Lavoro

Jobs Act: assunzioni stabili, ma per finta

Il caso di un centro termale che vuol trasformare i contratti stagionali in posti a tempo indeterminato con il part-time. Ma per i lavoratori è una beffa

Andrea Telara

-

Assunzioni stabili, al posto dei soliti contratti stagionali. Sembra un' offerta a cui è difficile dire no, almeno per gran parte dei lavoratori italiani che oggi hanno un inquadramento precario. Ma i dipendenti delle Terme di Santa Cesarea (Lecce), circa 140 persone in tutto, hanno subito capito che in questa proposta c'era qualcosa che non andava. Il loro datore di lavoro, una spa a controllo pubblico partecipata dal comune e dalla regione Puglia (le cui quote sono però in vendita da mesi), vorrebbe infatti assumerli tutti a tempo indeterminato, sostituendo i vecchi inquadramenti stagionali con i nuovi contratti a tutele crescenti previsti dal Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi che ha reso un po' più facili i licenziamenti. Grazie a questa decisione, la società che gestisce le terme godrebbe così di un bello sgravio contributivo per tre anni di fila, risparmiando 280-300mila euro ogni 12 mesi, grazie agli incentivi previsti dalla Legge di Stabilità del 2015.


Jobs Act, il lato oscuro della riforma


Cosa avrebbero in cambio i lavoratori? Un posto più sicuro e meno precario, almeno a prima vista. A ben guardare, però, le cose non stanno proprio così. In realtà, il contratto proposto dall'azienda è sì a tempo indeterminato, ma contiene una beffa. Si tratta infatti un part-time verticale, in cui tutto l'orario di lavoro si concentra in alcuni mesi dell'anno, cioè durante la bella stagione, lasciando a casa i dipendenti per i periodi di chiusura (o di minor attività) degli impianti. E così, mentre l'azienda risparmierebbe sui contributi, con questa nuova assunzione per i lavoratori non cambierebbe nulla nella sostanza: solito impiego stagionale e soliti stipendi. Anzi, a ben guardare qualcosa cambierebbe, in peggio. Essendo stati assunti a tempo indeterminato, i dipendenti delle Terme di Santa Cesarea non avrebbero più diritto a usufruire dei sussidi alla disoccupazione (l'Aspi o la nuova Naspi) nei periodi in cui restano a casa, come invece hanno fatto sinora.



Jobs Act, come cambia il lavoro in Italia


Per questo, le organizzazioni sindacali hanno chiesto all'azienda di rivedere le proprie decisioni, avviando delle trattative che per ora non hanno tuttavia sortito alcun effetto. La spa che gestisce le terme sembra infatti intenzionata ad andare avanti. Se così fosse, si assisterebbe al paradosso di un'azienda pubblica locale che chiede dei contributi allo stato centrale, per fare delle assunzioni che in realtà non portano nessun nuovo posto di lavoro ma hanno il solo obiettivo di risollevare un po' i conti della società: una società che per giunta, va ricordato, è partecipata a maggioranza dalla Regione Puglia, oggi ancora guidata da uno strenuo oppositore del governo Renzi e del Jobs Act: il governatore uscente Nichi Vendola.


Naspi, i nuovi sussidi per la disoccupazione


“Tra i dipendenti delle terme c'è molta preoccupazione su quello che potrebbe accadere fra tre anni, quando gli sgravi sui contributi verranno meno”, dicono a Panorama.it i delegati sindacali della Filcams Cgil che, temendo una lunga sfilza di licenziamenti, propongono almeno di assumere i lavoratori con le vecchie tutele previste prima dell'entrata in vigore del Jobs Act. In attesa di vedere come si concluderà la vicenda, viene da chiedersi quante siano le aziende italiane che, come le Terme di Santa Cesarea, stanno convertendo i contratti stagionali in un part-time verticale. Secondo alcune sigle sindacali, i casi del genere potrebbero essere molti più del previsto, con un duplice risultato: nessun nuovo posto di lavoro e una bella spesa per lo stato, a causa dei generosi sgravi contributivi concessi.


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Il Jobs Act di casa Renzi

Su Panorama in edicola: Evans Omoigui, nigeriano, minaccia di lanciarsi da una gru per non aver ricevuto 90 mila euro dalla Arturo Srl di Tiziano Renzi

Il jobs act spietato di casa Renzi

Evans Omoigui, nigeriano licenziato dall'azienda di famiglia del Premier, non ha mai ricevuto il risarcimento che i giudici gli hanno riconosciuto

Lo spietato jobs act di Casa Renzi

Sfruttato, licenziato, mai risarcito. Ed Evans Omoigui, ex dipendente di una società di Tiziano Renzi, tenta il suicidio. L'inedita storia di una clamorosa ingiustizia

Jobs Act, il lato oscuro della riforma

Per ora non fa ripartire l'occupazione. In compenso permette comportamenti scorretti alle aziende e rischia di pesare più del previsto sui conti pubblici

Assunzioni a marzo: primi (buoni) numeri del Jobs Act

Oltre 92mila assunti in più rispetto al 2014. Ma, più importante: i contratti a tempo indeterminato sono aumentato di 54mila unità

Commenti