Come cambierà (forse) il collocamento del lavoro

Nel Jobs Act sono previsti sussidi di disoccupazione prolungati, ma solo a chi si impegna a seguire dei corsi di formazione. Ma il lavoro da fare è tanto

– Credits: Franco Silvi/Ansa

Andrea Telara

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Nuovi uffici di collocamento e nuovi percorsi di formazione per i disoccupati. Sono i progetti contenuti nel Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi, nella parte che riguarda i servizi per l'impiego. Oggi, in Italia, l'assistenza ai disoccupati è indubbiamente carente e i Centri per l'Impiego pubblici, cioè gli ex-uffici di collocamento, intermediano meno del 4% delle assunzioni. L'obiettivo del Jobs Act è far nascere una nuova Agenzia Nazionale per l'occupazione (sul modello di un'analoga struttura esistente in Germania) che avrà il compito di far incontrare meglio la domanda e l'offerta di lavoro e di gestire anche gli ammortizzatori sociali, cioè i sussidi di disoccupazione (al posto dell'Inps).


Jobs Act: diritti persi e acquisiti


Trasferendo queste competenze in capo alla nuova Agenzia, il governo punta a rendere più efficiente il sistema degli ammortizzatori sociali, vincolando l'erogazione dei sussidi all'impegno effettivo del disoccupato a seguire dei corsi di formazione professionale, per reinserirsi nel mondo del lavoro. Un'altra novità del Jobs Act, introdotta con un emendamento alla legge delega proposto dal senatore Pietro Ichino, è la possibile estensione del contratto di ricollocamento (o ricollocazione) che, in questo periodo, è ancora in fase di sperimentazione per gestire gli esuberi dell'Alitalia.


Contratto di ricollocamento: cos'è e come funziona


Si tratta di un contratto che mira a fornire assistenza ai disoccupati attraverso il coinvolgimento di soggetti privati, come le agenzie di lavoro. Se un dipendente licenziato firma un accordo di ricollocamento, ha diritto a percepire un sussidio alla disoccupazione, con un importo e una durata che sono però ancora da definire (nel caso di Alitalia, l'indennità arriva fino all'80% dello stipendio e può protrarsi per quattro anni). Nello stesso tempo, però, il lavoratore è obbligato a iniziare un percorso di reinserimento professionale (outplacement). Il dipendente licenziato riceve infatti un contributo in denaro (voucher) che potrà poi spendere per un percorso di formazione presso un'agenzia di lavoro privata.

Il sistema dei voucher

La scelta dell'agenzia spetta allo stesso lavoratore, che dunque sarà incentivato a scegliere quella che ritiene migliore o che meglio risponde alle sue esigenze. L'unica condizione da rispettare è che si tratti di un ente e di una società accreditati presso le autorità pubbliche (per la vicenda Alitalia, l'ente di riferimento è la Regione Lazio). Il voucher assegnato ai disoccupati si compone di una parte fissa, che viene liquidata fin da subito e di una parte variabile ben più cospicua, che invece spetta all'agenzia soltanto se riesce a trovare un nuovo posto di lavoro al dipendente licenziato. Se l'assunzione non avviene, l'agenzia non ha dunque diritto alla parte variabile del voucher, che rappresenta dunque una sorta di incentivo a lavorare per l'effettivo reimpiego del licenziato.

Per evitare le società che offrono servizi di outplacement accettino soltanto i lavoratori più facilmente ricollocabili (come i laureati in certe discipline) è stabilito l'obbligo per le agenzie di prendere in carico le domande ricevute. Inoltre, l'importo del voucher deve essere inversamente proporzionale alla probabilità di trovare un nuovo impiego per il disoccupato. Maggiori sono le chance che il lavoratore ha di ricollocarsi, minore è l'importo del voucher.

Come per altri contenuti del Jobs Act, anche nella parte sui servizi per l'impiego resta da chiarire un punto: dove saranno trovate le risorse per creare questo nuovo sistema di protezioni? Per adesso, tale interrogativo non trova risposta. L'emendamento di Ichino sul contratto di ricollocamento, per esempio, fa cenno all'eventuale disponibilità di fondi regionali, “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Un'espressione che fa chiaramente capire che la coperta è corta.

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