Lavoro

Pensioni, cosa cambia (forse) dal 2019

Tagli agli assegni d’oro, a riposo con 42 anni di contributi o con 64 anni di età e 36 di carriera. Così il governo vuol cambiare la previdenza

Pensioni: 'I conti non tornano', al via mobilitazione Cgil

Andrea Telara

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A riposo con 42 anni di contributi o con 64 anni di età e almeno 36 di carriera. Ecco quali potrebbero i requisiti per andare in pensione in vigore dal prossimo anno. La maggioranza Lega-5 Stelle vuole infatti metter mano alla previdenza con l’ennesima riforma approvata, una delle tante che si sono avvicendate negli ultimi 23 anni, da quella del 1995 del governo Dini fino alla contestatissima Legge Fornero approvata dal  governo Monti. Ecco, di seguito, una panoramica su come potrebbe cambiare il sistema pensionistico italiano dal prossimo anno. 

La quota 100 

Una delle misure contenute nel contratto di governo tra Lega e 5 Stelle è l’istituzione della quota 100. Si tratta di un sistema che consente di andare in pensione quando la somma dell’età anagrafica e quella degli anni di contributi raggiunge appunto il livello di 100. Esempio: chi ha 64 anni potrà ritirarsi se ha almeno 36 anni di contributi alle spalle, chi ne ha compiuti 65 deve avere almeno 35 anni di carriera (65+35=100). Per evitare un’eccessiva spesa, si sta facendo strada l’ipotesi che venga comunque fissata un’ età minima di pensionamento per tutti di 64 anni. Se così fosse, chi ha 62 anni di età e 38 di contributi non potrà andare in pensione anche se in teoria ha già raggiunto la quota 100. 

La quota 42 

Da tempo Lega e 5Stelle propongono di introdurre la cosiddetta quota 41, cioè consentire il pensionamento dopo 41 anni di carriera (o 41 anni e mezzo), indipendentemente dall’età. Per ridurre un po’ gli oneri sulle casse dello stato si fa strada però l’ipotesi che l’accesso al pensionamento (sempre a prescindere dall’età anagrafica) venga fissato a 42 anni di contribuzione. Si tratterebbe un requisito leggermente più favorevole rispetto a quello attualmente in vigore: nel 2019, infatti, la Legge Fornero consente di mettersi a riposo solo con più di 43 anni e tre mesi di servizio (per gli uomini) o con 42 anni e 3 mesi (per le donne). 

Tagli alle pensioni d’oro

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, è intenzionato a tagliare le cosiddette pensioni d'oro, cioè gli assegni il cui importo netto supera i 4mila euro. Non verrà però decurtata l'intera rendita ma soltanto la parte di assegno che risulti sproporzionata rispetto ai contributi versati. Con il gettito incassato, il ministro Di Maio vuole aumentare le pensioni minime anche se non è ancora ben chiaro a quanto ammontanole potenziali maggiori entrate e uscite derivanti da queste misure. 

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