Lavoro

Pensioni di reversibilità, perché sono salve (almeno per ora)

Con un emendamento al ddl povertà, l'esecutivo tranquillizza chi temeva un taglio agli assegni previdenziali delle vedove e dei vedovi

Giuliano_Poletti

Andrea Telara

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Nessun taglio alle pensioni di reversibilità, contrariamente a quanto sostiene qualcuno. E' la rassicurazione giunta dal ministro del lavoro, Giuliano Poletti, che ha voluto tranquillizzare una volta per tutte (o almeno si spera) chi temeva un taglio agli assegni Inps che spettano di diritto ai vedovi e alle vedove o a i figli superstiti. La prova che il governo non vuole toccare le pensioni di reversibilità si avrà grazie a un emendamento al prossimo disegno di legge (ddl) sulla povertà, che ha fatto tanto discutere nelle ultime settimane.


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Tutte le polemiche sono iniziate quando il governo, nel gennaio scorso, ha presentato appunto un ddl-delega per introdurre in Italia un trattamento economico a favore dei cittadini che si trovano sotto la soglia di povertà. Per farlo, ovviamente, c'è bisogno di stanziare nuove risorse o di modificare (magari tagliandoli) alcuni trattamenti assistenziali già esistenti per legge. Infatti, l' articolo 1 del disegno di legge sulla povertà prevede proprio una “razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi”. Tradotto in parole più semplici, per i sindacati quest'ultima frase dovrebbe comportare appunto un taglio alle pensioni oggi percepite dalle vedove o dai vedovi e dai figli superstiti, che potrebbero essere legate all'Isee (indicatore della situazione economica equivalente), un parametro che misura la reale ricchezza dei cittadini tenendo conto di diversi fattori: non soltanto dei redditi da lavoro o da pensione ma anche dei risparmi messi da parte, degli immobili posseduti o del numero di persone componenti il nucleo familiare.


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Se ciò avvenisse, la pensione di reversibilità non sarebbe più un diritto inalienabile del superstite ma dipenderebbe dalla sua situazione economica di chi la riceve. Se per esempio una vedova ha un po' di risparmi da parte e convive in una casa di proprietà con un figlio che già lavora, potrebbe perdere il diritto alla pensione di reversibilità (o subire comunque pesanti penalizzazioni) perché ha un reddito isee troppo alto. E' facile immaginare quali proteste si verificherebbero in Italia qualora una prospettiva del genere si avverasse. Oggi, infatti, nel nostro paese vengono erogati 180mila nuovi assegni di reversibilità ogni anno alle persone che perdono il coniuge o i genitori. La spesa totale per questi trattamenti, invece, supera i 43 miliardi di euro in 12 mesi. E così, per evitare ancora polemiche, il governo ha voluto scrivere nero su bianco, e una volta per tutte, che la reversibilità non si tocca, almeno per adesso.


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