Esodati: storia di Maria, per 5 anni senza stipendio e in pensione nel 2023

Le vicende di molti ex-dipendenti delle Poste che hanno firmato degli accordi per ritirarsi dal lavoro e ora sono privi di reddito

(credits: Giacomo Quillici/Imagoeconomica)

Andrea Telara

-

La signora Maria, 58 anni, ex-responsabile di un ufficio postale in provincia di Salerno, credeva davvero di aver finalmente sistemato tutta la famiglia. Qualche anno fa, infatti, Maria firmò assieme a tanti altri colleghi un accordo con il Gruppo Poste Italiane, che le sembrava interessante: in cambio del ritiro anticipato dal lavoro dopo 30 anni di servizio, le Poste le avrebbero dato una buonuscita di 8mila euro e avrebbero assunto suo figlio, seppur con un contratto part-time di 15 giorni al mese e uno stipendio di 670 euro netti.

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

Certo, la scelta di Maria comportava un sacrificio: rimanere per 5 anni a casa senza nessun paracadute, cioè senza lo stipendio e senza la pensione, che sarebbe dovuta maturare nel 2015, con i requisiti di vecchiaia. Intanto, però, suo figlio avrebbe trovato finalmente un impiego stabile, seppur con un contratto part-time. Prima o poi, le dicevano i delegati sindacali, il contratto si sarebbe trasformato in un'assunzione a tempo pieno perché nessuna azienda, di solito, tiene a lungo un numero elevato di dipendenti a orario ridotto.

Ma nel 2011 è arrivata la riforma previdenziale dell'ex-ministro Fornero che per la signora Maria si è trasformata in un vero e proprio incubo e l'ha catapultata nel folto esercito degli esodati. Per la ex-impiegata delle Poste, infatti, la data del pensionamento è slittata di colpo al 2023. Inoltre, come se non bastasse, Maria non è riuscita neppure a rientrare tra i 130mila esodati che godono della salvaguardia del governo Monti (che finora ha tutelato soltanto chi maturava il diritto alla pensione entro il 31 dicembre del 2014). Intanto, il contratto del figlio della signora Maria è rimasto un part-time e, per adesso, di una trasformazione in tempo pieno non si vede l'ombra.

STORIE DI ESODATI

“Io posso ritenermi meno sfortunata degli altri”, dice la signora, “perché almeno ho un marito dipendente comunale che mi mantiene, anche se non guadagna certo cifre astronomiche”. L'ex-funzionaria postale assicura però di conoscere molti colleghi che stanno peggio di lei e che, per campare, ora si fanno aiutare dai loro figli assunti a 670 euro al mese, grazie a quell'accordo firmato con l'azienda.

E' il caso della signora Antonina, 59 anni e 33 di servizio, ex-dipendente delle Poste della provincia di Messina. Anche lei è riuscita a far assumere la figlia con il part-time ma è rimasta senza stipendio e senza pensione. Antonina, che ha 5 figli, quasi tutti ancora da mantenere, ha visto slittare l'età del pensionamento di circa 24 mesi, per effetto delle riforme previdenziali degli ultimi anni. “Ora”, dice la signora, “ sono priva di reddito e, senza il piccolo aiuto economico di mia figlia, che io stessa ho fatto assumere, per me sarebbe davvero difficile far quadrare il bilancio familiare”.

ESODATI: SOLO 11MILA IN PENSIONE

GLI ESODATI E IL GOVERNO LETTA

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Esodati: storia di Patrizia, da 7 mesi senza stipendio

Il caso di una ex-dipendente bancaria che ha firmato un accordo per mettersi a riposo nel 2009 ed è rimasta beffata dalle riforme previdenziali degli ultimi anni

Esodati: solo 11mila già in pensione. Risorse scarse per tutti gli altri

Secondo l'ultimo rapporto annuale dell' Inps, meno del 10% dei lavoratori tutelati riceve il vitalizio. Le incognite per chi aspetta ancora la salvaguardia

Commenti