Neet: Italia unico paese Ocse dove gli uomini superano le donne

Fattori culturali e aspettative negative spingono i giovani italiani a rimanere fuori dal mercato del lavoro

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Claudia Astarita

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Il problema dei giovani italiani potrebbe non essere solo quello della mancanza di opportunità lavorative, che si traduce in un elevato tasso di disoccupazione, ma avere radici più profonde. Lo mette in evidenza un recente studio dell'Ocse, che si occupa del fenomeno dei cosiddetti "Neet", acronimo che sta per neither employed nor in education and training e identifica quelle persone che non solo non hanno un'occupazione, ma non frequentano nessuna scuola o nessuna attività di formazione ed apprendistato. In altre parole, parliamo dei giovani che sono a spasso, come si diceva un tempo, in attesa di trovare qualcosa da fare.

Chi sono e dove vivono i Neet

I giovani tra i 18 e i 24 anni che appartengono a questa categoria, in media, nei Paesi Ocse sono il 15,3% del totale. In Italia la percentuale è molto più alta: parliamo del 28%. Peggio di noi, col 33%, fa solo la Turchia, che però ha una realtà socio economica profondamente diversa dalla nostra. I Paesi che consideriamo più vicini hanno percentuali di Neet certamente elevate, ma di parecchi punti inferiori: pensiamo alla Francia (19,8%) o alla Spagna (23,2%).

L'anomalia italiana

Il caso italiano, però, spicca anche per altri motivi. Innanzitutto, perché non siamo ancora riusciti a ritornare ai livelli che avevamo raggiunto prima della crisi, mentre la maggior parte degli altri Paesi membri dell'Organizzazione ce l'ha fatta. Con noi ci sono solamente quelli che un tempo venivano raggruppati sotto lo sgradevole acronimo di Pigs (oltre all'Italia, Portogallo, Spagna e Grecia), la Francia, l'Irlanda e la Finlandia. Un'altra prova che il basso tasso di crescita registrato negli ultimi anni non è stato sufficiente a compensare gli effetti della recessione.

Un problema di genere

L'altra particolarità italiana risiede nel numero di uomini che rientrano nella categoria Neet. Mentre nella maggior parte degli altri Paesi le ragazze sono più svantaggiate, semplicemente perché anche da giovani si dedicano alle cure familiari piuttosto che al lavoro o alla formazione, da noi il quadro è diverso e uomini e donne sono più o meno alla pari (con i giovani che anzi sopravanzano di poco le giovani). Il dato è simile anche negli altri Paesi europei che si affacciano sul mediterraneo, come la Spagna e la Grecia, ma in Italia è più marcato.

Senza ricorrere all'ormai polverosa retorica sui "bamboccioni", non si può negare che giochino un ruolo fattori culturali, mentalità e aspettative negative (peraltro a volte giustificate: il basso livello salariale italiano comporta che al primo impiego il tenore di vita sia peggiore rispetto a quello di cui si gode restando in famiglia) che finiscono con l'acrescere gli effetti della sfiducia nel sistema del mercato del lavoro.

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