L'assegno di ricollocazione ora è realtà

Il ministero del Lavoro annuncia il completamento dell'intero sistema di procedure per avviare lo strumento

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Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a Palazzo Chigi - Roma, 17 marzo 2017. – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Entra nella piena operabilità il principale strumento delle politiche attive del lavoro: l'assegno di ricollocazione, che ora può essere richiesto anche rivolgendosi agli istituti di Patronato convenzionati con l’Anpal. È il ministro del Lavoro uscente, Giuliano Poletti, ad annunciare così il completamento dell'intero sistema di procedure per l'avvio dell'assegno.

“Sono davvero soddisfatto", commenta ribadendo come sia lo "strumento essenziale per dare concreta attuazione alle politiche attive e aiutare le persone a trovare un lavoro". "Tutte le nostre politiche sono state finalizzate a questo obiettivo, non ad offrire un sostegno assistenzialistico”, aggiunge.

Soddisfatto anche il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte: “In questo modo si completano le misure previste dal Jobs Act. Si raccolgono quindi i frutti del lavoro svolto nel corso dell’ultimo anno e mezzo, vale a dire dalla nascita dell’Agenzia ad oggi, un lavoro pioneristico per molti aspetti, che abbiamo portato avanti insieme al ministero del Lavoro e in forte sinergia con le Regioni”.

L’assegno di ricollocazione è lo strumento con cui i disoccupati si ricollocano nel mondo del lavoro e può essere richiesto dai beneficiari di Naspi da almeno 4 mesi. La somma di denaro messa a disposizione può essere utilizzata presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro accreditata, che assegnerà un tutor al disoccupato, per essere affiancato in un programma personalizzato di ricerca intensiva di un nuovo impiego.

L'importo dell'assegno, da un minimo di 250 euro a un massimo di 5.000 euro a seconda del tipo di contratto e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato, viene riconosciuto all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione, solo se la persona titolare dell'assegno trova lavoro.

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