesi avanzati è nota: a partire dalla fine degli anni Novanta, la globalizzazione ha indotto molte multinazionali a trasferire la produzione in Paesi dove il costo della manodopera era molto inferiore, mentre in Europa e negli Stati Uniti quello che era uno sbocco naturale di impiego per una massa di lavoratori si è rapidamente ridotto. Ulteriori colpi sono arrivati con il susseguirsi di crisi economiche, l'ultima delle quali è stata la peggiore, col risultato di sempre più impianti produttivi chiusi.

Industria pesante e automazione

Oggi, però, sembra in corso un'inversione di tendenza e l'industria pesante, a partire dagli Stati Uniti, sembra aver ripreso a macinare ordinativi. Merito soprattutto dell'automazione, che sta riportando le linee produttive a casa.

Cosa succede quando i robot diventano troppo sofisticati

Ma quali sono gli effetti sul mondo del lavoro? La sofisticazione dei macchinari e dei robot utilizzati in catena di montaggio è ormai elevatissima e se qualche anno fa erano gli operai a servirsi delle varie apparecchiature, ora la relazione sembra essersi invertita e gli operai sono al servizio di strumenti sempre più avanzati e, per questo, capaci di autogovernarsi. Con il risultato che il loro lavoro richiede sempre meno specializzazione e, di conseguenza, ha un valore di mercato pericolosamente decrescente. Negli Stati Uniti, come riportato dal New Yorker, si assiste già ai primi effetti di questo fenomeno. Da un lato, le fabbriche hanno ripreso a produrre a pieno regime; dall'altro i pochi operai che ancora sono necessari per far andare avanti la produzione vengono pagati sempre meno.

Perché l'automazione danneggia i lavoratori

A beneficiare della ripresa sono soprattutto i detentori dei capitali, in un circolo vizioso che non fa altro che accrescere le diseguaglianze. Lo conferma l'economista del MIT Marc Autor, che sottolinea come il denaro derivante dalla recente ripresa stia andando a chi possiede capitali oppure idee, non a chi lavora. Le ricerche condotte dalle principali Università americane dimostrano che nei distretti industriali dove si è maggiormente diffusa l'automazione, i salari sono calati proporzionalmente, lasciando intuire un rapporto di causa-effetto. Non solo: mentre nel complesso il Pil degli Stati Uniti è triplicato dalla metà degli anni Settanta ad oggi, il salario medio degli operai è diminuito del 9% (il calcolo è fatto, ovviamente, a prezzi invariati).

Quando i robot ci sostituiranno del tutto

Agli umani restano i compiti che richiedono una manipolazione complessa di oggetti, che richiede capacità che la robotica non è stata ancora in grado di installare nelle macchine. Almeno per ora: nei laboratori più avanzati, sono in fase sperimentale robot in grado di sfogliare i petali di una margherita. Questo significherà che in settori come lo stoccaggio non ci sarà più spazio per lavoratori "veri", perché i robot si occuperanno di tutto, salvo della loro stessa manutenzione. La rinascita del manifatturiero in Occidente passa per la sostituzione della manodopera non qualificata con le macchine e con l'impiego di esclusivamente di personale molto qualificato che possa occuparsene. Per gli altri, nulla. E lo stesso potrebbe avvenire anche in Cina, dove il costo del lavoro da alcuni anni sta crescendo e le imprese sono alla ricerca di strategie per combattere il fenomeno del reshoring, ossia del ritrasferimento degli impianti produttivi dove erano stati precedentemente smantellati nei Paesi più ricchi.

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